L’intervista

Rossi (Rai): «Niente passi indietro sul piano immobiliare: la Rai non è un museo»

L’ad Rai, Giampaolo Rossi, difende la strategia sugli immobili: «Bisogna modernizzare». E sulle risorse: serve certezza, il canone è centrale, non sostituibile in toto con gli spot. «Ai produttori chiederemo prodotti più agili per la prima serata»

di Andrea Biondi

L’amministratore delegato della Rai, Giampaolo Rossi

4' di lettura

English Version

4' di lettura

English Version

Il piano immobiliare della Rai «non si ferma» e non sarà riscritto sull’onda delle polemiche. L’amministratore delegato della Tv pubblica, Giampaolo Rossi, sceglie parole nette mentre il caso del Teatro delle Vittorie si allarga alle sedi regionali, alla governance, ai conti, agli ascolti e ai diritti sportivi. Rivendica una Rai «plurale», chiede risorse certe e adeguate e respinge l’idea di un’azienda ostaggio della politica. E sul richiamo a Sigfrido Ranucci per le affermazioni, a “Cartabianca” su Rete 4, sul ministro della Giustizia Carlo Nordio? «Noi difendiamo il giornalismo d’inchiesta. Ma non quello fondato su fonti non verificate»,

In Rai una polemica tira l’altra. Ranucci, ma prima le vendite contestate, come il Teatro delle Vittorie. 

Loading...

Il piano immobiliare è parte integrante del piano industriale e serve non per dismettere immobili, ma per costruire il futuro della Rai. Che ha un patrimonio immobiliare da 750mila mq su tutto il territorio nazionale. L’età media è 40 anni. In termini di sostenibilità economica, ma anche di complessità gestionale rischia di non essere più coerente. A regime il Piano porterà risparmi per oltre 10 milioni l’anno.

E il Teatro delle Vittorie?

Ho trovato il dibattito in parte surreale. Dal Teatro delle Vittorie al teatrino della retorica il confine è stato molto labile. Nessuno nega il valore affettivo e storico del luogo. Ma è un teatro degli anni Quaranta, dentro un condominio, acquistato negli anni Sessanta e trasformato in studio televisivo. Non risponde più agli standard produttivi. Tenerlo significherebbe spendere 14 milioni: sette per ristrutturarlo e sette per la mancata vendita.

Il ministro Giuli chiede di preservarne la dimensione pubblica.

Benissimo. Se il ministero della Cultura o altri enti vorranno acquisirlo, la Rai metterà a disposizione materiali, scenografie, teche. Ma non si può chiedere alla Rai di diventare digital media company e insieme incatenarla a una dimensione museale.

Intanto c’è stato un richiamo a Ranucci. Non è che come dicono i critici è fastidio di questa Rai contro il giornalismo d’inchiesta? 

Ma per carità. La Rai ha a cuore il giornalismo d’inchiesta, che fa parte della sua storia. Ma il Servizio Pubblico tutela un giornalismo fondato su fatti verificati, rigorosi. Non può tollerare che un’accusa a un ministro, o a qualsiasi cittadino, si basi su una fonte che si dichiara non verificata. Ranucci era stato autorizzato ad andare in una trasmissione per presentare il suo libro, non per partecipare a un talk.

Il vero peccato originale è la dipendenza della Rai dalla politica. E per voi l’accusa è di essere particolarmente guidati dalla politica.

Raramente la Rai è stata plurale come in questa stagione. Convivono Report e Far West, Gomez e Giletti, Cerno e Damilano. Non esiste più una Rai 3 monocolore. Per questo respingo l’idea di una Rai schiacciata su una sola parte politica. Poi è un Servizio Pubblico. È naturale che la politica dia indicazioni strategiche. Il problema semmai è l’invadenza, che dipende da politica a politica. Dipende dalla stagione.

E questa che stagione è?

Costruttiva. La Rai resta uno dei migliori broadcaster europei. Con risorse tra le più basse d’Europa produce televisione e radio, sostiene il cinema, la fiction, l’audiovisivo italiano. Siamo un hub industriale.

Senza un presidente. 

È mancata la ratifica di Simona Agnes da parte della Vigilanza e lo statuto prevede che le funzioni siano esercitate dal consigliere anziano, Antonio Marano. La Rai è stata ed è comunque operativa al 100%. Il punto chiave è tuttavia uno: i Servizi Pubblici europei esistono se hanno risorse certe e continue per investire.

Beh, voi avete il canone. Si è ventilata anche la possibilità di allentare o togliere i tetti pubblicitari per abbassarlo o eliminarlo. Lei sarebbe d’accordo? 

Il mercato pubblicitario è instabile per definizione. Non si può sostituire la funzione pubblica con il solo mercato. Più che altro alla Rai vengono sottratti ogni anno 110 milioni del canone, destinati al fondo per l’editoria. Chiedo da anni che quelle risorse tornino alla Rai.

A proposito di risorse, sullo sfondo c’è il matrimonio fra RaiWay ed EI Towers. Sul Sole 24 Ore abbiamo rilevato che le trattative sono in stallo mentre si avvicina la deadline del 15 giugno.

Allo scadere del termine ciascun soggetto assumerà le proprie decisioni in piena autonomia, sulla base degli elementi raccolti e nel rispetto dei rispettivi mandati. L’obiettivo di Rai resta uno solo: adottare scelte solide industrialmente, sostenibili sul lungo periodo e coerenti con l’interesse pubblico.

Tema ascolti. Nella stagione, dal 14 settembre 2025 fino al 25 aprile, secondo i dati dello Studio Frasi la Rai è in rosso del 6,5% in prima serata e dello 0,88% nel giorno medio. Stato d’allarme?

Le tre reti generaliste Rai battono le tre generaliste Mediaset. Il sorpasso del gruppo Mediaset arriva sommando i canali specializzati, più numerosi e non paragonabili a Rai Storia o Rai Scuola. C’è però un fenomeno più ampio: il logoramento della Tv lineare. La platea invecchia, la fruizione si sposta sul video on demand. RaiPlay è comunque una piattaforma tra le più avanzate in Europa.

Avete perso terreno nello sport e in particolare nel tennis: Atp Finals a Mediaset e Internazionali d’Italia hanno fatto discutere.

Sugli Internazionali d’Italia la Rai non ha perso nulla: i diritti sono di Sky, che quest’anno ha scelto di tenerli in chiaro sui suoi canali. Sulle Atp Finals abbiamo fatto un’offerta importante, ma la cifra finale è stata da noi ritenuta fuori mercato. Ricordo che la Rai si è aggiudicata i Mondiali di calcio 2026 e l’America’s Cup.

Intanto c’è un grande fermento fra i produttori audiovisivi. Ormai l’access ha divorato la prima serata. Tornare indietro?

È una riflessione che Rai sta facendo. I formati europei di intrattenimento e di fiction sono più brevi di quelli che adottiamo in Italia. Per questo la Rai sta iniziando con delle sperimentazioni. Già stasera la fiction “Roberta Valente Notaio in Sorrento” sarà trasmessa in un formato in linea con standard europei. Ai produttori sia di fiction sia di intrattenimento sarà richiesto l’impegno per contenuti più agili.

Il doppio sindacato dei giornalisti Rai è un aspetto positivo o segna una frattura?

Il pluralismo sindacale è un valore. L’anomalia era che duemila giornalisti fossero rappresentati per decenni da un solo sindacato. L’arrivo di una seconda sigla è un arricchimento.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti