Beniamino Zuncheddu, dall’ergastolo all’innocenza
Da oggi il podcast “Innocente” prodotto dal Sole 24 Ore e da Radio 24 racconta la vicenda umana e giudiziaria dell’ex pastore sardo è stato assolto per non aver commesso il fatto dalla Corte d’appello di Roma dopo quasi 33 anni di carcere
di Nicoletta Cottone
4' di lettura
I punti chiave
- Una vita intera dietro le sbarre
- Beniamino: la fede ha tenuto alta la speranza
- Il podcast “Innocente”
- Demolito un castello di menzogne
- Mario Trogu: dalla Corte d’appello una decisione coraggiosa
- Beniamino non meritava ciò che ha subito
- Irene Testa: è un grande giorno
- Nelle intercettazioni tutti hanno parlato
4' di lettura
Beniamino Zuncheddu è innocente. E dopo quasi 33 anni di carcere è finalmente un uomo libero. Nel processo di revisione la Corte d’appello penale di Roma ha stabilito con la sentenza del 26 gennaio 2024 che l’ex pastore sardo non ha commesso la strage di Sinnai dell’8 gennaio 1991, tre morti e un ferito grave, per la quale era stato condannato all’ergastolo. Fine pena mai. Un labirinto di bugie, depistaggi, ritrattazioni e false testimonianze ha contaminato le prove e fuorviato gli iter processuali. I giudici della Corte di Appello di Roma dopo la sentenza con cui, nel processo di revisione hanno assolto l’allevatore sardo, hanno disposto l’invio degli atti, relativi a tre false presunte testimonianze alla procura di Roma tra cui quella dell’allora poliziotto che svolse le indagini e che mostrò a uno dei testimoni, suggerendone la conferma dell’individuazione e del riconoscimento, una foto di Beniamino Zuncheddu.
Una vita intera dietro le sbarre
Beniamino ha passato quasi 33 anni dietro le sbarre senza colpe. Una vita intera. É entrato in carcere due mesi prima di compiere 27 anni e ne è uscito a 59 anni con l’ordinanza di scarcerazione disposta dalla Corte d’appello penale di Roma il 25 novembre 2023. Poi è stato definitivamente assolto il 26 gennaio 2024. E durante la detenzione, non essendosi mai dichiarato colpevole di un reato che non aveva commesso, non ha potuto usufruire degli istituti premiali previsti dalla legge. É passato di carcere in carcere: la casa circondariale di Badu ‘e Carros, a Nuoro, il vecchio istituto penitenziario di Cagliari e il nuovo, quello di Uta. Di cella in cella, anno dopo anno, pur essendo innocente.
Beniamino: la fede ha tenuto alta la speranza
«Quando ero in carcere la fede teneva alta la mia speranza. Essere libero è una cosa inspiegabile», ha commentato Beniamino Zumcheddu. Adesso, da uomo libero, «voglio curarmi, perché sto troppo male», ha spiegato. «Non provo rabbia - ha detto - perché sono vittime anche le persone che mi hanno accusato, non è colpa loro. Ma del poliziotto che fa parte della giustizia, dell’ingiustizia».
Il podcast “Innocente”
La vicenda umana e processuale dell’ex pastore sardo è al centro del podcast originale “Innocente. La storia di Beniamino Zuncheddu”, prodotto dal Sole 24 Ore e da Radio 24, che racconta tramite le voci dei protagonisti l’errore giudiziario più grande nella storia della giustizia italiana. Un innocente in carcere per quasi 33 anni, incastrato da una montagna di menzogne, false testimonianze, depistaggi. Una storia approfondita attraverso la lettura di centinaia di pagine dei fascicoli processuali e dalla conoscenza da vicino dei protagonisti della storia, a partire da Beniamino Zuncheddu, dalla sua famiglia e dalla comunità di Burcei, suo paese d’origine, che lo ha sempre sostenuto.
Demolito un castello di menzogne
La virata quando la sorella di Beniamino, Augusta Zuncheddu, ha incaricato del caso un giovane penalista di Cagliari, l’avvocato Mauro Trogu. A rimettere insieme i pezzi della vicenda giudiziaria, così piena di ombre, è stata Francesca Nanni, allora procuratrice generale della Corte d’appello di Cagliari (oggi di Milano), che insieme all’avvocato Trogu, ha demolito il castello di menzogne utilizzato per condannare all’ergastolo Beniamino Zuncheddu. Fondamentale l’appoggio di Irene Testa, garante dei detenuti della Sardegna e tesoriere del Partito radicale, che ha dato una forte spinta mediatica alla vicenda di Beniamino. Portando il caso all’attenzione del Paese.









