Prevenzione

In Italia oltre 50mila tumori sfuggiti ai radar per screening oncologici “snobbati” dai cittadini

L’analisi della Fondazione Gimbe sulla mancata adesione ai test offerti gratuitamente dal Servizio sanitario nazionale per seno, cervice uterina e colon-retto evidenzia il fallimento dei programmi regionali e il gap Nord-Sud con Trento prima e ultima la Calabria

di Barbara Gobbi

4' di lettura

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Oltre 50mila tumori e lesioni pre-cancerose sfuggiti ai radar per la mancata adesione dei cittadini agli screening offerti gratuitamente dal Servizio sanitario nazionale su seno, cervice uterina e colon-retto. Con l’evidente distorsione tra le denunce quotidiane di liste d’attesa infinite nella sanità pubblica e la perdita di appuntamenti di prevenzione che sarebbero necessari per intercettare alcuni tra i principali big-killer in oncologia. Un paradosso pagato carissimo sia in termini di salute che di costi per il servizio sanitario nazionale.

E che fotografa per l’ennesima volta il solco tra Nord e Sud del Paese, con la Provincia autonoma di Trento che si piazza prima su mammella e cervice e seconda su colon-retto mentre all’estremo opposto c’è la Calabria, ultima su tutte e tre le classi di screening.

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Lontano il target di copertura al 90%

A tracciare il bilancio sui dati 2023 dell’Osservatorio nazionale screening è la Fondazione Gimbe, secondo cui nell’anno considerato “milioni di cittadini non hanno ricevuto o, molto più spesso, ignorato l’invito a sottoporsi a uno screening oncologico gratuito, soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno”. E «se da un lato - spiega il presidente Nino Cartabellotta - i dati dell’Osservatorio riferiti al 2023 mostrano il trend in crescita sia degli inviti che della copertura della popolazione, siamo ancora molto lontani dall’obiettivo fissato nel 2022 dal Condiglio Europeo: garantire entro il 2025 una copertura degli screening oncologici ad almeno il 90% della popolazione». Vero è che molte persone dichiarano di sottoporsi a controlli periodici per “iniziativa spontanea”, come rilevato dall’indagine Passi dell’Istituto superiore di sanità, ma per questi esami non esistono dati né sul tasso di identificazione dei tumori né sulla percentuale di positivi che poi si sottopongono a controlli più approfonditi, né verifiche standardizzate sulla qualità dei test. Quindi tutto quello che viene svolto privatamente si colloca in un’area grigia che non è valutabile.

Performance regionali sotto accusa

Restano i dati della attuale inefficacia dello strumento screening, pure se estremamente prezioso nella sua gratuità e nella sua capacità teorica di fare prevenzione avendo il polso effettivo della salute oncologica degli italiani. Ma perché non si aderisce? Secondo Cartabellotta, «il tasso di adesione agli screening è un indicatore che sintetizza le performance complessive dei servizi sanitari regionali sugli screening organizzati. Riflette la capacità di mantenere aggiornati i dati anagrafici della popolazione target, di programmare e spedire gli inviti, di promuovere campagne di sensibilizzazione pubblica e garantire l’erogazione dei test di screening». Tanto che in generale, il posizionamento di ogni Regione rispetto all’adesione è abbastanza omogeneo sui tre screening, “riflettendo la maggiore o minore capacità organizzativa dei sistemi sanitari regionali pure se con qualche eccezione”.

Il paradosso tra liste e mancati screening

«Prevenzione e promozione della salute – continua Cartabellotta– rappresentano i pilastri per ridurre l’incidenza delle malattie e contribuire alla sostenibilità del Ssn. Ma oggi il paradosso è evidente: da un lato i cittadini sono in lista di attesa per esami diagnostici non sempre appropriati, dall’altro sono in milioni a non aderire ai programmi di screening organizzati. È evidente che sul fronte degli inviti molte Regioni, in particolare del Sud, devono migliorare le proprie capacità organizzative. Ma, la principale criticità rimane la scarsa adesione agli screening: servono maggiori informazioni, strategie di comunicazione efficaci e coinvolgimento attivo dei cittadini. Perché aderire agli screening organizzati significa diagnosi precoce, trattamento tempestivo delle lesioni pre-cancerose, un numero maggiore di guarigioni definitive, meno sofferenze per i pazienti, costi minori per il SSN e, soprattutto, meno decessi per tumore».

Mammella: 10.884 tumori “persi”

Lo screening viene offerto alle donne tra i 50 e i 69 ani e in alcune Regioni è stato esteso tra i 45 e i 49 anni e tra i 70 e i 74 anni. Nel 2023 è stato invitato il 93,6% della popolazione target (oltre 4 milioni di donne), dal 119,5% del Molise (che ha recuperato inviti mancati degli anni precedenti) al 49,4% della Calabria. Hanno aderito in media nazionale il 49,3% delle donne ma con un forbice che va dall’82,5% di trento all’8,1% della Calabria e tutte le Regioni del Sud sono sotto la media nazionale.

Tenendo conto del tasso di identificazione dello 0,5% per tutti i carcinomi al seno e dello 0,14% per quelli invasivi di dimensioni minori o uguali di 10 millimetri, e di una popolaziobne stimata di 2.118.870 donne che non si è sottoposta allo screening, si stima che nel 2023 non siano stati identificati 10.884 tumori di cui 2.381 carcinomi invasivi, di dimensioni inferiori a 10 mm.

Utero: 10.273 lesioni pre cancerose “sfuggite”

Il test della cervice uterina è offero a tutte le donne tra i 25 e i 64 anni e complessivamente (tra test Hpv e Pap-test) è stato invitato con un forte recupero post pandemia il 111% della popolazione femminile (dal 162,9% della Puglia al 61,5% della Calabria) ma la media nazionale di adesione è del 46,9%: anche qui si va dal 78% di Trento al 17% della Calabria.

Sulla base di un tasso di identificazione di lesioni pre-cancerose (istologia CIN2+) pari allo 0,76% per l’Hpv test e allo 0,64% per il Pap-test, e considerando che potenzialmente 1.156.447 donne non hanno ricevuto o aderito all’invito per l’Hpv test e 604.304 a quello per il Pap-test, si stima che nel 2023 complessivamente siano sfuggite alla diagnosi 10.273 lesioni con istologia CIN2+.

Colon-retto: quasi 30mila mancate diagnosi

L’offerta riguarda le persone tra i 50 e i 69 anni: nel 2023 è stato invitato il 94,3% della popolazione target pari a quai 8 milioni di persone ma la media nazionale è di appena il 32,5% con un’adesione estremamente variabile: dal 62% del Veneto al 4,4% della Calabria e tutte le Regioni del Sud tranne la Basilicata si collocano sotto la media nazionale.

Con un tasso di identificazione dello 0,11% per il carcinoma del colon-retto e dello 0,52% per gli adenomi avanzati, e potenzialmente 5.574.231 persone non hanno aderito allo screening, si stima che nel 2023 non siano stati identificati 5.223 carcinomi e 24.692 adenomi avanzati.

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