Contraccezione in Europa: disparità nell'accesso alla pillola. L’Italia tra ritardi e criticità
L'Europa presenta differenze nell'accesso alla contraccezione. L'Italia evidenzia criticità nell'offerta di servizi contraccettivi.
di Silvia Martelli (Il Sole 24 Ore), Kim Son Hoang (Austria, Der Standard), Sarah Rost (Voxeurop, Francia) e Andrea Muñoz (El Confidencial, Spagna)
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In Inghilterra, entro la fine del 2025 la pillola del giorno dopo sarà distribuita gratuitamente in tutte le farmacie, una svolta che sancisce il riconoscimento del diritto alla contraccezione d’emergenza come parte integrante della salute pubblica femminile. La decisione evidenzia quanto il panorama europeo sia disomogeneo, sia per l’accessibilità ai contraccettivi, sia per il sostegno economico garantito dallo Stato. Se da un lato Paesi come la Francia hanno avviato una piena gratuità per i più giovani, e altri — come la Spagna — iniziano a colmare le lacune regionali, dall’altro ci sono realtà come la Romania dove la contraccezione resta un costo totalmente a carico delle donne.
In questo contesto a due velocità, l’Italia sembra essersi fermata a metà strada. Le pillole anticoncezionali, così come la contraccezione d’emergenza, sono formalmente accessibili ma raramente gratuite. Il sistema sanitario nazionale non garantisce una distribuzione omogenea né supporta pienamente l’accesso ai metodi contraccettivi, lasciando alle regioni margini ampi di discrezionalità.
Secondo i dati della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO), la pillola contraccettiva viene utilizzata solo dal 16-18% delle donne italiane in età fertile — una percentuale molto più bassa rispetto alla media europea. Le ragioni? Mancanza di campagne informative capillari, barriere culturali ancora forti, e soprattutto un accesso economico limitato: la pillola non è rimborsata se non in casi specifici, e la gratuità della contraccezione d’emergenza (disponibile senza ricetta per le maggiorenni) non è garantita in tutte le farmacie.
Inoltre, l’educazione sessuale nelle scuole italiane è assente o estremamente limitata, lasciando i giovani spesso disinformati o vittime di pregiudizi. In un’Europa che discute sempre più apertamente di salute riproduttiva come diritto fondamentale, il nostro Paese rischia di rimanere ai margini del dibattito.
Spagna: l’accesso resta diseguale
La Spagna sta registrando un miglioramento costante nell’adozione della contraccezione, grazie anche a un lavoro continuo di monitoraggio da parte della Sociedad Española de Contracepción (SEC). Secondo l’ultima indagine condotta tra giugno e luglio 2024 su un campione di 1.736 donne tra i 15 e i 49 anni, solo il 19,7% delle intervistate dichiara di non usare alcun metodo contraccettivo — il dato più basso dal 2014.


