Quel feedback che semplifica la vita
Quando parliamo di “architettura della scelta” non parliamo di una accessoria dimensione estetica ma dell’impatto che il contesto, volente o nolente, causale o progettato, esercita sulle nostre decisioni
di Vittorio Pelligra
4' di lettura
4' di lettura
Gli “architetti delle scelte” si pongono il problema di favorire scelte ottimali - così come giudicate dai cittadini - senza l’utilizzo di obblighi o divieti, né di incentivi o sanzioni.
L’idea di fondo è quella di progettare le caratteristiche dell’ambiente di scelta - fisiche, percettive e cognitive - in modo tale da promuovere le scelte “giuste”.
Il problema si pone, in principio, perché sappiamo bene ormai quanto possano essere vulnerabili i nostri processi decisionali e come possono essere sistematicamente condotti fuori strada: vita sedentaria e dieta ipercalorica, minacciano la nostra salute; risparmio insufficiente e spese compulsive minacciano il nostro portafogli; acquisti non consapevoli e comportamenti insostenibili mettono a rischio il futuro del nostro pianeta; solo per fare qualche esempio.
L’approccio degli “architetti della scelta” cerca di rendere le decisioni migliori le più probabili senza però vietare o limitare la possibilità di optare per altre scelte, non riducendo, così, gli spazi di libertà individuale.
Un obiettivo ambizioso ma non del tutto fuori portata. Abbiamo visto la settimana scorsa come l’utilizzo di scelte automatiche e di opzioni di default, facendo leva sulla nostra tipica propensione all’inazione, possano concorrere a questo scopo rendendo più semplice il processo di scelta in condizioni complicate.








