Congiuntura

Auto (-40%) e moda frenano la produzione industriale: a ottobre -3,6% su anno

Stabile il confronto mensile. In dieci mesi il calo à del 3,3%, segno più solo per alimentari, chimica e apparati elettrici

di Luca Orlando

5' di lettura

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L’unica buona notizia è il “pareggio” rispetto al mese precedente, con la produzione industriale di ottobre a presentare un rotondo zero nel dato destagionalizzato. Magra consolazione, tenendo conto che su base annua si registra una frenata del 3,6%, l’ennesima, che porta a quota 21 i mesi consecutivi di riduzione. Un calo che va a consolidare il bilancio negativo del 2024, a questo punto in frenata del 3,3% nei primi dieci mesi dell’anno. Dato che difficilmente potrà migliorare nell’ultimo scorcio del 2024, caratterizzato da aumenti nelle richieste di cassa integrazione delle aziende e in fermate anticipate per la pausa natalizia, il modo più immediato per adeguare l’offerta alla ridotta domanda.

Alimentare ed elettronica (quest’ultimo settore per una manciata di decimali) sono i soli comparti manifatturieri in territorio positivo, a fronte di una lunga sequenza di segni meno che culminano, come ormai accade da tempo, in tessile-abbigliamento e mezzi di trasporto.

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Questi ultimi (-16,4%) affondati dalle auto, che su base annua crollano del 40%, arrivando dunque quasi a dimezzare l’output di ottobre 2023. Per la moda si tratta di una frenata ormai consolidata, e dall’inizio dell’anno il calo è del 10,5%, peggio di quanto fanno i mezzi di trasporto. Apparati elettrici, chimica (+0,1%) e alimentari sono gli unici comparti positivi nel 2024.

Il trend

Il contributo netto negativo dell’industria (-0,7% nel terzo trimestre) è del resto tra i motivi che spingono l’Istat a dimezzare le stime di crescita del Pil italiano nel 2024 (+0,5%). Prodotto che trova un supporto parziale nella domanda interna, ma soprattutto in quella estera netta, dove è tuttavia il calo degli acquisti l’aspetto dirimente. Le difficoltà nelle vendite internazionali rappresentano in effetti uno dei nodi chiave per la nostra manifattura, che ormai dall’estero in media deriva più della metà del proprio giro d’affari, oltre 600 miliardi all’anno. Export che in valori correnti si riduce in nove mesi di oltre tre miliardi (-0,7%), con la sensazione che a fine anno, visto l’aggravarsi del trend, il bilancio possa essere anche peggiore. Epicentro del problema è la Germania, primo mercato di sbocco per le nostre merci, Paese che oscilla da tempo tra recessione e stagnazione e che finora nell’anno ha sottratto ai nostri esportatori 3,1 miliardi di euro di fatturato, per un calo trasversale che colpisce più settori, in più di un caso con riduzioni a doppia cifra. Meccanica, impianti e componentistica pagano il prezzo di una stagnazione dell’auto (la produzione tedesca in 11 mesi cresce dell’1%, le immatricolazioni sono ferme), ma anche di una caduta verticale dell’edilizia (i permessi di costruire a settembre sono ai livelli minimi dal 2010), frenata che trascina al ribasso un’ampia filiera. Trend al ribasso che non accenna ad invertirsi, con la produzione industriale di ottobre a cedere ancora; un punto rispetto a settembre, il 4,5% nel confronto annuo.

