Spunta un identikit finora sconosciuto

Caso Zuncheddu, il teste chiave: il poliziotto mi disse che Beniamino non aveva un alibi

Anche questo non sarà un Natale da uomo libero per il pastore sardo accusato della strage di Sinnai. Il sopravvissuto, che si era trasformato nel principale accusatore, ha ritrattato le accuse

di Nicoletta Cottone

Beniamino Zuncheddu libero dopo 32 anni di ingiusta detenzione

4' di lettura

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Anche questo non sarà un Natale da uomo libero per Beniamino Zuncheddu, il pastore sardo in carcere dal 1991, accusato di triplice omicidio e di un tentato omicidio sulle montagne di Sìnnai, in Sardegna. Beniamino si è sempre proclamato innocente, una linea che non ha mai abbandonato anche quando gli promettevano benefici carcerari in cambio di una confessione. «Sono innocente», ha sempre ripetuto Beniamino, sopportando 32 anni dietro le sbarre, condannato in via definitiva all’ergastolo: fine pena mai.

Quello di Beniamino Zuncheddu si avvia a essere riconosciuto come uno dei più gravi errori giudiziari della storia italiana: poco meno di 33 anni in carcere da innocente. La vicenda di Beniamino Zuncheddu, difeso dall’avvocato Mauro Trogu, è stata portata alla ribalta nazionale dalla Garante dei detenuti della Sardegna e tesoriera del partito radicale Irene Testa.

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Le intercettazioni chieste dal procuratore Francesca Nanni

L’attuale Procuratore generale presso la Corte di Appello di Milano, Francesca Nanni - prima donna a ricoprire il ruolo - all’epoca Procuratore generale alla Corte d’appello di Cagliari, convocò tutti i testi dopo aver disposto una serie di intercettazioni. Intercettazioni elaborate poi dal Ris e da Walter Marcialis, consulente tecnico di parte, che scagionano completamente Beniamino Zuncheddu. Uno stratagemma che ha consentito al procuratore Francesca Nanni nel 2019 di chiedere alla Corte d’appello di Roma la revisione del processo. Non lasciano dubbi le trascrizioni delle intercettazioni ambientali effettuate nel febbraio 2020 sull’auto del testimone oculare Luigi Pinna, dopo la convocazione in procura a Cagliari. Dopo il colloquio Pinna era salito in auto e aveva riferito alla moglie: «Volevano che io dicessi per forza che Marieddu mi ha mostrato una foto prima … non capisci: volevano che io dicessi per forza quello. Quello è accaduto! E loro lo hanno ben capito che è così, la verità». Basandosi su queste e su altre prove il procuratore Francesca Nanni ha proposto la richiesta di riesame. Nelle scorso delle udienze del riesame Luigi Pinna, il principale accusatore di Beniamino Zuncheddu, ha confermato di aver mentito.

Il 19 dicembre quattro interrogatori

Il 19 dicembre era la giornata nella quale era attesa la sentenza finale del processo di revisione di Benianimo Zuncheddu, ma il procuratore generale ha chiesto di audire altri sette testimoni. E tutto è slittato in avanti. Il 19 dicembre saranno sentiti i primi quattro testimoni e in una successiva udienza gli altri tre. Poi la sentenza, che a questo punto dovrebbe slittare a fine gennaio 2024.

Presentato un identikit dell’assassino finora sconosciuto

Nel corso dell’udienza è comparso anche un identikit dell’autore del delitto, consegnato da Uda ai giudici, che non è mai stato inserito negli atti del processo. Uda ha riferito che lo aveva in un fascicolo a casa. É stato realizzato da un altro poliziotto, su indicazione di Luigi Pinna, mentre l’uomo era ricoverato in ospedale, dopo il ferimento. La stranezza è che nell’identikit viene descritto un uomo alto 1,80 metri, con corporatura robusta, viso squadrato, inflessione dialettale sarda e volto coperto da una calzamaglia. Certamente un profilo che non coincide con quello di Beniamino Zuncheddu, che non ha quell’altezza e quella stazza fisica, che prova che nei giorni successivi al ferimento Pinna aveva indicato che lo sparatore della strage aveva il volto travisato. Quindi sarebbe stato impossibile riconoscerlo. L’avvocato di Beniamino, Mauro Trogu, ha subito fatto notare che l’identikit non risulta negli atti processuali che si sono susseguiti nel corso degli anni. E il presidente del collegio giudicante Flavio Monteleone ha voluto sapere da Uda dove fosse stato tenuto finora quell’identikit.

Mi dissero che Zuncheddu non aveva un alibi

In tribunale confronto diretto fra Luigi Pinna e il poliziotto Mario Uda. Nel corso delle intercettazioni ordinate dal Procuratore Francesca Nanni Luigi Pinna ammette le sue responsabilità nel corso di un colloquio con la moglie: un poliziotto gli aveva mostrato la foto di Zuncheddu, dicendogli che l’assassino era lui. E Pinna aveva obbedito. «Ero convalescente a casa dopo essere stato dimesso dall’ospedale - ha riferito in aula Luigi Pinna, unico superstite della strage e principale accusatore di Zuncheddu - e venne l’ispettore Uda, mi mostrò la foto e mi disse che Zuncheddu aveva minacciato mio cognato e non aveva un alibi». Il 62enne Luigi Pinna in aula ha detto che «per tutto il processo» era «convinto che a sparare fosse stato Zuncheddu, ricordo che ad aprire il fuoco era stato un uomo più robusto e più alto di me. Io mi convinsi. Se dovessi tornare indietro probabilmente farei lo stesso errore. Poi ho cambiato idea quando sono uscite le intercettazioni».

Uda a Pinna: non ti ho mai fatto vedere le foto

Dichiarazioni effettuate in aula nel corso di un confronto con Mario Uda, l’ispettore che seguì le indagini all’epoca, nell’ambito del processo di revisione in corso davanti ai giudici della Corte d’Appello di Roma. Pinna il 14 novembre scorso aveva affermato che fu il poliziotto a mostrargli la foto di Zuncheddu. Una ricostruzione confutata in aula da Uda. «Non ti ho mai fatto vedere la foto - ha detto l’ispettore in aula - . Stiamo parlando di 33 anni fa, le modalità di indagini di allora non sono paragonabili a oggi. Si facevano sul territorio avvicinando le persone, c’erano sequestri di persone. Ma io non ti ho mai fatto vedere la foto: sono arrabbiato per tutto quello che mi sta piovendo addosso». Il procedimento è stato aggiornato al prossimo 19 dicembre quando verranno ascoltati altri testimoni. Dagli atti risulta che al Pinna nel corso del foto riconoscimento furono mostrate sedici foto, di cui la prima era quella di Beniamino Zuncheddu. Una foto che - a dire del Pinna e come risulta dalle intercettazioni - «gli era già stata mostrata da Uda».

Zuncheddu è in prigione dal 1991

Il pastore sardo è in carcere dal 1991, accusato di un triplice omicidio e di un tentato omicidio sulle montagne di Sìnnai. Un delitto che ha sempre gridato di non aver commesso. La svolta per Beniamino quando la sorella, Augusta, incarica della difesa del fratello un giovane avvocato, il penalista Mauro Trogu. Zuncheddu ha ottenuto la sospensione della pena solo il 25 novembre scorso. Beniamino era stato giudicato colpevole in tre gradi di giudizio in base alla testimonianza di Luigi Pinna, l’unico sopravvisuto alla strage.


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