Tv pubblica

Rai, in dirittura la scelta dell’advisor finanziario per il Piano immobiliare

In lizza Kpmg e Lazard. Possibile nel Cda della prossima settimana la decisione sull’incarico

di Andrea Biondi

La sede di Firenze della Rai

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È in dirittura d’arrivo la scelta per l’advisor che darà declinazione pratica al Piano immobiliare della Rai e, in particolare, alla vendita degli asset previsti. A quanto risulta al Sole 24 Ore in pole position per l’incarico ci sarebbero Kpmg e Lazard. E la decisione potrebbe essere ufficializzata già nel consiglio di amministrazione della prossima settimana.

Per una Rai che sul versante “editoriale” sta vivendo un (ennesimo) momento di fibrillazione legato al caso Petrecca e alle polemiche sulla rinuncia di Andrea Pucci come co-conduttore della terza serata di Sanremo, ce n’è un’altra che sul versante corporate vede avvicinarsi la chiusura del cerchio su un passaggio cruciale. L’advisor per il Piano immobiliare avrà infatti il compito di gestire una delle operazioni di riordino patrimoniale più imponenti della storia aziendale, un tassello fondamentale per la trasformazione della Rai in una moderna “Digital Media Company” stando alle dichiarazioni dei vertici aziendali in sede di approvazione del Piano.

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L’incontro con i sindacati

Sul tema le organizzazioni sindacali Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil, Fnc Ugl, Consal Libersind, Snater, Adrai (per i dirigenti Rai) e Usigrai e Unirai (per i giornalisti Rai) lo scorso 2 febbraio hanno incontrato il direttore generale Rai, Roberto Sergio. Lì l’azienda, si legge in un comunicato di Slc Cgil, «ha riconfermato la volontà di proseguire nell’applicazione integrale del Piano Industriale, basato sui due pilastri del Piano Immobiliare e del Piano Industriale e produttivo, con l’obiettivo di assicurare sostenibilità, efficienza, e la definitiva transizione di Rai verso una moderna Media Company».

Il prosieguo della nota evidenzia poi come dalla Tv pubblica sia stato fatto il punto sui dossier più sensibili di questo Piano che, insieme con il Piano industriale, è tra le principali attività seguite dal dg Rai e dal suo staff. Fra questi dossier: Milano, Roma e alcune sedi regionali destinate ad alienazione.

Il caso Milano

Milano è il caso emblematico. La Rai ha confermato che non ci saranno traslochi “ponte” tra Corso Sempione e Via Mecenate: si resterà dove si è finché non sarà pronto il nuovo centro di produzione al MiCo. Qui, a quanto risulta al Sole 24 Ore, l’obiettivo della Rai sarebbe quello di arrivare al 2032 con l’operatività di quattro studi attivi e, in aggiunta, uno studio multifunzione per la radio. La costruzione – costo indicato in 120 milioni – è a carico di Fiera Milano; Rai entrerà con un contratto d’affitto di 27 anni da 5,9 milioni l’anno. Questo nuovo hub permetterà di superare l’attuale e inefficiente frammentazione tra le sedi del capoluogo, portando l’intera produzione milanese sotto un unico tetto.

La situazione a Roma

Su Roma il quadro è duplice: traslochi già fatti e grandi lavori in corso. La nuova sede di via Alessandro Severo ha un affitto da 9+6 anni che, scrivono i sindacati, è stato smentito che sia pari a 27.500 euro mensili, ma che invece che prevede costi a scalare nel tempo. Questa sede è ora pienamente operativa e lo svuotamento del quartier generale di Viale Mazzini è praticamente concluso, in vista della bonifica dall’amianto e della ristrutturazione radicale. Sul fronte produttivo i nuovi studi di Saxa Rubra dovrebbero essere pronti per la stagione 2026-27, con la dismissione del Foro Italico e un significativo risparmio sui costi di locazione.

Nell’incontro con le sigle, Rai ha anche aggiunto che entro dicembre 2026 verranno dismessi gli appartamenti in affitto tra via Asiago 1, via Montesanto 52, viale Giulio Cesare e dintorni, con riallocazione progressiva del personale. Quanto al Teatro delle Vittorie, al centro di una campagna pubblica contro la dismissione, l’azienda ha richiamato costi strutturali stimati intorno a 12 milioni e l’antieconomicità del mantenimento: la strada, per ora, resta quella dell’alienazione.

Le sedi nella Penisola

Fuori dalla Capitale il cronoprogramma resta fitto: a Napoli prosegue la riqualificazione di Auditorium e Polifunzionale da completare entro il 2030; a Torino si realizza il nuovo Hub Teche e si procede con la dismissione di immobili non strategici, mentre il desk sharing è destinato a diventare modello diffuso. Ma il Piano è anche un’operazione di “pulizia” dei costi attraverso le vendite. L’advisor che sarà scelto dovrà gestire un pacchetto di asset non più strategici che comprende le sedi di Genova, Venezia (il pregiatissimo Palazzo Labia, con all’interno gli affreschi del Tiepolo, che già nel 2010 si tentò di vendere) e la storica sede di Firenze. Proprio per il capoluogo toscano è in corso una valutazione tecnica: è stata individuata una nuova sede vicino all’aeroporto, ma Rai Way sta verificando che non vi siano interferenze tra i segnali radiotelevisivi e quelli aerei.

La partita Rai Way

Quanto alla società delle torri controllata dalla Rai (al 65%) sarebbe stato fatto solo un breve passaggio. Al momento, però, non ci sarebbe alcun tipo di aggiornamento: sul possibile matrimonio con Ei Towers le parti sono al lavoro. Rai, F2i e Mfe (questi ultimi due in qualità di azionisti Ei Towers rispettivamente al 60% e al 40%) hanno prorogato di sei mesi, a partire dalla fine di settembre 2025, i termini del memorandum of understanding (MoU) relativo all’aggregazione.

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