Non solo mastro birraio. Ecco le professioni emergenti nella filiera della birra
di Maria Teresa Manuelli
6' di lettura
6' di lettura
Una crescita dell'occupazione del +5% in 24 mesi, che si traduce in oltre 4.400 posti in più in due anni. Più del doppio rispetto all'andamento medio nazionale (nello stesso arco di tempo, in Italia, l'occupazione è cresciuta, dati Istat, di circa il +2%). Circa sei assunti al giorno. Una ricerca dell'Osservatorio Birra rivela le opportunità di lavoro nella produzione della birra. Un settore che offre opportunità uniche all'imprenditorialità (più di 870 birrifici nel Paese) e sostiene l'economia familiare, offrendo 2,47 miliardi di euro di stipendi. Lavorare nella birra, inoltre, offre stabilità: il 50% dei dipendenti ha più di 10 anni di anzianità. E l'85% delle aziende investe in formazione, leva strategica per il successo.
La ricerca dell'Osservatorio Birra offre un nuovo punto di vista su questo settore in Italia, dinamico e innovativo, che cresce e fa crescere professionalmente le sue persone, offrendo opportunità di fare impresa, nuovi posti di lavoro e stabilità professionale.
Lo studio “Le (insospettabili) professioni della birra” è stato realizzato da Althesys per conto della Fondazione Birra Moretti, Fondazione di partecipazione costituita nel 2015 da Heineken Italia e Partesa al fine di contribuire alla crescita della cultura della birra in Italia. Il campione intervistato rappresenta quasi 7mila dipendenti di aziende distribuite lungo tutta la catena del valore: produttori di birra, operatori della fornitura di materie prime e di packaging, della logistica, della distribuzione all'ingrosso e al dettaglio e del mercato della ristorazione e bar.
Il 50% degli assunti ha un'anzianità di oltre 10 anni
Il prima dato interessante arriva dall'anzianità dei dipendenti: in un mondo del lavoro fatto di carriere discontinue e di lavoro a tempo determinato, il 50% delle persone sono assunte da più di 10 anni. E un altro 33% è in azienda da almeno 5 anni. Inoltre, dei 3,49 miliardi di euro di valore aggiunto creato dal comparto, il 71% (2,47 miliardi di euro) viene destinato alla remunerazione lorda dei lavoratori, sostenendo così l'economia familiare.
Se questa bevanda si fa con acqua, luppolo, lievito e cereali, si potrebbe pensare, e molti lo fanno, che la qualità sia alla portata di tutti. Ma la realtà è ben diversa. Interrogati su questo tema caldo, secondo i protagonisti della filiera per trovare lavoro nella birra bisogna, prima di tutto, conoscere bene il prodotto (18%) e la industry (5%). Molto richieste anche qualità manageriali (11%) – e da imprenditore (8%) – e di formazione del personale (14%), a conferma di un settore che ha visto nascere molte nuove imprese e modi di interpretazione la distribuzione e vendita del prodotto. Non a caso tra le altre parole d'ordine troviamo specializzazione (9%) e learning agility (8%).
Ecco le professioni più richieste
Sono 3 i macro trend attesi (a 2-5 anni) che avranno un impatto diretto – secondo gli attori della filiera – sulla richiesta dei profili professionali: il 41% degli intervistati ha posto l'accento sulla sostenibilità, intesa come attenzione alla sostenibilità ambientale (16%), ideazione pack sostenibili (13%), implementazione materie prime locali (7%), gestione dei rifiuti e degli scarti (5%). Per un altro 32% lo sviluppo di nuovi gusti e segmenti nel mercato, come le birre speciali (14%), quelle artigianali (10%) e il trend healthy (8%). E completa il quadro di una filiera in fase di evoluzione strutturale quel 18% che guarda all'innovazione digitale, citando innovazione (10%), digitalizzazione (5%), e-commerce (3%).



