Adempimenti

Isee 2025: titoli di Stato esclusi dal calcolo fino a 50mila euro

Dal 2025, le famiglie italiane potranno escludere i titoli di Stato dal calcolo dell’Isee fino a 50mila euro, grazie al nuovo Dpcm attuativo firmato da Giorgia Meloni. Questa modifica accelera la corsa al rinnovo dell’Isee e potenzia le risorse dei Caf per gestire la campagna Isee 2025

di Michela Finizio

5' di lettura

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Per le famiglie italiane dal 2025 sarà possibile escludere dal calcolo dell’Isee i titoli di Stato, fino a un valore massimo di 50mila euro. La conferma attesa da tempo è arrivata proprio stamattina con la firma, da parte del Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, del nuovo Dpcm di modifica al regolamento che disciplina la determinazione e i campi di applicazione dell’Indicatore della situazione economica equivalente (Isee).

Il nuovo decreto, previsto dalla legge di bilancio per il 2024, recepisce di fatto una lunga serie di novità intervenute nel tempo e che hanno modificato il testo del Regolamento che disciplina lo strumento utilizzato dalle famiglie italiane per accedere a misure sociali e di assistenza agevolate erogate dallo Stato e dagli enti locali. Con la firma della Meloni si apre la strada alla registrazione della Corte dei conti e alla sua successiva pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale per la sua piena operatività.

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Con questa grande novità, accelera così la corsa la corsa al rinnovo dell’indicatore della situazione economica equivalente delle famiglie italiane, indispensabile per accedere a bonus e prestazioni sociali. Oltre il 65% delle pratiche viene elaborato nei primi tre mesi dell’anno, uno sprint necessario per garantire la continuità di certe misure - come i bonus gas e luce oppure l’assegno di inclusione - nel passaggio da un anno all’altro. Le agende dei Caf sono ricche di appuntamenti e 135 milioni di euro già stanziati per la campagna Isee 2025.

«Siamo partiti a pieno ritmo», racconta Giovanni Angileri, coordinatore della Consulta dei Caf. «Le nostre agende - aggiunge - sono già piene di appuntamenti per i mesi di gennaio e febbraio. Siamo chiamati ad uno sforzo: incontreremo circa 7 milioni di persone in poche settimane».

I numeri Inps

Nel 2024 le Dichiarazioni sostitutive uniche (Dsu) inviate all’Inps per richiedere l’Isee sono state 11,6 milioni, in calo dell’1,5% rispetto all’anno precente. La flessione, ancora più marcata se messa a confronto con le 11,9 milioni di pratiche Dsu inviate nel 2022 (-1,8%), riflette diverse dinamiche.

Innanzitutto, dal 1° ottobre 2023 l’Inps non riconosce più ai Caf il rimborso delle Dsu successive alla prima inviate nel medesimo anno e presentate per lo stesso nucleo familiare (articolo 32 del decreto Lavoro convertito in legge n. 85/2023). Pertanto le Dsu doppie, o comunque, replicate (in tutto 980mila nel 2024, pari all’11% del totale), vengono fatte pagare alla clientela in base ai tariffari delle singole reti di centri di assistenza fiscale. Circa 25 euro a invio, secondo le indicazioni della Consulta. «Agli utenti comunichiamo fin da subito il fatto che l’eventuale seconda pratica non sarà più gratuita. E questo concorre, anche indirettamente, a disincentivare le Dsu replicate. In caso di difformità, ad esempio, qualcuno può aver rinunciato a sanarla. Oppure, più semplicemente, si è portati a prestare subito maggiore attenzione nella compilazione, limitando le omissioni».

I NUMERI

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Inoltre, va ricordato che l’impennata del 2022 è stata concomitante al debutto dell’assegno unico universale. Il suo importo viene definito in base al valore Isee e viene riconosciuto nella sua quota minima solamente oltre una certa soglia Isee (nel 2024, 45.574,96 euro) oppure in assenza di Isee: dopo aver scoperto di avere un indicatore troppo elevato, oltre tale soglia, alcune famiglie potrebbero aver ritenuto superfluo il suo rinnovo per gli anni successivi. In parallelo, poi, nel 2024 è andato definitivamente in soffitta il reddito di cittadinanza, che raggiungeva oltre 1,6 milioni di famiglie povere, sostituito dall’attuale assegno di inclusione destinato però a una platea più ristretta (circa 660mila nuclei).

Infine, il calo delle pratiche Isee risulta più marcato presso i Caf (-7,1% su base annua), anche se la maggior parte delle Dsu continua ad essere inviata tramite gli intermediari (circa 9,2 milioni, pari al 79% del totale). Aumentano, invece, le pratiche online o inviate direttamente dal cittadino, ormai una su quattro: sono 2,3 milioni quelle trasmesse nel 2024 con la procedura precompilata sul sito Inps, pari al 19,9% del totale, in crescita rispetto al 2023 quando erano il 14,4% del totale (in tutto 1,7 milioni).

Negli ultimi anni l’Inps ha semplificato e promosso l’invio fai-da-te attraverso un modello che “pesca” i dati relativi a redditi e patrimoni dall’incrocio delle banche dati. Con il messaggio n. 4508 del 31 dicembre scorso l’Istituto ha informato che il servizio è stato aggiornato con una nuova funzionalità: per il 2025 sarà possibile presentare direttamente da smartphone, tramite l’app Inps Mobile, la Dsu Mini precompilata (pratica “semplificata” preclusa in assenza di dichiarazione dei redditi o Certificazione unica, ai nuclei con disabili o non autosufficienti, ai genitori non conviventi oppure in caso di prestazioni per il diritto allo studio universitario).

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Per il 2025 l’Inps ha voluto potenziare il fondo utilizzato per finanziare le attività dei Caf con ulteriori 3 milioni di euro, facendo salire lo stanziamento annuale a 135 milioni di euro. «Questo - spiega Angileri - ci permetterà di avere risorse sufficienti per coprire tutta l’attività legata all’Isee e all’assegno di inclusione, senza dover scaricare sul cittadino ulteriori costi. Nel 2024 sono stati spesi 129,2 milioni di euro complessivi».

Le novità 2025

La novità dell’esclusione dei titoli di Stato e degli altri titoli garantiti, fino a un valore complessivo di 50mila euro, diventerà quindi operativa già dal 2025 con l’approvazione del Dpcm attuativo della norma introdotta con la passata legge di Bilancio (comma 183, articolo 1, legge 213/2023).

All’agenzia delle Entrate spetterà il compito di fornire all’Inps i dati relativi agli importi patrimoniali da scomputare, per il nuovo calcolo dell’indicatore. L’esclusione riguarderà BoT, CTz, BTp, CcT, buoni fruttiferi e libretti di risparmio postale (prodotti finanziari di raccolta del risparmio con obbligo di rimborso assistito dalla garanzia dello Stato, destinati al pubblico retail), il cui possesso – entro la soglia dei 50mila euro – non avrà quindi rilevanza per l’Isee familiare.

La nuova banca dati dell’anagrafe tributaria è pronta: entro il 31 dicembre scorso, in base al provvedimento del 28 ottobre 2024, gli operatori finanziari (banche, Poste e intermediari) erano tenuti a comunicare alle Entrate i dati relativi alle voci patrimoniali interessate. Tra gli altri, Intesa Sanpaolo, Poste Italiane, Unicredit e Mps hanno confermato al Sole 24 Ore di aver inviato nelle modalità e nei termini stabiliti le informazioni richieste (il valore detenuto al 31 dicembre 2023 nei depositi titoli e nelle gestioni di portafogli dei clienti). Alcuni istituti, inoltre, fanno sapere che questi dati verranno comunicati anche alla clientela nelle note informative periodiche. Gli uffici tecnici nei giorni scorsi hanno testato le piattaforme informatiche per capire se il nuovo meccanismo di calcolo dell’Isee può funzionare in “automatico” e, quindi, se può diventare operativo a partire già dall’anno in corso. La norma, infatti, prevedeva l’entrata in vigore nel 2024, ma l’attuazione ha richiesto tempi più lunghi.

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Ora bisognerà porre attenzione alle fasi attuative della novità tecnica: nel solo mese di gennaio vengono elaborati migliaia di Isee che andranno ricalcolati a fronte di un cambio in corsa delle regole, con riflessi (e necessità di conguagli) anche su tutte le prestazioni agganciate all’indicatore.

Inoltre, con l’Isee 2025 debutta anche un’altra novità: in base a quanto disposto dalla manovra per il 2025, ai fini dell’erogazione del nuovo bonus da mille euro per i nuovi nati e del bonus nido, quest’anno dal calcolo che determina l’indicatore finale per la prima volta verrà decurtato l’importo percepito tramite l’assegno unico universale nel 2023. L’Inps assicura che il ricalcolo al netto di questi importi (già effettuato ai fini dell’assegno unico stesso) verrà effettuato in modo verticale dalle piattaforme informatiche che gestiscono le singole prestazioni interessate, ma al momento non è previsto che il nuovo valore venga comunicato alle famiglie interessate.

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