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Impara l’arte
Tre articoli in anteprima dalla domenica del Sole24ore presentati da Stefano Salis
Ascoltalo oradi Sissi Bellomo
3' di lettura
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Il mercato del gas non smette di preoccupare. Il gasdotto Nord Stream, in manutenzione per dieci giorni, ha ripreso a funzionare dalla prima mattina di giovedì 21, nel rispetto del piano di lavori anticipato da Gazprom. Ma al Ttf il prezzo del combustibile per settembre è risalito a 156 euro per Megawattora (+0,6% rispetto a mercoledì).
In avvio di seduta c’era stato uno scivolone di oltre il 6%, a un minimo di 145 euro: segno che molti operatori guardavano ancora con scarsa fiducia alla scadenza, nonostante le richieste di trasporto sui gasdotti connessi a Nord Stream avessero rassicurato fin dalla vigilia sulla riapertura dei rubinetti.
Questa c’è stata davvero, dalle 6 del mattino ora di Mosca, le 5 in Italia. E anche Eni ha ottenuto un immediato beneficio: le sue forniture di gas russo risalgono di oltre un terzo, a 36 milioni di metri cubi al giorno dai precedenti 21 milioni, ha fatto sapere la compagnia.
Forse è abbastanza per concedersi un breve sospiro di sollievo, ma non per chiudere gli occhi di fronte ai rischi, che non sono affatto venuti meno. Nord Stream è ripartito, ma funziona comunque al 40% della capacità, come tra metà giugno e l’11 luglio, data di inizio dei lavori. E il pericolo di un’ulteriore stretta è dietro l’angolo: nel giro di pochi giorni i flussi potrebbero ridursi al 20%.
A sollevare l’allarme – forse proprio con l’obiettivo di impedire una correzione dei prezzi – è stato il presidente russo in persona, Vladimir Putin, ricordando che altre turbine del gasdotto del Baltico necessitano di revisione e avvertendo che dal 26 luglio Mosca dovrà ridurre ancora la portata se non otterrà garanzie tecniche e legali sufficienti per rimettere al suo posto il macchinario restituito dal Canada.