Rapporto-Analisi di Intesa Sanpaolo e Prometeia sui settori produttivi

Industria in rosso di 20 miliardi, schiarita nel 2025

Ricavi giù dell’1,7% ma già il prossimo anno export e domanda interna faranno recuperare il terreno perso. Il nodo dei possibili dazi di Trump

di Luca Orlando

3' di lettura

3' di lettura

Venti miliardi in meno quest’anno, che verranno però recuperati integralmente nel 2025. Il quadro offerto dall’analisi di Intesa Sanpaolo e Prometeia sui settori industriali vede già nel titolo (gestire l’incertezza) una buona sintesi di ciò che sta accadendo.

Nelle stime degli analisti il 2024 per la manifattura italiana si chiuderà con ricavi correnti in calo dell’1,7%, esito di una debolezza della domanda interna ed internazionale che va a colpire in particolare auto, settore moda, metalli ed elettronica. I dati di export in particolare risentono della debolezza degli scambi intra-Ue a partire dalla Germania, anche se diversificazione geografica e merceologica puntellano i volumi, con il risultato di stabilizzare comunque le vendite a valori costanti (+0,2%) sui livelli record dell’ultimo biennio.

Loading...

Sul fronte interno, se i consumi ancora pagano il deterioramento del potere d’acquisto e la scelta delle famiglie di ricostituire il tasso di risparmio su livelli pre-crisi, gli investimenti sono penalizzati dalla rimodulazione del Superbonus e dal ritardato arrivo dei decreti attuativi del piano 5.0, con gli impegni in macchinari in calo costante dal 3° trimestre 2023.

Il risultato, per l’industria, è un calo dei ricavi anche in termini deflazionati, giù dello 0,9%, dopo il -2,1% del 2023.

A soffrire è il sistema moda, per un calo complessivo di domanda, così come accade per le auto, alle prese con gli stop and go della transizione green, mentre resta debole l’intera filiera legata alle costruzioni (mobili, elettrodomestici), dopo l’addio al superbonus.

Anche se il contesto resta pieno di incognite, nel 2025 è però possibile inquadrare una schiarita, con previsioni di crescita dei ricavi industriali sia in valori correnti (+2,2%) che costanti (+0,9%). Risultato di una serie di schiarite e allentamenti sul fronte dei tassi di interesse, della messa a terra dei bonus 5.0 e del Pnrr, della risalita della domanda internazionale così come di quella interna, spinta verso l’alto dall’allargamento della base occupazionale e dagli aumenti inseriti nei rinnovi contrattuali.

Le previsioni per la manifattura: Intesa Sanpaolo e Prometeia

Loading...

Biennio 2025-2026 visto mediamente favorevole per più settori con poche eccezioni. Tra cui ancora una volta le auto, al palo per effetto delle difficoltà affrontate nella transizione green, così come i settori legati all’edilizia (l’area di prodotti e materiali da costruzione è l’unica a presentare un outlook negativo). Il rilancio delle infrastrutture, nelle stime degli analisti, non sarà infatti in grado di compensare del tutto la discesa degli ordini legati alle ristrutturazioni, scenario questo che continuerà a penalizzare anche i produttori di beni durevoli per la casa.

Industria che pare dunque in grado di superare questa fase di difficoltà, il che è legato solidità evidenziata sotto il profilo reddituale. Nel 2023 l’Ebitda (11,1%) è andato al nuovo record oltre i già buoni livelli 2022, grazie a un alleggerimento complessivo dei costi in presenza però di prezzi che sono rimasti elevati. Significativo l’aumento della quota di imprese manifatturiere con redditività elevata (Roi superiore al 10%), che è salita rapidamente dal 32% del 2020 al 46% del 2023, con miglioramenti trasversali per dimensione e specializzazione produttiva. Si tratta della quota in assoluto più elevata dell’ultimo quindicennio.

Evidente nei margini l’effetto del superbonus: se infatti la categoria dei prodotti/materiali da costruzione è quella che presenta i valori più alti (16,8%), anche i fornitori di questa filiera ne hanno tratto beneficio, realizzando gli scatti maggiori rispetto al 2022.

Al contempo, la percentuale di imprese con cash flow negativo si è ridotta ulteriormente, rispetto ai livelli già bassi del 2022, toccando il punto di minimo degli ultimi 15 anni.

Le incognite restano però elevate, a partire dall’impatto delle nuove politiche Usa della presidenza Trump, con il probabile dispiegamento di dazi che potrebbero frenare le nostre vendite e ridurre il surplus italiano verso Washington: con oltre 40 miliardi è secondo in Europa solo a quello tedesco. Per un paese fortemente esportatore, con una propensione salita al 51,6%, quasi 20 punti oltre il dato 2002, l’avvio di una guerra commerciale non sarebbe certo una buona notizia.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti