Consumi

Per bar e ristoranti Centromarca prevede un 2025 in frenata

Sono i più giovani i meno interessati a mangiare fuori casa, specie per motivi economici: la Generazione Z (-3,1%) e i Millennial (-6,9%)

di Maria Teresa Manuelli

3' di lettura

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Il mercato della ristorazione, che ha mostrato una notevole resilienza negli anni post-Covid, si prepara ad affrontare un 2025 in controtendenza. Dopo anni di crescita costante, il settore registrerà una flessione delle visite del -1,6%, la prima previsione negativa per un comparto che sviluppa un giro d’affari di oltre 101 miliardi di euro.
È quanto emerge dal forum “Consumi fuori casa: industria di marca, dinamiche di mercato e rapporti di filiera” organizzato da Centromarca a Milano, dove oltre 250 manager delle più importanti aziende alimentari e non food si sono riuniti per analizzare le prospettive del settore Away from home (Afh).

«Già nel 2024 il mercato dei consumi fuori casa ha mostrato un rallentamento, con un calo delle visite del -1,1% – spiega Bruna Boroni, direttrice Industry Afh di TradeLab –. All’interno di questo dato abbiamo la componente italiana che ha rallentato anche un po’ di più, mentre registriamo un contributo più positivo del turismo straniero».

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A ridurre le visite in bar e ristoranti sono in particolare i giovani. Mentre i Baby Boomers aumentano le loro uscite (+4,4%), le generazioni più giovani mostrano un deciso disimpegno: la Generazione Z (-3,1%) e i Millennial (-6,9%) escono meno e preferiscono trovarsi in casa con gli amici, sia per fattori economici (47%) sia per una maggiore attenzione al benessere personale (35%). Dal punto di vista geografico, soffrono l’area Nord Est (-2,6%), Nord Ovest (-1,7%) e le grandi città (-4,1%), territori che in passato hanno contribuito significativamente allo sviluppo del mercato.

«La colazione è l’unica occasione di consumo in crescita nel 2024 (+0,7%) – sottolinea Boroni –. Con 2,2 miliardi di consumazioni e 6,3 miliardi di euro di spesa, sta vivendo una trasformazione in occasione sociale e “social”, amata dai giovani perché più economica e meno impegnativa rispetto alle occasioni serali». Il mercato mostra segnali di polarizzazione.

Crescono, seppur meno rispetto al passato, le visite nelle catene della ristorazione commerciale (+2%) e nelle pizzerie (+4%), rallenta la ristorazione di fascia bassa (-5%) e media (-2%), mentre cresce il segmento premium (+6%). Anche la cena, che vale 38 miliardi di euro con 1,6 miliardi di consumazioni, mostra una marcata polarizzazione: stabili le cene economiche, in contrazione quelle di fascia media, in crescita quelle di fascia alta. Il Sud e le Isole rappresentano il 40% delle cene consumate fuori casa, con uno scontrino medio inferiore rispetto al Nord (19,6 euro contro 26,1euro).

«Ci sono tanti fattori a livello macro, ma anche a livello italiano, che stanno influenzando i consumi – continua Boroni –. Pensiamo alla nuova normativa alcol e guida che ha penalizzato molto soprattutto i consumi serali del dopo cena e dell’aperitivo». Luciano Sbraga, vice direttore generale e direttore Centro Studi Fipe-Confcommercio, conferma: «Sicuramente c’è un problema legato al consumo di bevande alcoliche, dato da una comunicazione non corretta. In una recente indagine viene fuori che per sette italiani su dieci sono stati cambiati i limiti del tasso alcolico alla guida, ma non è vero. Inoltre, nove italiani su dieci non conoscono le tabelle alcolemiche». Manca anche la capacità di mettere a punto un’offerta adeguata al mutamento delle esigenze. «Perché sempre di più prende piede il tema dell’esperienza e non del cibo – osserva Sbraga –. Chi pensa di ridurre l’offerta della ristorazione al prodotto venduto ha sbagliato proprio approccio».

Parallelamente, si osserva una crescente attenzione alla salute e al benessere. A casa, ha spiegato Emanuele De Faustino, responsabile Industria, retail e servizi di Nomisma, tra i fattori che influenzano i comportamenti prevalgono esigenze di risparmio e prodotti che contribuiscono al benessere, mentre fuori dall’ambiente domestico a guidare sono gusto e soddisfazione organolettica. Su entrambi i fronti entra in gioco la sostenibilità, declinata sotto forma di prodotti/ricette realizzate con materie prime che rispettano l’ambiente e la comunità.

Il settore deve però accelerare sull’innovazione e la digitalizzazione. Tuttavia, come evidenzia Sbraga, «l’innovazione va ancora troppo a rilento nel canale. Solo il 24,5% dei servizi di ristorazione utilizza sistemi di ordinazione/prenotazione online, il 9,5% sistemi Erp per condividere informazioni tra le aree funzionali, il 17,5% software di finanza e contabilità, l’1,9% software di customer relationship management». Mentre la carenza di personale, in termini numerici e di preparazione professionale persiste.

«Lo scenario richiede idee, innovazione, sostenibilità, efficienza logistica e digitalizzazione – conclude Francesco Mutti, presidente di Centromarca –. «Ci sono grandi opportunità per l’industria di marca: per coglierle dobbiamo superare, insieme ai distributori e ai canali di consumo, le criticità che frenano la creazione di valore e il miglioramento dell’offerta al consumatore».

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