Olio di sansa, al bivio tra uso alimentare e fonte bioenergetica
La sansa vergine è un sottoprodotto della lavorazione delle olive in frantoio, impiegata per produrre olio alimentare e biomasse. Assitol chiede il «food first» cioè che la sansa sia a uso energetico solo se non è possibile quello per i cibi
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Non ci sono solo i pannelli fotovoltaici sui terreni agricoli ad accendere in agricoltura il contrasto tra food e non food. La contrapposizione tra produzione agroalimentare e produzione energetica sta conoscendo infatti un nuovo capitolo tutto interno al settore dell’olio d’oliva.
Al centro delle polemiche non è la produzione di olio extravergine ma la produzione di olio di sansa. La sansa vergine è un sottoprodotto della lavorazione delle olive in frantoio, impiegata per produrre olio alimentare e biomasse, valorizzata dal lavoro delle aziende che la trasformano e ne estraggono un olio destinato all’alimentazione. Di olio di sansa in Italia se ne producono in media circa 20mila tonnellate, se ne importano 30mila e se ne esportano 40mila.
L’olio di sansa viene infatti utilizzato nella frittura su scala industriale ma soprattutto viene esportato e utilizzato come apripista (grazie al suo gusto più neutro) sui nuovi mercati esteri, in primis asiatici, non ancora abituati al gusto e al sapore dell’extravergine. Questa produzione e la relativa filiera che gravita attorno ai sansifici (diffusi in Italia soprattutto Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia) è ora messa in grave difficoltà.
A partire dagli anni ’10 del 2000 infatti sono proliferati i sostegni alle agroenergie e gli incentivi per destinare alla produzione di bioenergie prodotti da matrici agricole. Compreso quindi l’olio di sansa, che oggi viene in gran parte assorbito dalla produzione agroenergetica mettendo in seria difficoltà i sansifici e i loro lavoratori.
Secondo i dati di Assitol (l’associazione delle industrie olearie italiane), a partire dal 2018, le sanse lavorate nei sansifici sono passate dall’85% del totale a una quota del 50%. Segno evidente del rafforzamento della destinazione energetica. Per questi motivi Assitol, ha proposto vari ricorsi amministrativi con l’obiettivo di riportare in equilibrio il mercato dell’olio di sansa.









