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Isee più basso dal 2025 senza BTp e libretti: pronte le nuove regole

Alla Camera il Dpcm attuativo che riforma il meccanismo di calcolo dell’Isee. Invio degli importi alle Entrate entro il 31 dicembre. Caf Acli: indicatore giù del 9% con 25mila euro investiti

di Michela Finizio

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Tutto è pronto, o quasi, per l’esclusione dei titoli di Stato e dei libretti postali dall’Isee 2025.

Alla Camera dei deputati è arrivato mercoledì scorso lo schema di Dpcm che modifica il regolamento Isee (Dpcm 159/2013): tra gli altri correttivi, il provvedimento introduce una norma (il nuovo comma 4-bis dell’articolo 5) che rende operativa la novità introdotta dalla legge di Bilancio per il 2024 e tuttora inapplicata. Una volta ottenuti i pareri delle commissioni parlamentari, la nuova modalità di calcolo dell’indicatore della situazione economica equivalente delle famiglie potrà entrare in vigore a partire dal 2025.

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Il Governo procede dunque spedito per attuare a regime una profonda revisione del meccanismo di calcolo dell’indicatore stesso, in particolare della fotografia del patrimonio mobiliare dei nuclei familiari.

Il comma 183, articolo 1, della scorsa legge di Bilancio ha previsto l’esclusione dal calcolo dell’Isee, fino a un valore complessivo di 50mila euro, dei titoli di Stato e dei prodotti finanziari di raccolta del risparmio con obbligo di rimborso assistito dalla garanzia dello Stato. Si fa riferimento quindi a BoT, CTz, BTp, CcT, buoni postali fruttiferi, libretti di risparmio postale, il cui possesso – entro la soglia dei 50mila euro – non avrà quindi rilevanza per l’Isee familiare. Sono inclusi i prodotti di raccolta del risparmio destinati al pubblico retail, con esclusione di quelli destinati a investitori istituzionali e di quelli indiretti tramite fondi non posseduti direttamente.

Come si legge nella relazione tecnica al Dpcm correttivo, la novità produrrà «l’effetto di far diminuire il valore dell’Isee con conseguenze in termini di maggiori spese per prestazioni legate alla prova dei mezzi misurata attraverso l’Isee». Ad essere erogate in base a determinate soglie Isee ormai sono sempre più prestazioni sociali: bonus gas e luce, bonus nido, assegno unico, assegno di inclusione, bonus psicologo, carta Dedicata a te, riduzioni di rette o esenzioni del ticket. E altre ancora sono allo studio (si veda la scheda a destra).

Eppure – si legge ancora nella relazione – «la maggior parte delle prestazioni prevede livelli di Isee decisamente contenuti, tali da considerare trascurabile l’effetto di riduzione dell’Isee» in seguito all’esclusione dei titoli di Stato. L’impatto, invece, potrebbe risultare più oneroso per l’assegno unico, considerata l’universalità della prestazione e la granularità delle classi di Isee cui corrispondono importi differenti. In questo caso, «il peso stimato risulta contenuto e mediamente quasi dello 0,7% con incidenza in media sull’importo della prestazione dello 0,23 per cento». Il provvedimento determina quindi una maggior spesa pari a circa 44 milioni di euro annui, per cui è già stata prevista una copertura finanziaria ad hoc nella passata manovra.

Inoltre, la relazione al Dpcm su cui le commissioni parlamentari dovranno esprimersi nelle prossime settimane, ricorda che entro 30 giorni dall’approvazione del nuovo modello Dsu per il calcolo dell’Isee 2025 i diversi enti che erogano prestazioni agevolate potranno decidere se procedere o meno ad una «revisione verso il basso delle soglie Isee di accesso», proprio al fine di evitare maggiori oneri.

L’ESCLUSIONE DEI TITOLI DI STATO

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Le simulazioni realizzate per Il Sole 24 Ore del Lunedì dal Caf Acli aiutano a capire in concreto cosa cambierà con il nuovo Isee “senza titoli di Stato”. Ad esempio due genitori con due figli, un reddito da lavoro dipendente, abitazione di proprietà e circa 79mila euro di patrimonio mobiliare, vedranno il proprio Isee scendere di circa 2mila euro (-8,6%) nell’ipotesi in cui 25mila euro siano investiti in titoli di Stato. Se poi questa quota sale fino a 50mila euro (quindi la soglia massima decurtabile), l’Isee può scendere anche fino a 4mila euro (-17,2%) rispetto a quello attuale.

Alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Dpcm dovranno poi seguire le istruzioni operative dell’Inps per la compilazione della nuova Dichiarazione sostitutiva unica, che – a cascata – dovranno guidare i Caf e l’invio precompilato del modello. Il testo ha già ottenuto i pareri favorevoli del Garante della privacy, del Consiglio di Stato e della Conferenza unificata. Anche le Regioni hanno dato il via libera, chiedendo però al Governo di «istituire con urgenza un tavolo tecnico ad hoc» per avviare un confronto «finalizzato ad una complessiva revisione della normativa, in chiave di una maggiore equità e sostenibilità».

A porre le basi – necessarie – per una piena operatività tecnica del nuovo Isee è stato, infine, il provvedimento l’agenzia delle Entrate del 28 ottobre scorso, che ha introdotto l’obbligo per gli operatori finanziari (banche, Poste, intermediari, società di investimento e risparmio) di comunicare i dati relativi alle voci patrimoniali interessate.

Finora, infatti, le banche erano tenute alla sola comunicazione della giacenza media dei rapporti finanziari ai fini del calcolo dell’Isee, mentre ora dovranno trasmettere anche il valore, rilevato alla fine del periodo, dei titoli di Stato intestati alle persone fisiche. La comunicazione dei dati riferiti al 2023, che andranno ad alimentare i calcoli dell’Isee 2025, dovrà avvenire entro il prossimo 31 dicembre. In questo modo, per semplificare la compilazione e la verifica delle difformità nelle Dsu, per la prima volta queste informazioni entreranno nell’Anagrafe tributaria.

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