Agricoltura

Olio, ecco il piano del Governo: 500 milioni per colture intensive e più promozione

Verso l’esame in Conferenza Stato Regioni il programma per il rilancio della produzione: stanziate le risorse per i prossimi tre anni. Tra le richieste della filiera la necessità di un Commissario unico contro la Xylella

di Giorgio dell'Orefice

Colture meccanizzate e intensive: l’olivicoltura italiana ha bisogno di investimenti in innovazione

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Il varo di un piano olivicolo è già di per sé una notizia, visto che non ne è mai stato realizzato uno dal dopoguerra. Ma il piano ormai in dirittura d’arrivo dopo un confronto durato un anno tra ministero dell’Agricoltura, regioni e associazioni della filiera olivicolo-olearia punta anche a diventare un benchmark che possa fare da apripista ad analoghi piani di sviluppo di altri settori cardine del made in Italy agroalimentare.

Il progetto appena varato dal Masaf sarà ora sottoposto per due settimane alle osservazioni da parte degli operatori della filiera. Al termine di questo confronto il provvedimento sarà portato in Conferenza Stato Regioni, per andare poi all’approvazione definitiva. Pilastro fondamentale del piano è il rafforzamento della produzione. «Questa è la prima delle linee guida che vogliamo introdurre – spiega il sottosegretario all’Agricoltura con delega al settore, Patrizio La Pietra -. Finora si è spesso partiti dalle risorse economiche, dalla ricerca dei fondi da spendere spesso senza neanche avere bene chiare le idee su cosa fare. Adesso partiamo invece da un’idea precisa, aumentare la produzione, e poi cercare le risorse per metterla in pratica». Ed è anche in questo senso che il piano olivicolo e dovrà essere punto di riferimento anche per futuri piani di settore.

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Le risorse ci sono: poco meno di 500 milioni di euro per cinque anni. «La fetta più importante sono i fondi stanziati dal Coltiva Italia – continua La Pietra – che ammontano a 300 milioni (50 per il 2026, 50 per il 2027 e 200 per il 2028). Dotazione alla quale vanno aggiunti i circa 35 milioni di euro l’anno di risorse Ocm (quelle dei vecchi piani operativi, ndr) che per cinque anni fanno altri 175 milioni. Le risorse quindi ci sono già ma più importante ancora è avere le idee chiare su cosa fare. E averle definite dopo il confronto con gli altri soggetti coinvolti».

Obiettivo numero uno, quindi, è il rafforzamento produttivo dopo che l’Italia (con circa 300mila tonnellate di produzione previste per quest’anno) è scivolata in terza posizione tra i principali produttori mondiali scavalcata da Spagna e Tunisia . «Al rafforzamento produttivo – ha aggiunto il sottosegretario – saranno destinati tutti i fondi del Coltiva Italia. Abbiamo coinvolto le Regioni e le organizzazioni dei produttori per definire gli interventi che non potranno essere uguali ovunque ma andranno declinati sui territori. Per cui si punterà sugli oliveti superintensivi laddove è possibile e ha senso. Altrove si cercherà di intervenire diversamente nel solco delle prerogative territoriali, delle tradizioni e della tutela della biodiversità».

Sempre sotto il profilo del rafforzamento produttivo altro pilastro sarà poi il recupero degli uliveti abbandonati. Ma anche in questo caso, occorre uno screening approfondito perché se un uliveto è stato abbandonato è innanzitutto perché non consentiva al produttore una redditività adeguata per continuare a coltivarlo.

«Tra le ragioni dell’abbandono – prosegue La Pietra – c’è la sua possibile scarsa redditività, ma ci può essere anche ad esempio un mancato ricambio generazionale. Abbiamo chiesto alle regioni di effettuare una mappatura completa di questi impianti, presupposto fondamentale per arrivare a capire dove investire. Altro aspetto sul quale vogliamo puntare è valutare l’uliveto non solo per la sua valenza produttiva, ma anche per quella paesaggistica o per i rischi sul piano fitosanitario o anche degli incendi legati alla sua permanenza come incolto. Tutti elementi che possono aprire spazi per ulteriori finanziamenti e così consentire di immaginare una convenienza per riportare in produzione quegli impianti».

Altri due elementi emersi con forza al tavolo di filiera del settore olivicolo sono la richiesta di un’unica organizzazione interprofessionale e quella di un Commissario unico alla Xylella. «Sull’organizzazione interprofessionale – dice ancora il sottosegretario – va ricordato che c’è stata di recente anche una mozione parlamentare votata all’unanimità che l’ha richiesta oltre che una necessità emersa dal tavolo di filiera. La richiesta di un Commissario unico alla Xylella risponde alla necessità di non trattare più la fitopatia come un’emergenza regionale ma come un dossier di interesse nazionale».

Infine, ultimo capitolo importante a giudizio del Masaf: la valorizzazione dell’extravergine. «Questa categoria non può continuare a essere un mare magnum indistinto – aggiunge La Pietra – nel quale c’è il prodotto italiano, quello greco, quello spagnolo o una miscela di extravergine di diverse origini ma c’è anche l’olio Dop e quello biologico. Insomma, c’è il prodotto da 5 euro a scaffale e quello da 30. Dobbiamo spiegare meglio ai consumatori le differenze, far capire loro perché i prodotti hanno prezzi diversi e metterli così in condizione di scegliere. Un discorso che ha raccolto anche l’interesse dei rappresentanti della grande distribuzione che hanno partecipato al tavolo. Partecipazione che ha rappresentato, a mio avviso, un’importante novità e un altro punto a favore di questa nostra iniziativa».

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