Wine PIlls

Non si placa la moda degli orange wine (o macerati) ma cosa sono in realtà?

Li caratterizza la lunga permanenza sulle bucce, ma non sono vini per tutti i consumatori e per tutti i produttori: se questi non sono bravi il risultato li rende piatti e simili tra loro, se non poco bevibili

di Cristiana Lauro

La moda degli orange wine, ecco come si fanno e perché non sempre mi piacciono

3' di lettura

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Alle mode non si comanda: il vino non fa eccezione e a periodi si ritrova anch’esso nella sua passerella prêt-à-porter. L’ultima esibizione di un trend parecchio diffuso è quella degli Orange Wine. Vediamo di capire di che si tratta. Con leggerezza e un approccio più laico possibile giacché, in effetti, non sono in cima alle mie preferenze.

L’etichetta l’hanno inventata gli americani - con la solita fantasia cromatica - anche se io preferisco chiamarli macerati, perché di questo si tratta: vini bianchi prodotti con lunga macerazione sulle bucce. Il risultato? Quando li bevi, riconosci e distingui più il metodo (la tecnica) che non il vitigno o il territorio. Un po’ come certe borse griffate dove il logo sovrasta la qualità del materiale. Aggiungo - per inciso e a costo di ripetermi - che i vini che facevano in casa i nostri nonni erano un po’ quella roba lì; non si tratta quindi esattamente di un’invenzione hipster.

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La storia infatti è antica, anzi millenaria. Nel Caucaso vinificavano così già migliaia di anni fa: macerare serviva a conservare meglio il vino, grazie ai polifenoli e ai tannini delle bucce, riconosciuti conservanti naturali. Perché allora rispolverarli oggi? In parte perché negli anni Novanta alcuni pionieri (Gravner e Radikon su tutti) in zona Oslavia, hanno deciso di mettersi alla prova scegliendo un approccio radicale, spesso legato al biologico e al biodinamico. Una filosofia produttiva che guarda indietro per andare avanti. Nell’epoca attuale valgono anche come pretesti per affermare: “io non bevo, sperimento”! Passatemi il frizzo, ma l’idea mi fa simpatia. 

Il prolungato contatto con le bucce regala al vino quel color tè freddo e, soprattutto, una trama tannica inaspettata per un bianco. Al naso e in bocca risultano tutti un po’ piatti - a mio avviso - molto simili fra loro, abbastanza omologati diciamo, seppur con ampiezza, persistenza e abbastanza volume e corpo. Solo nei casi in cui l’affinamento avviene in anfora di terracotta trovo il tema più completo e interessante, soprattutto quando gioca la partita del tempo, dell’invecchiamento. Tuttavia, non è sempre così!

Un dettaglio che tengo a precisare riguarda la temperatura di servizio. Mediamente vengono proposti a 16-18 gradi. Nel mio caso - quando proprio capitano nel bicchiere - i vini con lunghe macerazioni dispiacciono meno se serviti più freschi. Ma qui entriamo nel campo del gusto personale e va bene così.

Quindi, Georgia in primis, naturalmente, ma anche Italia, Slovenia, Croazia e Austria: ecco le zone da dove è iniziata la diffusione. Produzioni limitate, spesso legate a territori precisi e a mani esperte. In tempi più recenti, invece, gli Orange Wine hanno assunto dal punto di vista produttivo un modello più forte e, di conseguenza, il concetto per molti non è più quello di aver scoperto che con la macerazione quell’uva può dare risultati migliori, ma semplicemente che il metodo funziona a livello di mercato. Quindi quei macerati raccontano una storia che li fa vendere più facilmente a prezzi più alti.

Insomma, questi Orange Wine non sono per tutti. Non per tutti i consumatori, certo, ma soprattutto non per tutti i produttori: anche perché ci vogliono tecnica e conoscenza ben solide. Il rischio è quello che per inseguire il trend si sfornino bottiglie poco equilibrate, difettate, ma comunque vendute come “naturali” solo perché aranciate. Eh già! Il colore fa miracoli… soprattutto su Instagram.

Per concludere: gli “Orange” possono essere un viaggio affascinante, ma non basta un colore per fare un grande vino, così come non basta un filtro per diventare fotogenici. Potete fidarvi di me: se vi dicono che un vino è buono solo perché è arancione, cambiate bicchiere, enoteca e magari anche compagnia.

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