Davvero il vino migliora (sempre) invecchiando? Meglio berlo un giorno prima che uno dopo
In commercio in genere non ci sono vini troppo giovani (da quando la giovinezza è un difetto?) ma solo bottiglie che possono migliorare con il tempo, se ben conservate
di Cristiana Lauro
3' di lettura
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È vero che il vino migliora invecchiando? No! E come facciamo a capire quando è il momento migliore per aprire una bottiglia centrando il “punto di bevuta” perfetto? Bella domanda! Dipende da vari fattori ma partiamo subito con un principio inflessibile, un vero e proprio assioma: quando un vino nasce male non migliora con l’invecchiamento. Non ci sono vini troppo giovani in commercio, solo bottiglie che migliorano col tempo, ma sono già ben godibili quando escono sul mercato.
Il fascino del vino risiede spesso nella sua evoluzione in bottiglia se conservato in una cantina a temperatura e umidità ottimali, rigorosamente al riparo dalla luce. Detto questo, da quando in qua la gioventù sarebbe un difetto?
Le cose, così come le persone, cambiano, hanno un’evoluzione ma non è detto che il risultato di questo processo sia necessariamente migliorativo e nemmeno che debba entrare di diritto in un registro che definisce la qualità. I vini giovani hanno caratteristiche di freschezza floreale, non solo fruttata e spesso sono molto agili, brillanti, scattanti, hanno ritmo e non di rado “il tiro in porta”.
I vini molto buoni se invecchiati al punto giusto – senza eccedere fino a ossidazioni fastidiose e omologanti – soprattutto nella loro evoluzione terziaria sono più completi, maturi e convocanti. Ci raccontano una storia di fascino, il risultato di un tempo trascorso ad aspettare.
Tuttavia, in base alla mia esperienza, ritengo che sia meglio un “giorno prima che un giorno dopo”, ovvero se un vino ha tutte le sue “cosine” a posto, non trovo ragione di aspettare troppo ad aprirlo.


