Legge di bilancio

Nuova Transizione 5.0 e Zes rifinanziate, ma non è un cambio di passo

Come cambiano gli incentivi per beni strumentali e investimenti al Sud

di Carmine Fotina

Nuova Transizione 5.0 e Zes rifinanziate, ma non è un cambio di passo

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Il disegno di legge di bilancio che dopo l’approvazione in consiglio dei ministri sta per arrivare in Parlamento non sembra delineare traiettorie nuove per la politica industriale.

Quello che è emerso dallo schema approvato, e al netto di possibili integrazioni che saranno votate dalle Camere, è una variazione o un rifinanziamento di strumenti già esistenti.

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Gli incentivi agli investimenti in beni strumentali cambiano il nome e l’aspetto fiscale. Il meccanismo messo a punto dal ministero delle Imprese e del made in Italy entra in manovra come “nuovo piano Transizione 5.0”: finisce l’era dei crediti d’imposta e si torna ai maxi-ammortamenti, cioè a deduzioni maggiorate che riducono l’imponibile fiscale.

Ma la sostanza, dal lato degli obiettivi, non cambia. Siamo di fronte a incentivi orizzontali, che esulano cioè dalla scelta di settori industriali strategici, basati sull’acquisto di beni. Il tutto con un premio extra se gli investimenti comportano una riduzione dei consumi energetici.

Ridimensionamento delle risorse

Se poi entriamo nel campo delle risorse messe a disposizione, emerge un evidente ridimensionamento rispetto al quadro attuale. In manovra entrano 4 miliardi per spese effettuate nel 2026, con una coda per consegne effettuate entro il 30 giugno 2027.

Per l’anno in corso invece – sommando le risorse disponibili per il vecchio piano 4.0 e quelle del Pnrr per Transizione 5.0 – il conteggio arriva a quasi 5,3 miliardi. Restano fuori dal menu della manovra, poi, i crediti di imposta per l’innovazione tecnologica – sia nella versione di base sia in quella maggiorata per tecnologie digitali e per la transizione energica – e quelli per le attività di design e ideazione estetica. In questo caso nel disegno di legge non c’è la proroga e a fine anno gli incentivi andranno in scadenza.

Un altro capitolo robusto è il rifinanziamento del credito d’imposta per gli investimenti nella Zona economica speciale del Mezzogiorno. Entrano 2,3 miliardi per il 2026 e 1,7 miliardi per il biennio 2027-2028. Ma anche qui non si intravede un cambio di passo nella strategia. Dopo il passaggio dalle Zone a vocazione regionale e basate sulle aree portuali alla Zona unica, ci si aspettava la definizione più selettiva dei settori e delle filiere prioritarie in cui concentrare la potenza di fuoco rappresentata dalle agevolazioni.

Perché altrimenti è possibile che vengano incentivati investimenti, compresi terreni e capannoni, che non sono realmente addizionali o che comunque non incidono realmente sui livelli di produttività del Mezzogiorno. Il rischio in altre parole è che la Zes resti strumento compensativo senza diventare una vera arma di politica industriale.

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