Frutta secca

Pistacchi, con la crisi di Hormuz prezzi in rialzo e rischio forniture dall’autunno

L’Iran è secondo produttore mondiale dopo gli Usa, partner storico delle nostre aziende che vede aumentare la domanda. Il calo volumi ha fatto alzare le quotazioni del 15%

di Silvia Marzialetti

Quotazioni in rialzo per i pistacchi, di cui l’Iran è il secondo produttore mondiale dopo gli Usa graletta - stock.adobe.com

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«Se i pistacchi iraniani non tornano sul mercato, ci sarà un importante problema di disponibilità. Al momento il prodotto c’è e ha subito rincari del 15%, ma le prospettive non sono rosee, visto che dalla California ci aspettiamo un prossimo raccolto “corto”». Giovanni Calvini, ceo di Madi Ventura, azienda genovese che opera nel mercato della frutta secca confezionata e sfusa, rappresenta un caso di scuola. Come la maggior parte delle imprese italiane, Midi Ventura importa “oro verde” dalla California (primo esportatore globale), dove il blocco delle esportazioni dall’Iran (secondo esportatore mondiale) ha fatto schizzare la domanda. Un po’ come sta succedendo con lo zafferano, di cui l’Iran è il primo produttore mondiale.

Agli Usa si stanno rivolgendo anche clienti meno tradizionali, come i Paesi dell’Estremo Oriente, che ha visto crollare la sua quota import da Teheran dal 25% all’8%, a causa del blocco delle spedizioni dal porto di Bandar Abbas, sullo Stretto di Hormuz. A marzo 2026 (inizio campagna) l’output americano segnava già 276mila tonnellate, in crescita del 26% rispetto all’analogo periodo 2025. Non si sono invece interrotte le forniture a Turchia, Csi, India, anche se con tempi, modalità e costi proibitivi.

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L’onda lunga del blocco dall’Iran

L’Italia importa poco o niente dall’Iran. «Le procedure sono particolarmente complesse, a causa delle pressioni da parte dell’Europa in termini di controlli delle micotossine», spiega Monica Garehbaghi, co-founder con la sorella Veronica di Pab, azienda italo-iraniana specializzata nell’import-export di frutta secca, destinata al mercato nazionale ed europeo B2B (di cui il core business è rappresentato proprio dal pistacchio). L’aflatossina - in particolare - costituisce un fattore altamente critico, in grado di svilupparsi sin dalla prima fase primaria di produzione.

«In Iran la problematica è legata soprattutto alle vulnerabilità degli strumenti e dei prodotti agricoli utilizzati sin dalle prime fasi di raccolta», spiega Garehbaghi. «Per questo motivo le importazioni di pistacchio devono avvenire tramite aziende solide, che operano effettivamente continue audit in loco, garantendo esclusivamente approvvigionamenti certificati e sicuri». Nonostante la quota di mercato minima che l’Italia detiene in Iran, l’onda lunga del blocco a Teheran rischia di avere serie ripercussioni anche da noi. L’incastro perfetto a livello globale tra una domanda perennemente in crescita - sostenuta dall’industria dolciaria e degli healthy snack - e il drastico ridimensionamento dei volumi disponibili, ha scatenato pressioni rialziste sui prezzi, come non si vedeva dal 2018.

Quotazioni record almeno fino a ottobre

«Il caro quotazioni durerà almeno fino al prossimo ottobre», spiega Pino Calcagni, che nel mondo della frutta secca lavora da 60 anni: ha rilevato l’azienda dai fratelli Besana e oggi presiede il Comitato sostenibilità, scientifico e affari governativi dell’Inc (International Nut and Dried Fruit Foundation Council), che raggruppa oltre 700 operatori di frutta secca e frutta essiccata in tutto il mondo.

Calcagni illustra i passaggi cruciali dell’ultimo monthly report (aggiornato al 26 aprile scorso) dell’Iran Pistachio Association: novemila tonnellate di pistacchi con guscio esportati dall’Iran nel sesto mese commerciale (20 febbraio-20 marzo), in calo del 55% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente; mentre le spedizioni da inizio anno (settembre 2025 - febbraio 2026) hanno raggiunto le 102mila tonnellate, in calo del 30% rispetto all’anno precedente. Le scorte rimanenti alla fine del sesto mese di commercializzazione sono stimate in 122mila tonnellate di pistacchi con guscio, che e’ considerato un «riporto senza precedenti».Ma quel che preoccupa è l’imprevedibilità dei tempi in cui la macchina riprenderà regolarmente la sua attività, senza continue difficoltà operative quotidiane e incertezze derivanti dal fragile cessate il fuoco.Una incognita che incombe anche sull’industria dolciaria italiana.
Persino Venchi, che per le sue creme gelato utilizza solo oro verde di Bronte e per il cioccolato pistacchi misti mediterranei, prevede un effetto indiretto. «Se verrà a mancare il pistacchio nel mondo - commenta Daniele Ferrero, presidente e ad - il prezzo e’ destinato a schizzare».

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