Non solo Beniamino Zuncheddu: errori giudiziari e ingiuste detenzioni sono costati 930 milioni dal 1991 al 2022
C’è chi è finito in carcere per un errore per una mala interpretazione di intercettazioni, chi per le calunnie di una figlia ribelle, chi per trame ordite da chi voleva spostare l’attenzione su altri. C’è addirittura chi è stato arrestato nonostante fosse all’estero il giorno della rapina di cui è stato accusato.
di Nicoletta Cottone
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3' di lettura
I punti chiave
- I casi Gulotta e Massaro
- Il caso Tortora, simbolo della malagiustizia in Italia
- Calunnie ed errori nell’interpretazione delle intercettazioni
- Michele Padovano, dai vertici del calcio al carcere
- Dal 1991 al 2022 oltre 930 milioni fra indennizzi e risarcimenti
- Dal 1991 sono stati 222 gi errori giudiziari
3' di lettura
Non solo Beniamino Zuncheddu. L’ex pastore sardo ha dimostrato la sua innnocenza dopo quasi 33 anni di carcere. Una vita passata dietro le sbarre pur non avendo commesso il fatto, come ha appurato la Corte d’assise di Roma al termine di un processo di revisione durato tre anni. Quello di Beniamino Zuncheddu è l’errore giudiziario più grande della storia della giustizia itaiana, il più lungo. Alla storia dell’ex pastore sardo è dedicato il podcast “Innocente. La storia di Beniamino Zuncheddu”, prodotto dal Sole 24 Ore e da Radio24.
I casi Gulotta e Massaro
Prima di lui il più grave fra gli errori era il clamoroso caso giudiziario di Giuseppe Gulotta, che è stato in cella da innocente per 22 anni, accusato di un duplice omicidio con cui non c’entrava nulla. Seguito da quello di Angelo Massaro, anche lui per 21 anni dietro le sbarre per un assassinio mai commesso.
Il caso Tortora, simbolo della malagiustizia in Italia
Eclatante la vicenda del giornalista Enzo Tortora, che era uno dei presentatori televisivi Rai più popolari. Quarantuno anni fa venne arrestato dai carabinieri per traffico di stupefacenti e associazione di stampo camorristico. Il conduttore di ’Portobello’, della ’Domenica Sportiva’ e della prima edizione di ’Giochi senza frontiere’ si trovò in un labirinto di false accuse che lo portarono alla condanna in primo grado per un reato mai commesso. Poi, dopo una lunga battaglia in tribunale, finalmente arrivò l’assoluzione con formula piena. Con la salute minata dal dolore e dalla sofferenza per l’ingiustizia subita. Fu arrestato, fotografato in manette tra due carabinieri, sbattuto sulle prime pagine dei giornali e dei telegiornali di tutta Italia. Insomma fu condannato mediaticamente da innocente. E continuò a urlare la sua innocenza e la sua estraneità ai fatti, fino all’assoluzione piena. La vicenda giudiziaria di Enzo Tortora fu presa da Marco Pannella, allora leader del Partito Radicale, come simbolo della mala giustizia in Italia. A meno di un anno dall’assoluzione, il 18 maggio 1988, Enzo Tortora morì per un tumore ai polmoni.
Calunnie ed errori nell’interpretazione delle intercettazioni
C’è chi è finito in carcere per una mala interpretazione di intercettazioni, chi per le calunnie di una figlia ribelle, chi per trame ordite da chi voleva spostare l’attenzione su altri. C’è addirittura chi è stato arrestato nonostante fosse all’estero il giorno della rapina di cui è stato accusato. Come è accaduto a Nikola Kastratovic, un giovane serbo in manette con l’accusa di aver assalito una villa nel Veronese con un gruppo di malviventi. Peccato che si trovasse invece in Serbia la notte del colpo.
Michele Padovano, dai vertici del calcio al carcere
C’è anche il caso di Michele Padovano, il calciatore di serie A della Juventus e della Nazionale che è passato dalla Champions League in carcere, da innocente. Il calciatore, che ha vinto la Champions League con la Juventus, con un passato nella reggiana e nel Genoa, non avrebbe mai immaginato di essere arrestato con l’accusa di essere un trafficante di droga. Novanta giorni in carcere e 270 di arresti domiciliari. Ci sono voluti 17 anni di processi per arrivare all’assoluzione, disposta dalla corte d’appello di Torino. La fine di un incubo. Un calvario, una carriera distrutta e mille pregiudizi da affrontare, gogna mediatica compresa.









