L’intervista. Walter Ricciardi

«Nessuno Stato, neanche il più forte, vince da solo le battaglie sanitarie»

Per l’ex rappresentante italiano all’Oms la governance si cambia con idee e uomini giusti: «Alcuni direttori illuminati, altri meno»

di Ernesto Diffidenti

 Walter Ricciardi membro italiano del comitato esecutivo dell'Organizzazione mondiale della sanita’ OMS e consigliere per le relazioni dell’ Italia con gli organismi sanitari internazionali

3' di lettura

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È accaduto solo una volta che uno Stato lasciasse l'Organizzazione mondiale della sanità. Era il 1949: l'Unione sovietica faceva brillare la sua prima bomba atomica mentre l'Occidente si raccoglieva sotto l'ombrello della Nato. L'avvio della guerra fredda convinse Mosca ad abbandonare l'Oms. Da quel momento, tuttavia, il Paese fu travolto da una serie di crisi sanitarie spaventose che determinarono la marcia indietro e il rientro nell'Organizzazione nel 1956. «L'Urss capì che senza aiuto sarebbe precipitata nel caos sanitario – sottolinea Walter Ricciardi, professore ordinario d'Igiene e Medicina Preventiva dell'Università Cattolica del Sacro Cuore e rappresentante dell'Italia nel consiglio di amministrazione dell’Oms dal 2017 al 2020 -. Nessun Paese, nemmeno il più grande e il più forte, può vincere da solo le battaglie che abbiamo sul fronte della salute».

Eppure, il presidente degli Usa Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo per uscire dall'Oms.

I rischi sono enormi. La circolazione di germi è veramente impressionante ed è necessario che tutti i paesi lavorino insieme visto che i virus non hanno confini. L'Oms è l'unica organizzazione che accorpa tutti i 194 Paesi del mondo che aderiscono alle Nazione Unite (tranne il Liechtenstein) e dal 1948 ha consolidato una serie di attività, collaborazioni, database, linee guida, standard e processi che sono assolutamente indispensabili per arginare le minacce sanitarie che incombono. Quindi il fatto che gli Stati Uniti escano dall'Oms è soprattutto un danno per gli Stati Uniti.

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Cosa rischiano i cittadini statunitensi?

Gli Usa si tarpano le ali su banche dati importanti, basti pensare all'influenza. È l'Oms a dare ogni anno le informazioni sui ceppi per fare i vaccini antinfluenzali e nel momento in cui gli Stati Uniti usciranno dall'Organizzazione non avranno più accesso a queste sequenze. L'influenza negli Usa causa 30mila morti all'anno che potrebbero moltiplicarsi senza vaccini. Washington, inoltre, si preclude la possibilità di una sorveglianza attiva sulle malattie emergenti e, dunque, di intervenire rapidamente in caso di epidemie. Infine, con il ritiro di centinaia di ricercatori americani, in particolare dei Centers for Disease Control and Prevention, ora in distacco all'Oms, tagliano tutti i ponti con la ricerca. Quindi gli Stati Uniti si isolano in un momento in cui cresce il bisogno di collaborare.

Quali saranno i riflessi sui rapporti internazionali?

Gli Stati Uniti hanno costruito una leadership con una vera e propria diplomazia sanitaria a partire dalla Seconda guerra mondiale. Ritirarsi ora è una scelta miope e un danno d'immagine: abbandonare rapporti così importanti con paesi di tutto il mondo significa lasciare un vuoto che verrà colmato da altri, soprattutto in Africa e in Asia.

Trump afferma che i contributi all'Organizzazione da parte degli Usa sono sbilanciati ed eccessivi

I finanziamenti sono irrisori rispetto alla molteplicità e alla gravità delle situazioni che l'Oms affronta. All'Organizzazione è destinato molto meno che ad altre Agenzie e rispetto agli investimenti nelle armi. La Cina ha già detto che si impegnerà a colmare un eventuale gap economico. Spetta dunque ai Paesi membri cambiare questa situazione e individuare le leve per migliorare la governance: c'è una parte che deve fare proposte e un'altra parte che deve avere la volontà di ascoltarle.

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Trump ha comunque annunciato che la decisione sull'uscita dall'Oms potrebbe essere revocata

Il ripensamento di Trump sarebbe una buona notizia per tutti. In ogni caso anche nel precedente mandato cercò di lasciare l'Oms e troncò immediatamente tutti i finanziamenti subito ripristinati da Biden nel giorno della sua investitura. Alcuni colleghi americani pensano di citare in giudizio la decisione di Trump visto che l'adesione all'Oms fu decisa nel 1945 dal presidente Truman con il voto favorevole del Congresso. Dunque, anche il Congresso deve essere chiamato in causa sulla decisione. C'è fermento ma è un fatto positivo che pochi giorni dopo l'ordine
esecutivo Trump abbia detto che in qualche modo potrebbe ripensarci.

Cosa dovrebbe migliorare l'Oms?

L’Oms è un'agenzia di paesi membri che decidono e poi votano nel Comitato esecutivo e nell'Assemblea generale. Esistono sensibilità diverse ma anche lottizzazioni politiche come in tutte le agenzie che prevedono la partecipazione di più paesi. È chiaro che si può migliorare l'azione dell'Oms ma questo dipende molto anche dagli stati membri e non solo dall'Organizzazione che pure troppo spesso è burocratica, lenta, a volte un po' arrogante. Tutte le situazioni si possono migliorare ma non è ritirandoti che cambi le cose. Si migliora se si partecipa attivamente, se si avanzano proposte interessanti, soluzioni organizzative nuove e ovviamente si eleggono uomini giusti. Perché è indubbio
che ci sono stati direttori generali brillanti, alcuni visionari, altri meno.

Teme un effetto a catena in Europa e in Italia?

Nessun paese serio con governanti responsabili che abbiamo a cuore la salute dei propri cittadini e poi la salute globale può avanzare una proposta simile. Credo che quello degli Stati Uniti rimarrà un atto isolato. Le proposte italiane di abbandonare l'Oms sono fatte da gente sconsiderata che non credo abbia conoscenza della macchina e dei problemi da affrontare. Si tratta di proposte irricevibili.

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