L’attesa per Transizione 5.0

Al crollo dell’auto e al momento no del tessile-abbigliamento si aggiunge la frenataeuto anche per l’area vasta della meccanica strumentale (-4% nel mese, -4,2% tra gennaio e ottobre), che paga sul mercato interno i ritardi e le complessità delle misure di Transizione 5.0. Formalmente in grado di poter agire in modo anticiclico con una spinta potente e di erogare oltre sei miliardi di crediti di imposta, ma al momento sfruttata solo per il 3% di questa potenzialità. In attesa di capire se e quando le modifiche anticipate dal Mimit si concretizzeranno, ad oltre un anno dal primo annuncio della misura, il risultato negativo è evidente non solo nei portafogli ordini delle aziende (scarichi) ma anche nelle stesse rilevazioni Istat, che per il terzo trimestre presentano negli investimenti in impianti e attrezzature un crollo annuo di oltre sei punti, il massimo sperimentato dai tempi del Covid, con un gap in valori correnti di 2,7 miliardi rispetto allo stesso periodo del 2023. Caduta che porta a prevedere una crescita di appena quattro decimali per gli investimenti totali nel 2024, da un balzo di quasi nove punti dell’anno precedente. Scenario di incertezza che si traduce in una caduta continua degli indici di fiducia (per le imprese siamo ai minimi dal 2021), in attese negative sulla produzione, vicine ai livelli visti durante il Covid, in una stima di utilizzo della capacità produttiva al 75%, mai così male da quattro anni. Se gli investimenti non brillano i consumi tengono, potendo anche contare su risorse aggiuntive legate al livello record della forza lavoro, che si traduce in una platea allargata di monte salari e tredicesime. Il che spinge Confcommercio a prevedere un balzo delle spese di dicembre così come a ricadute positive sull’intero 2025. Quadro occupazionale che tuttavia potrebbe cambiare rapidamente alla luce delle richieste di Cassa integrazione in arrivo dalle imprese, balzate del 23% in nove mesi, con uno scatto di quasi il 50% per la meccanica e valori più che raddoppiati per il tessile-abbigliamento. Le chiusure anticipate in vista delle festività, utilizzando in parte il monte-ferie, aiuteranno nell’immediato ad affrontare l’eccesso di offerta. Nella speranza che a gennaio il mercato almeno in parte sarà diverso.

Nel dettaglio

A ottobre 2024 si stima che l’indice destagionalizzato della produzione industriale rimanga invariato rispetto a settembre. Secondo i dati Istat , nella media del trimestre agosto-ottobre il livello della produzione diminuisce dello 0,7% rispetto ai tre mesi precedenti. Al netto degli effetti di calendario, a ottobre 2024 l’indice complessivo diminuisce in termini tendenziali del 3,6% (i giorni lavorativi di calendario sono stati 23 contro i 22 di ottobre 2023). Il calo interessa tutti i principali comparti.

Rispetto al mese di settembre l’Istat rileva tra i principali raggruppamenti di industrie una dinamica mensile positiva per l’energia e i beni di consumo, mentre sono in flessione i beni intermedi e i beni strumentali. «In termini tendenziali», spiega l’istituto di statistica, «prosegue la lunghissima fase di contrazione dell’indice corretto per gli effetti di calendario. La flessione è diffusa a tutti i principali settori di attività ed è più marcata per i beni intermedi e i beni strumentali». In dettaglio la riduzione è meno pronunciata per i beni di consumo e l’energia (-0,8% per entrambi i settori), mentre risulta più rilevante per i beni intermedi (-5,2%) e per i beni strumentali (-4,4%).

I settori di attività economica che registrano gli incrementi tendenziali più elevati sono le industrie alimentari, bevande, tabacco (+3,7%), la fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria (+1,6%) e le altre industrie manifatturiere (+1,5%). Le flessioni maggiori si rilevano nella fabbricazione di mezzi di trasporto (-16,4%), nella fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-15,9%) e nell’attività estrattiva (-12,4%).

Tajani: credo che arriveremo a trovare circa 1 miliardo per sostenere l’auto

«Credo che arriveremo a trovare circa 1 miliardo per sostenere l’industria dell’auto». Lo ha affermato il vicepremier Antonio Tajani, intervistato a Restart su Raitre sul vertice di maggioranza che ieri ha sciolto alcuni nodi della manovra. «Ieri abbiamo deciso una serie di iniziative per sostenere l’industria, sia la riduzione dell’Ires premiale, abbiamo dato un segnale con il cuneo fiscale, tagliato la web tax per le piccole imprese», ha aggiunto.

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