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Per costruire una cantina casalinga con vini classici e nuove tendenze bastano 2mila euro

Dalle bollicine ai rossi puntando su etichette dal buon rapporto qualità prezzo e accostando denominazioni classiche (ma spesso costose) con alcune emergenti: ecco come iniziare una piccola collezione personale

di Cristiana Lauro

Quali vini scegliere per costruirsi una piccola cantina domestica?

4' di lettura

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Esistono diversi modi per organizzare una cantina casalinga pronta all’uso, che tenga conto di diverse tipologie di vini e soprattutto senza spendere una fortuna. Tempo fa ne suggerii una classica. Ma i gusti non sono tutti uguali – per fortuna – e alcuni preferiscono altri stili rispetto a quelli canonici. Ecco pertanto alcune dritte che tengono conto delle tendenze attuali e più recenti, anche se vale la regola che il classico non tramonta mai. La raccomandazione solita è quella di controllare la temperatura della cantina poiché il caldo e la luce accelerano i processi di maturazione e, di conseguenza, l’ossidazione. Ricordo che la temperatura di cantina ideale è compresa fra i 10 e i 15 gradi con umidità intorno al 75-80%.

Bollicine a basso dosaggio

Ma andiamo con ordine: partirei con quelle che ormai tutti chiamiamo “bollicine”.
L’attuale tendenza è quella di ricercare “dosature” molto contenute se non assenti, quindi mi orienterei su Pas Dosé o Extra Brut del Trento Doc. La Franciacorta nella sua espressione tipica del Satèn non può mai mancare, ma stavolta azzarderei anche zone meno consuete dove ho provato spumanti molto interessanti a prezzi umani come in Emilia, ad esempio, con le declinazioni di Metodo Classico a base Lambrusco. Per qualche amico che non può proprio fare a meno del Prosecco potete scegliere fra le Docg (non altro, vi prego!) meglio se cru di Rive, come ad esempio Refrontolo o Follina. Direi tre pezzi per tipo e con le bollicine siamo a dodici bottiglie.

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Tutte le sfumature del bianco

Passiamo ai bianchi, dove eviterei quelli eccessivamente aromatici che sono scesi di interesse verso il pubblico; tuttavia, qualche citazione mi pare di rigore come kerner o, in alternativa, Incrocio Manzoni. Il Friuli-Venezia Giulia è imprescindibile dove il Carso esprime grandi interpretazioni di bianco: la Vitoska è il suo vitigno per me più rappresentativo. Ovviamente non può mancare il Friulano (quello che per anni abbiamo chiamato Tocai) e meglio se del Collio, qualche eccellenza si trova anche in Colli Orientali e Isonzo.
Vi suggerisco anche il Pinot Bianco che per anni è stato messo un po’ da parte mentre io lo trovo delizioso e infatti - sia in Alto Adige che in Friuli - diversi produttori stanno puntando su questo interessante vitigno che riscontra il gusto di un pubblico più giovane rispetto al passato. Inoltre raccomando di inserire qualche bianco di Isole minori in quanto rappresentano una piacevole alternativa che non mancherà certamente di incuriosire anche i vostri commensali. I più comuni e facili da trovare sono Ischia Biancolella o Malvasia di Salina (vinificate in secco).

Completerei la selezione italiana con Verdicchio dei Castelli di Jesi, Fiano di Avellino e Etna bianco: vini che esprimono generalmente grande qualità e una profonda territorialità. Per tutti questi bianchi facciamo, per intenderci, quattro per tipo.

Se volete dare un tocco di internazionalità tenete conto che la Borgogna classica oramai ha raggiunto prezzi mediamente molto elevati, ma esistono denominazioni che possono essere ancora accessibili e dare soddisfazioni; ad esempio come Chardonnay orientatevi su Meursault o Saint-Aubin. Altri territori esteri da tenere d’occhio sono la Spagna con l’Albariño, l’Austria con il Gruner Veltliner e la Nuova Zelanda con i suoi Sauvignon blanc. Scegliamo due bottiglie per tipo e così chiudiamo il conteggio dei vini bianchi a quaranta. Un discreto assortimento, niente male: direi che la cantina inizia a prendere forma!

Ma procediamo coi rosati, molto di moda in questo momento. Non rinunciate a quelli delle zone storiche, ovvero il Cerasuolo d’Abruzzo piuttosto strutturato e un più lieve Chiaretto della riviera del Garda, a vostra scelta se della sponda bresciana o veronese. Facciamo due per tipologia quindi quattro bottiglie in tutto.

Rossi tra classici ed emergenti

Per quanto riguarda i rossi, il Piemonte non può mancare. Ovvio che le Langhe rappresentino la citazione più classica con i Barbaresco e i Barolo, ma occhio anche a Dogliani! Provate inoltre i Nebbiolo dell’alto novarese, ne vale la pena se non altro per saggiare qualcosa di meno scontato e per sgomberare il campo da scelte prevedibili. Coste della Sesia o Boca andranno benissimo e come Barbera direi di guardare al Monferrato; Nizza come denominazione sarebbe perfetto.

Spostiamoci in Veneto con le Valpolicella Superiore (personalmente eviterei il “ripasso”), se ne trovano di molto buone e decisamente duttili, quindi perfette per gli abbinamenti del cibo quotidiano. Qualche bottiglia di Lambrusco non può mancare in una cantina che si rispetti e qui mi sento di suggerire i Sorbara compreso qualcosa di rifermentato in bottiglia; vini secchi, asciutti in grado di superare anche i confini dell’abbinamento classico coi soli piatti di salumi. Sulle ali del Sangiovese che mi piace tanto, stavolta punterei sullo spesso dimenticato Nobile di Montepulciano: vi garantisco che è un’ottima soluzione di Sangiovese a costi più accessibili rispetto a Montalcino.

Un’altra bellissima scoperta che ho approfondito negli ultimi anni è il Cesanese del Piglio per quanto riguarda il basso Lazio, mentre Montepulciano di Abruzzo è un must del centro Italia perfetto per l’abbinamento ai piatti della tradizione; peraltro, se scegliete le zone produttive di montagna, potrete trovare ottime espressioni di questo vitigno superando i limiti determinati dai cambiamenti climatici.

Provate Castel del Monte Doc riserva, se volete aggiungere alla vostra cantina una Puglia importante ma eccentrica rispetto alle citazioni più note del Salento o di Manduria. Per quanto riguarda invece la Sicilia insisto sul Nerello Mascalese dell’Etna perché quel vulcano è magico anche per qualità dei vigneti storici che accoglie nei suoli di cenere. E con questi vini rossi aggiungiamo altre quaranta bottiglie alla nostra cantina di casa 2.0.

Dulcis in fundo

Chiudo con i vini da dessert - anche se non se li fila mai nessuno - consigliandovi un Moscato d’Asti, moderno e dissetante. Andrà benissimo anche sul panettone a Natale ma in generale sui dolci senza creme, mentre per eventuale abbinamento coi formaggi provate una Vendemmia tardiva delle montagne Trentine o Valdostane; due bottiglie per tipologia.

Ora che abbiamo messo su una cantina di casa piuttosto variegata e un po’ fuori dagli schemi classici facciamo due conti calcolando un centinaio di bottiglie in tutto al prezzo medio di venti euro in scaffale di enoteca per un totale di 2.000 euro. Certamente non un investimento folle se volete coltivare la vostra passione per il vino.

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