Giornata mondiale

Pistacchio day, corrono i consumi in Italia ma l’88% proviene dall’estero

Dal consumo domestico di quello sgusciato e tostato (che da solo in Italia vale 120 milioni) a quello nei dolci artigianali e in prodotti industriali (creme spalmabili e snack in testa) il mercato mondiale vale 5,5 miliardi di dollari e cresce del 5% all’anno

di Manuela Soressi

Adobe Stock

3' di lettura

English Version

3' di lettura

English Version

Consumi a pieni giri, domanda dei trasformatori in accelerazione, offerta con il freno a mano tirato: l’edizione 2026 del Pistacchio Day, che si celebra oggi 26 febbraio, fotografa un mercato globale particolarmente dinamico. Da alcuni anni il pistacchio è una delle materie prime agricole con il maggior boom di richieste e le previsioni indicano che è solo l’inizio.

Secondo un report di Mordor Intelligence il mercato globale del pistacchio passerà dagli attuali 5,49 miliardi di dollari (4,6 miliardi di euro) a 7,02 miliardi di dollari entro il 2031, con un Cagr del 5%. A trainarne la crescita mondiale concorrono diversi fattori: la forte domanda di proteine di origine vegetale e di prodotti plant based, l’affermazione di snack e barrette nel mondo healthy e dell’alimentazione sportiva, nonché il successo del pistacchio nel mondo dolciario, dove viene usata sempre più spesso e in un’ampia varietà di preparazioni. Che il pistacchio metta d’accordo tutti e ovunque lo conferma il caso del Dubai Chocolate, che ha conquistato mezzo mondo, dall’America Settentrionale (primo mercato in valore) alla regione Asia-Pacifico, l’area a più rapida crescita come domanda di pistacchio, in particolare in Cina e India.

Loading...

Queste tendenze globali non hanno solo trainato la domanda di pistacchi ma l’hanno anche spostata verso la fascia premium del mercato. Le produzioni biologiche, quelle aromatizzate e quelle monorigine stanno registrando un aumento della domanda e stanno ottenendo significativi premi di prezzo maggiori rispetto a quelli già consistenti del prodotto standard, che in un anno ha visto le sue quotazioni salire in media del 30-35% (fonte Areté).

Cambia la geografia produttiva

Non stupisce, quindi che la coltivazione del pistacchio abbia attirato l’interesse di tanti produttori, determinando un aumento della superficie coltivata soprattutto in zone semiaride, come Argentina e Australia.

Nel 2025 le gelate impreviste hanno ridotto del 70% il raccolto in Turchia e penalizzato quello in Iran, mettendo in difficoltà due dei maggiori produttori mondiali. Invece il leader indiscusso, gli Stati Uniti (e la California in particolare), stanno beneficiando di un raccolto molto abbondante (+44% rispetto alla campagna precedente) e per il 75% destinato all’export. Ma, in barba alla legge di mercato, anziché scendere, i prezzi crescono a doppia cifra e continuano a toccare nuovi record, avendo superato i 9mila dollari a tonnellata.

La ragione è che gli operatori statunitensi mostrano molta cautela nelle consegne ai clienti, privilegiando quelli storici e con contratti di lungo periodo, poiché vogliono aumentare il livello delle scorte in vista della campagna di scarica attesa quest’anno. Uno scenario complicato che si è ripercosso anche sul mercato italiano, fortemente dipendente dalle importazioni.

L’Italia dipende dall’import

Con le sue 4mila tonnellate di raccolto 2024, il pistacchio made in Italy rappresenta solo l’1% della produzione nazionale di frutta secca e copre a malapena il 12% del fabbisogno nazionale, stima Ismea. Le tipicità italiane sono nicchie d’eccellenza: nel 2024 di pistacchio verde di Bronte Dop se ne sono raccolte 341 tonnellate per un giro d’affari all’origine di 5,7 milioni di euro mentre quello di Raffadali Dop si è fermato a 180 tonnellate.

Invece, l’import è stato otto volte maggiore (32mila tonnellate) e per oltre la metà è arrivato dagli Stati Uniti e, a seguire, da Spagna e Iran, rivelano i dati Istat. La bilancia commerciale peggiora, anno su anno, in particolare per i pistacchi sgusciati (+50% tra 2023 e 2024) trainata da una domanda nazionale in forte espansione, soprattutto per i fabbisogni dell’industria italiana che usa i pistacchi in tanti prodotti tradizionali (pasticceria soprattutto) poi esportati in tutto il mondo. Il settore ha il vento in poppa e attira l’interesse di tanti investitori. Solo negli ultimi mesi ci sono stati l’ingresso di Nextalia in Di Sano e DiGel, attivi nel pistacchio per il canale artigianale e industriale e l’acquisizione da parte di Wise Equity (tramite il fondo Wisequity VI), della maggioranza del capitale sociale di Marullo, azienda siciliana attiva nella produzione di ingredienti e semilavorati a base di pistacchio per gelateria e pasticceria.

Consumi domestici in crescita

Ma anche i consumi domestici hanno il loro peso. Nel retail si vendono oltre 5mila tonnellate di pistacchi l’anno per un incasso superiore a 120 milioni di euro (fonte Niq). Il grosso lo fanno i pistacchi sgusciati, di cui nel 2025 gli italiani hanno aumentato del 7% i volumi e speso il 5,4% in più rispetto all’anno precedente, dichiara Ismea. Ma il mercato dei pistacchi è fatto anche degli oltre 730 prodotti venduti in Gdo che li usano come ingredienti (come biscotti, cioccolato e creme spalmabili) e il cui giro d’affari è cresciuto del 5,5% in 12 mesi, rileva l’Osservatorio Immagino di GS1 Italy.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti