Intelligenza artificiale

OpenAI sigla accordo con Condé Nast per l'accesso di SearchGPT ai contenuti di importanti riviste

OpenAI ha annunciato una partnership con Condé Nast per consentire a ChatGPT e SearchGPT di accedere ai contenuti di riviste come Vogue, The New Yorker e Wired. L’obiettivo è utilizzare queste informazioni per generare risposte e contenuti in modo più rapido e accurato. Questo accordo rientra nella tendenza di collaborazioni tra grandi gruppi editoriali e aziende di intelligenza artificiale

di Andrea Biondi

3' di lettura

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OpenAI, la società controllata da Microsoft e fondata da Sam Altman , che per prima ha lanciato un servizio di intelligenza artificiale generativa, l’ormai celebre ChatGPT, ha annunciato una partnership con Condé Nast.

I prodotti dell’azienda di intelligenza artificiale, tra cui ChatGPT e SearchGPT, avranno accesso ai contenuti di Vogue, The New Yorker, Condé Nast Traveler, GQ, Architectural Digest, Vanity Fair, Wired, Bon Appétit e altri media del gruppo, per sfruttare poi le conoscenze nella generazione automatica di risposte e contenuti.

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«Con l’introduzione del nostro prototipo di motore di ricerca SearchGPT, stiamo testando nuove funzionalità che rendono la ricerca di informazioni e fonti di contenuti affidabili più rapida e intuitiva», si legge sul blog aziendale di OpenAI. «Stiamo combinando - continua il post - i nostri modelli conversazionali con informazioni dal web per darti risposte rapide e tempestive con fonti chiare e pertinenti».

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OpenAI ha aggiunto che il prototipo SearchGPT offrirà collegamenti diretti alle notizie e che l’azienda prevede di «integrare il meglio di queste funzionalità direttamente in ChatGPT in futuro».

Quello annunciato è solo l’ultimo esempio di una tendenza recente che ha visto grandi gruppi editoriali stringere accordi con start up attive nel campo dell’intelligenza artificiale con lo scopo di promuovere i propri contenuti attraverso i sempre più popolari servizi bastati sull’intelligenza AI per stipulare accordi sui contenuti.

Al centro c’è il motore di ricerca lanciato a luglio, indicato come l’ammazza-Google, ma che per ora è ancora in fase prototipale e in accesso limitato. L’azienda sostenuta da Microsoft e guidata da Sam Altman ha firmato accordi simili con la rivista Time, il Financial Times, Axel Springer, Le Monde, Prisa, Vox Media negli ultimi mesi. Grazie a queste intese è garantito l’accesso ai grandi archivi di testo di proprietà degli editori, necessari sia per addestrare grandi modelli linguistici come ChatGPT sia per trovare informazioni in tempo reale. Altri hanno fatto scelte diverse muovendosi sul versante legale, come accaduto con New York Times ad esempio, o anche il Chigago Tribune che hanno puntato l’indice sul tema della violazione del copyright conseguente all’addestramento dei modelli generativi.

«Ci impegniamo a collaborare con Condé Nast e altri editori di notizie per garantire che, mentre l’intelligenza artificiale svolge un ruolo più importante nella scoperta e nella distribuzione delle notizie, mantenga accuratezza, integrità e rispetto per la qualità dei reportage», ha affermato Brad Lightcap, direttore operativo di OpenAI, in un post sul blog che ha riportato la notizia.

Quanto a Condé Nast, in una email ai dipendenti il ceo Roger Lynch ha affermato che l’accordo compenserà parte dei ricavi che le aziende tecnologiche hanno strappato agli editori negli ultimi anni: «L’intelligenza artificiale generativa sta cambiando rapidamente il modo in cui il pubblico scopre le informazioni. È fondamentale che incontriamo il pubblico dove è in grado di abbracciare le nuove tecnologie, garantendo al contempo la corretta attribuzione e compensazione per l’uso della nostra proprietà intellettuale».

Lynch ha anche elogiato OpenAI per essere stata «trasparente e disposta a collaborare in modo produttivo con editori come noi in modo che il pubblico possa ricevere informazioni e notizie affidabili attraverso le loro piattaforme». La sfida a Google passa anche da questo.

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