Quanto valgono le promesse mancate di Apple sull’Ai?
di Alessandro Longo
di Maria Teresa Manuelli
3' di lettura
3' di lettura
Gli italiani hanno voglia di Natale. Secondo le aziende produttrici di grandi lievitati da ricorrenza (panettone e pandoro) le vendite per il 2023 dovrebbero essere in ripresa, pur con tutte le attenuanti dovute alla situazione di crisi del Paese. In particolare, le previsioni della quinta edizione dell’Osservatorio del Panettone in Italia realizzata da Nielsen IQ per conto di Csm Ingredients – attore globale negli ingredienti – stimano per il dolce principe del Natale vendite a volume per 26.700 tonnellate in questo 2023, con un aumento dal 3% all’8% del panettone artigianale e una tenuta del segmento industriale.
«Soprattutto in questo difficile periodo le famiglie hanno voglia di trovare momenti di serenità e condivisione. Per questo ci aspettiamo una buona campagna dei prodotti da forno, dopo un 2022 non proprio brillante» afferma Paolo Isolati, direttore marketing di Gruppo Bauli. Lo scorso anno, infatti, secondo i dati di Unione Italiana Food, la produzione complessiva dei due lievitati – panettone e pandoro – è stata di 73.502 tonnellate pari a 552,1 milioni di euro. «Il Natale 2022 è stato molto difficile per tutti – concorda Alessandra Balocco, presidente e amministratrice delegata dell’azienda – sia per i consumatori, sia per la distribuzione, sia per noi produttori che abbiamo subito pesanti aumenti di costi a 360 gradi. Si pensi che il cacao ha segnato un aumento del 105% e ancora non si è fermato, così come lo zucchero che ancora risente di quotazioni elevate. Poi l’inflazione che ci ha colti alla sprovvista. Per queste festività, però, come azienda siamo ottimisti e prevediamo di chiudere con un pareggio di volumi. Un buon risultato, dal momento che lo scorso anno si era verificata una riduzione del 15 per cento».
Secondo Marco Brandani, amministratore delegato di Maina Panettoni le aziende stanno cercando un nuovo equilibrio in un mondo meno globalizzato: «Agli alti e bassi dei prezzi delle materie prime, che portano a turbolenze e stress – osserva – siamo abituati ormai da 20 anni. Ma ora si sommano il costo dei servizi e quello del lavoro, oltre a una instabile situazione geopolitica che rende difficili o molto costosi gli approvvigionamenti».
L’export, che per altri settori ha rappresentato un’ancora di salvezza, per pandori e panettoni rimane un mercato ancora relativamente marginale: lo scorso anno, infatti, aveva interessato una produzione complessiva di poco meno di 14mila tonnellate e un valore di 105 milioni di euro.
Nonostante la difficile congiuntura i grandi lievitati da ricorrenza continuano, comunque, a essere molto amati da tutti gli italiani, tanto che nell’ultimo anno oltre il 95% ne ha mangiato almeno uno, secondo l’indagine condotta da AstraRicerche per Unione Italiana Food. Tra le preferenze dei consumatori, panettone (81%) e pandoro (82,2%) se la giocano alla pari, anche se il consumo del primo cresce tra gli adulti, mentre ai giovani piace di più festeggiare con il dolce tipico di Verona. Nella maggioranza dei casi gli italiani preferiscono quelli realizzati secondo la ricetta tradizionale (66% per il panettone, 69,3% per il pandoro). E sono meno propensi verso quelli “speciali”, per esempio arricchiti con delle coperture (11,6% panettone, 9% pandoro). I giovani però sono i più aperti a scoprire le novità per provare anche nuove esperienze di gusto.