Economia digitale

Regole e investimenti: l’influencer marketing entra nell’età adulta

Maggiore trasparenza nei messaggi pubblicitari e inquadramento professionale più definito. La content creator economy cresce, preoccupa l’Ai

di Camilla Colombo

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L’influencer marketing è a un bivio. Da una parte, la maturità di un settore che è diventato parte integrante del sistema pubblicitario delle imprese italiane, con una stima di investimenti in crescita del 12% nel 2026 a quota 550 milioni di euro (dati Upa). E un aumento significativo del numero di imprese attive nella content creator economy, passate da circa 9mila nel 2015 a oltre 25mila nel 2024, secondo una ricerca condotta da InfoCamere in collaborazione con l’Università di Padova, a dimostrazione del fatto che non si tratta più di hobby giovanili ma di attività economiche.

Dall’altra parte, il rischio di subire, se non proprio una battuta d’arresto, una sorta di rallentamento a causa dell’incremento dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale, che genera un’esplosione di contenuti poco intrattenenti e di dubbia fiducia, e del crescente movimento internazionale (sostenuto anche da recenti sentenze negli Stati Uniti e da proposte di legge in vari Paesi europei, fra cui l’Italia) che chiede alle piattaforme controlli più stringenti e regolamentazioni più severe nell’uso e nel design dei social media, soprattutto da parte dei fruitori più giovani.

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Più regole per l’influencer marketing, ecco cosa cambia

I profili contributivi e le fonti di guadagno

In questo scenario, in costante evoluzione tecnologica, si colloca anche la difficoltà di definire chi sia un influencer, quali regole debba rispettare e come vada inquadrato a livello retributivo e contributivo. «Un contribuente complesso», l’ha definito di recente il generale della Guardia di finanza, Luigi Vinciguerra. Perché può essere un lavoratore autonomo, con partita Iva iscritto alla gestione separata, un lavoratore subordinato oppure percepire un reddito da una collaborazione coordinata continuativa o generare reddito d’impresa.

D’altronde, la filiera della content creator economy si compone di numerosi soggetti, dagli influencer ai brand, dalle agenzie alle piattaforme globali (con tutte le complessità derivanti dai diversi regimi fiscali e dalle differenti norme nazionali), dai commercialisti ai legali fino al pubblico, gli utenti iscritti ai social media. Mentre dal punto di vista delle remunerazioni, le fonti di guadagno possono derivare da fee per sponsorizzazioni, commissioni, adv sharing, licenza d’immagine, vendita diretta di prodotti o servizi, abbonamenti.

La svolta del 2025 e la nascita di Ace

A fare chiarezza, come punti saldi dello scorso anno, il codice Ateco 73.11.03 - attività di influencer marketing, introdotto il 1° gennaio 2025 ed entrato in vigore il 1° aprile 2025, e la circolare Inps 44/2025 che ha sottolineato che quando l’attività del content creator assume caratteristiche riconducibili a prestazioni artistiche, culturali e d’intrattenimento, scatta l’obbligo assicurativo al Fondo pensioni per lavoratori dello spettacolo (ex Enpals), anche nel caso in cui l’attività sia realizzata per scopi commerciali, promozionali o informativi.

A questi interventi si è affiancata l’attività di Agcom con la delibera 197/25/Cons, che ha modificato le Linee guida per gli influencer e approvato il Codice di condotta, di cui il mese scorso sono stati pubblicati gli allegati normativi e le Faq per facilitare l’applicazione delle regole in materia di trasparenza pubblicitaria, contenuti vietati, protezione dei minori.

Con l’istituzione, infine, di un’unica associazione di categoria – Ace, nata dalla fusione tra Aicdc e AssoInfluencer – si è confermata la collaborazione con Agcom nel dare forma a un insieme di regole condivise e a un elenco cui gli influencer devono iscriversi, che, da un lato, tuteli i consumatori, dall’altro, riconosca la professionalità dei creator e li spinga a rafforzare la fiducia nell’economia digitale.

Domande e risposte

1. Quali sono le principali regole di riferimento?

Il Testo unico dei servizi di media audiovisivi (Dlgs 208/2021), il Codice del consumo (Dlgs 206/2005), le Linee guida e il Codice di condotta di Agcom (delibera 197/25/Cons), il regolamento Digital Chart di Iap e, se applicabili, le regole indicate dalle piattaforme.

2.Chi è influencer ai fini delle Faq di Agcom? E chi «influencer rilevante»?

È influencer (o content creator) il soggetto, persona fisica o giuridica (anche tramite personaggi virtuali), che crea o seleziona contenuti diffusi al pubblico tramite piattaforme online e ne controlla le scelte editoriali per ottenere un corrispettivo in denaro o in prodotti, servizi, benefici o qualsiasi altra utilità, o lucro. Viene considerato «influencer rilevante» chi raggiunge almeno 500mila follower o un milione di visualizzazioni medie mensili, su almeno una piattaforma. L’«influencer rilevante» ha l’obbligo di compilare il modulo previsto e iscriversi all’elenco di Agcom, rispettando Linee guida e Codice di condotta.

3. Se un influencer è sotto soglia, è tenuto a rispettare degli obblighi?

Gli influencer sotto soglia sono invitati al rispetto della trasparenza pubblicitaria, della correttezza delle comunicazioni commerciali, della tutela dei minori e del rispetto dei diritti fondamentali.

4. In materia di trasparenza pubblicitaria, c’è una regola base da seguire?

Se un contenuto ha finalità promozionale, l’utente deve essere messo in condizione di riconoscerlo immediatamente come pubblicità. Sono sempre accettate le diciture «Pubblicità», «Advertising», «Adv» (anche «Adv+Brand») e formule equivalenti immediate e non ambigue. Per pubblicità/Adv si intende quando c’è un pagamento o un beneficio (anche non in denaro), un accordo di promozione, un’affiliazione/codice sconto o un rapporto che comporta un vantaggio per l’influencer o terzi in cambio della visibilità del brand/prodotto/servizio.

5. Chi vigila sul rispetto delle regole? Come vengono determinate le sanzioni?

Agcom svolge attività di monitoraggio e può intervenire con richieste di adeguamento, diffide e sanzioni in modo proporzionato alla gravità della violazione, anche considerando condotte riparative e condizioni economiche del soggetto.

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