Nino Benvenuti e la conquista dell’America
Una carrellata di campioni dello sport italiano che hanno appassionato generazioni di tifosi e che hanno lasciato il segno fino ad oggi
di Dario Ceccarelli
7' di lettura
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I miti dello sport, per restare tali, devono restare immutabili. Inchiodati all'attimo in cui ci hanno folgorato. Di solito, i più resistenti nella memoria, sono quelli scomparsi nel pieno della vita. Pensiamo a Fausto Coppi e a Marco Pantani nel ciclismo. Oppure a Gilles Villeneuve ed Ayrton Senna nella Formula Uno. “Muore giovane chi è caro agli dei” dicevano gli antichi greci, per dare un senso a un dolore troppo grande per essere compreso.
Campione inossidabile
Ma ci sono delle eccezioni. Per esempio la cosa più sorprendente di Nino Benvenuti, grande pugile degli Anni Sessanta, che diventò campione mondiale dei pesi medi superando Emile Griffith, formidabile boxeur delle Isole Vergini, è che pur avendo raggiunto la ragguardevole età di 84 anni è rimasto come nelle foto di un tempo.
I capelli sono bianchi, certo. E le rughe incidono il bel volto da attore western. Il resto non è cambiato, però. Anche il modo di parlare, pacato, a volte quasi sacerdotale, è identico. Come se tutti quei pugni, quelle oltre novanta sfide da professionista e le altre ferite della vita non lo avessero minimamente intaccato.
La grande notte di New York
Quando si parla di Nino Benvenuti, lo possono verificare anche i millenial che smanettano su Google, viene subito in mente una notte: quella del 17 aprile del 1967, quando 18 milioni di italiani seguirono incollati alla radio il suo primo incontro con Griffith al Madison Square Garden di New York. Una notte epocale perché, attraverso la cronaca di un giovane Paolo Valenti, poi indimenticabile conduttore di “Novantesimo minuto”, popolare trasmissione televisiva della domenica calcistica, intere famiglie rimasero sveglie per sostenere quel nostro pugile sbarcato negli Stati Uniti a sfidare il leone nel tempio della boxe mondiale.
Griffith era il campione mondo dei pesi Medi, un campione che incuteva paura per forza e aggressività. E Benvenuti, italiano di Trieste, anzi di Isola d' Istria, era andato a provocarlo gridando ai quattro venti, a giornali e tv, che lui era il numero uno della vecchia Europa e che lui gli avrebbe strappato il titolo mondiale.










