La crisi

Regno Unito, Keir Starmer verso l’uscita di scena

Un deputato laburista, generalmente indicato come suo fedelissimo, ha riconosciuto come ipotesi possibile che il premier annunci le proprie dimissioni

di Nicol Degli Innocenti

Aggiornato il 22 giugno 2026, ore 07:27

Il primo ministro britannico Keir Starmer verso le dimissioni via REUTERS

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LONDRA - Ore decisive per Keir Starmer: il premier britannico, secondo fonti attendibili, sarebbe pronto a dare le dimissioni, forse già nella giornata di lunedì 22 giugno. La vittoria decisiva del suo rivale Andy Burnham nell’elezione suppletiva di Makerfield giovedì con il 55% dei voti ha spianato al sindaco di Manchester la strada verso Downing Street.

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Il primo ministro si è chiuso nella residenza di campagna di Chequers assieme alla moglie per decidere le sue prossime mosse e «sta riflettendo», hanno ammesso i suoi alleati. Fino a sabato Starmer aveva detto e ribadito di voler restare a Downing Street e di essere pronto alla sfida, sicuro di avere il sostegno di abbastanza deputati da sconfiggere Burnham e convinto che il partito e il Paese non volessero un cambio al vertice, il settimo primo ministro in dieci anni.

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Il trionfo oltre le previsioni del sindaco di Manchester, però, ha cambiato la situazione e la posizione di Starmer è diventata più precaria. Nelle ultime ore diversi ministri considerati alleati del premier gli hanno consigliato di gettare la spugna per evitare di essere umiliato in un contesto che vedrebbe Burnham vincente. Tra questi anche la ministra degli Esteri, Yvette Cooper, la ministra dell’Interno Shabana Mahmood e la ministra dei Trasporti Heidi Alexander.

Persino presidente Usa Donald Trump, sul social di sua proprietà Truth, preannnuncia l’uscita di scena: Starmer «si dimetterà da primo ministro del Regno Unito. Ha fallito clamorosamente su due questioni fondamentali: immigrazione ed energia. Gli auguro ogni bene», ha scritto nella giornata di domenica.

Il premier è quindi stretto da due fuochi: da un lato gli oppositori che da tempo lo criticano e che sono convinti che solo Burnham può rilanciare le sorti del partito laburista e dall’altro i suoi alleati che a questo punto vogliono che esca di scena a testa alta e con dignità. Tra i fedelissimi ci sono il vice premier David Lammy e la cancelliera dello Scacchiere Rachel Reeves.

Burnham negli ultimi giorni ha mantenuto un basso profilo, in attesa delle decisioni di Starmer. Il popolarissimo neo-eletto deputato ha fatto sapere di non volere una guerra interna al partito e preferirebbe un passaggio delle consegne pacifico e indolore, anche se ha già dalla sua parte gli 81 deputati necessari per far scattare la sfida. La sua squadra spera che il premier dia le dimissioni e gli consegni le chiavi di Downing Street o che perlomeno indichi una tabella di marcia per la sua uscita di scena, magari al congresso del partito in settembre.

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Il contrasto tra i due politici laburisti è evidente: Burnham è un politico d’istinto con un grande carisma e una capacità innata di dialogare con la gente. Membro del partito laburista a 16 anni e attivista convinto, dopo numerosi incarichi ministeriali nei Governi di Tony Blair e Gordon Brown aveva lasciato Westminster per tornare alle sue radici, diventando sindaco di Manchester. Rieletto tre volte, nei suoi quasi dieci anni nell’incarico ha rilanciato l’economia della città e realizzato con successo un programma di rigenerazione urbana, conquistandosi un’enorme popolarità. Adesso vuole usare la stessa «ricetta magica» per rilanciare l’economia britannica e convincere gli elettori che il partito laburista ha qualcosa da offrire, ma resta da vedere se riuscirà a essere popolare a livello nazionale.

Starmer aveva conquistato una schiacciante maggioranza in Parlamento meno di due anni fa dopo avere spostato il partito al centro e promesso il «cambiamento» in tempi rapidi e soprattutto competenza, stabilità e serietà in contrasto con il caos delle ultime amministrazioni Tory. L’ex avvocato e procuratore generale arrivato tardi alla politica al Governo però aveva deluso, rivelandosi troppo cauto e indeciso e soprattutto incapace di comunicare con la gente. La sua popolarità è crollata, ancora più di quella del partito.

Adesso molti deputati e diversi ministri laburisti ritengono che solo Burnham con la sua energia e il suo carisma possa evitare una sconfitta del partito alle prossime elezioni e soprattutto possa arginare il successo di Reform, il partito di destra anti-Ue e anti-immigrazione guidato da Nigel Farage.

Makerfield ha dimostrato che, almeno a livello locale, Burnham è in grado di battere Reform. Nelle amministrative di maggio il partito di Farage aveva conquistato oltre il 50% dei voti in una circoscrizione che storicamente era stata una roccaforte laburista. Alla suppletive di giovedì il candidato laburista ha ottenuto il 55% dei voti, più di tutti gli altri partiti messi insieme, mentre Reform ha avuto solo il 35%.

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