Imprese, nei bilanci il valore degli impianti torna sotto i livelli 2020: nuova spinta in manovra
L’analisi di InfoCamere su 623mila società mostra un calo dell’1,3% delle immobilizzazioni materiali nel 2024. Rallenta la crescita di utili e patrimonio netto. Con il Ddl di Bilancio 4 miliardi per gli ammortamenti
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La spinta agli investimenti delle aziende – che la manovra darà con ammortamenti potenziati – agirà su un tessuto imprenditoriale ancora resistente, ma con qualche smagliatura ormai visibile a livello contabile. Nei bilanci riferiti all’esercizio 2024, il valore medio della voce «Immobilizzazioni materiali» (impianti e macchinari) ha proseguito il suo andamento altalenante, con un calo annuo dell’1,3%, restando ben al di sotto dei livelli 2020.
Guardando indietro e rapportando a 100 l’importo medio iscritto in bilancio nel 2019 per questa voce, si nota un balzo a 125,6 nel 2020: effetto sia dei bonus in vigore all’epoca, sia della chance di congelare gli ammortamenti concessa quell’anno dalla normativa anti-Covid (scelta contabile che può aver “gonfiato” i numeri). Tra il 2021 e il 2024 si vedono poi tre cali e un solo aumento – nel 2023 – fino ad arrivare al valore di 119,4. È il segno che nella maggior parte dei bilanci i nuovi investimenti in impianti sono stati inferiori alle quote di ammortamento di quelli passati.
I numeri della manifattura
I dati sono stati elaborati da InfoCamere su oltre 623mila aziende non quotate che hanno sempre presentato il bilancio in forma ordinaria nel periodo 2019-24. La fotografia inquadra tutti i settori d’attività. E il trend non cambia se ci concentriamo solo sulla manifattura, a cui fa capo quasi metà del valore totale degli impianti rilevato dai bilanci. In questo settore nel 2020 c’è stato un aumento di 33,8 punti rispetto all’esercizio precedente, poi si sono alternati segni più e segni meno, con un calo dell’1,5% nell’ultimo anno. Nella manifattura il valore medio delle immobilizzazioni nel 2024 è 2,12 milioni di euro, il più alto. Tra i settori con più imprese si avvicinano solo i trasporti (1,67 milioni).
L’ammortamento maggiorato
Con il Ddl di bilancio per il 2026, come si legge nel Documento programmatico di bilancio (Dpb) inviato a Bruxelles, arriverà «una specifica misura per favorire gli investimenti in beni materiali attraverso la maggiorazione del costo di acquisizione valido ai fini del loro ammortamento». Lo stanziamento complessivo sarà di circa 4 miliardi di euro, «anche se – ha affermato la premier Giorgia Meloni a margine del Consiglio dei ministri di venerdì scorso – stiamo valutando la possibilità di usare la revisione di medio termine della Politica di coesione per aumentare sensibilmente queste risorse».
Dopo la parentesi del piano Transizione 5.0 – che a fine anno chiuderà i battenti insieme all’Ires premiale – tornerà quindi il meccanismo dell’ammortamento maggiorato, già usato in passato. La misura è al momento prevista per un anno, non l’ideale per la programmazione delle imprese. Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, venerdì scorso ha ribadito la necessità di «un piano industriale per il Paese a tre anni», con una «manovra poderosa» e «misure semplici come il super e iper ammortamento».










