Perché la giustizia? Le tappe di un percorso
Un percorso, in più puntate, di esplorazione dei termini, dei concetti e dei paradigmi implicati nella discussione che negli ultimi secoli si è articolata intorno al tema della giustizia
di Vittorio Pelligra
6' di lettura
6' di lettura
Immaginate di dover dividere una torta con un’altra persona. Quale divisione riterreste giusta? Probabilmente la risposta più frequente sarebbe “metà e metà”. Ma se la torta fosse stata fatta con gli ingredienti portati dal vostro amico la risposta cambierebbe? E se fosse stata fatta con i suoi ingredienti ma con il vostro lavoro? E se il vostro amico fosse molto più robusto e goloso di voi la divisione migliore rimarrebbe ancora “metà e metà”? Se la torta poi contenesse del burro e il vostro amico fosse vegano sarebbe meglio naturalmente che andasse interamente a voi ma, a questo punto, sarebbe corretto fornire al vostro amico una qualche forma di compensazione?
Passando dall’astratto al concreto prendiamo il caso dei pescatori del villaggio di Lamalera, sull’isola di Lembata, in Indonesia; una piccola società tradizionale che trae la propria sussistenza dalla caccia alle balene. Dimenticate le baleniere industriali giapponesi, questi pescatori vanno caccia dei giganti del mare per poter sopravvivere, e lo fanno sui peledang o téna, piccole imbarcazioni di legno dipinto, non esattamente il mezzo più sicuro per ingaggiare una lotta con un avversario che pesa decine di tonnellate e che potrebbe sbriciolare quelle assi di legno e il carico umano che trasportano con un semplice movimento della coda.
Quando la caccia ha inizio ogni peledang imbarca tra i 7 e i 14 marinai a ciascuno dei quali vengono assegnati compiti molto specifici. Il più agile della squadra sta a prua pronto con un rampone uncinato. Quando viene avvistata una balena il ramponiere ingaggia un drammatico duello lanciando il suo arpione e gettandosi in mare assieme ad esso in modo da imprimere, con il peso del suo corpo, una forza ancora maggiore. Solo quando il primo colpo, il più rischioso, va a segno, dalle altre barche partono gli altri arpioni che finiscono l’animale e consentono di legare la preda per portarla a riva.
I pescatori di Lamalera preservano con attenzione la loro principale risorsa di sopravvivenza, per questo la tradizione vieta la pesca di balene giovani, gravide o impegnate nel lungo rituale di corteggiamento durante il periodo riproduttivo. Nel corso di una stagione, gli isolani possono catturare tra le 15 e le 20 balene e garantirsi, così, la sopravvivenza per un nuovo anno.
Il problema della giusta divisione del “bottino”
Ma dopo aver portato a terra una preda, i pescatori hanno risolto solo una parte della questione della loro sopravvivenza. Un secondo problema, non meno complicato, è quello che si pone davanti alla divisione della preda tra i pescatori e le loro famiglie. Andare a pesca in gruppo è certamente più efficiente che andarci in solitaria. Si è calcolato che in questo secondo caso ogni pescatore riesce a catturare in media per ogni ora di lavoro solo 0,37 kg di pescato contro i 0,66 kg che si riescono ad ottenere pescando in gruppo. Ma la pesca in gruppo, pur essendo più efficiente, genera il problema della giusta divisione del “bottino”.









