Prova Iias

«Nell’assaggio alla cieca i surgelati battono il fresco», ecco il test dei produttori

Secondo una prova su minestrone, merluzzo e fagiolini organizzato da Astraricerche per le imprese del comparto (Iias) la maggioranza degli italiani dichiara di preferire il prodotto scongelato. Il presidente Donegani: ancora falsi miti da sfatare

di Emiliano Sgambato

Se di buona qualità e ben conservato un cibo congelato è comparabile al fresco

4' di lettura

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In pratica la totalità degli italiani dichiara di consumare prodotti surgelati, il 53% lo fa abitualmente. Ma molti pregiudizi rispetto alla loro presunta inferiorità nei confronti del fresco rimangono duri da sfatare. Anche per questo i produttori di Iias hanno deciso di commissionare ad AtraRicerche un “assaggio alle cieca” tra i consumatori.

Il blind test è stato somministrato a 180 consumatori “inconsapevoli”. A confronto minestrone, filetti di merluzzo e fagiolini cucinati allo stesso modo partendo da prodotti freschi e surgelati. Il risultato? «In termini di gusto, consistenza e percezione di freschezza, oltre la metà degli intervistati preferisce gli alimenti surgelati ai fresco», dicono dall’Istituto italiano alimenti surgelati. «In termini di gusto e piacevolezza al palato, il 61% degli intervistati ha preferito il minestrone surgelato rispetto al fresco; il 64% ha trovato più gustoso il merluzzo surgelato del fresco e il 66% ha ritenuto migliori fagiolini in versione frozen». Inoltre «tra il 48% e il 68% del campione ha espresso voti superiori per il surgelato rispetto all’analogo prodotto fresco assaggiato».

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Del resto, nonostante una leggera frenata degli acquisti negli anni successivi alle “scorte Covid” e a causa dell’inflazione, il trend di consumo dei surgelati negli ultimi 5 anni è aumentato per 4 italiani su 10, in particolare uomini (43%), giovani (50% GenZ e 45% Millennials) e famiglie con figli piccoli (48%).

«Le indagini che abbiamo condotto quest’anno – commenta il presidente Iias Giorgio Donegani – da un lato hanno confermato la predilezione degli italiani per gli alimenti surgelati, anche dopo il picco di consumi registrato durante la pandemia (ricordiamo che, nel canale retail, le vendite hanno registrato +10% negli ultimi 5 anni); dall’altro, ci hanno fornito risultati nuovi e per qualcuno forse inaspettati. Dati mai analizzati prima testimoniano il valore dei frozen food sia per gusto che per convenienza economica, e ne giustificano talvolta la preferenza anche rispetto ai freschi. Risulta quindi ancora più incomprensibile il motivo per cui in Italia, caso praticamente unico al mondo, nei menu dei ristoranti rimane l’obbligo (stabilito non per legge ma dalla giurisrudenza) dell’asterisco, come a sottolineare una differenza di qualità per nulla scontata, anzi, soprattutto con gli ultimi progressi tecnologici in fatto di surgelazione».

Secondo i dati AstraRicerche , il 39,3% degli intervistati ha incrementato negli ultimi 5 anni l’acquisto di frozen food. Per la loro comodità (lo dichiarano quasi 8 italiani su 10, soprattutto donne e Baby Boomers), cioè perché pratici da conservare (66,4%) o sempre disponibili in freezer (49,7%); ma anche per variare l’alimentazione (34%) e per la forte valenza antispreco (27,3%).

La tipologia di surgelati più apprezzata è quella dei prodotti ittici che gli italiani dichiarano di acquistare più spesso (30,2%), scelti soprattutto al Sud e seguiti dai vegetali (27,4%), apprezzati dalle donne Baby Boomers; poi pizze e snack (15,4%) con un picco tra i giovani Gen Z, e patate (13,6%).

AstraRicerche ha anche analizzato la convenienza e il rapporto qualità prezzo (“value for money”) dei surgelati rispetto agli analoghi freschi, prendendo in esame 5 prodotti: «i filetti di merluzzo freschi “costano” il 49% in più dei surgelati, percentuale che tocca il 60% se si considera anche il valore dello spreco alimentare. Analogamente, i fagiolini, che nella versione fresca, necessitano di essere puliti e tagliati alle estremità, superano del 53% il “valore economico” del surgelato (se non tenessimo conto dello spreco, sarebbe comunque +44%). Per quanto riguarda le patate fritte, se è vero che il prodotto fresco ha un prezzo più basso di acquisto rispetto al surgelato, è altrettanto sicuro che richiede impegno e tempo per la pelatura e il taglio e un maggiore dispendio di energia per la cottura; ne deriva, a conti fatti, che il fresco costa l’8% in più del surgelato, che arriva al 12% se si considera lo spreco alimentare, piuttosto comune nel caso delle patate. Per la pizza margherita, si ottiene un sostanziale pareggio tra surgelata e “fatta in casa”, considerando tempi e costi complessivi di entrambe; la vittoria è invece netta rispetto alla versione delivery».

Infine, per preparazioni più complesse come la paella di pesce e verdure, la convenienza è, secondo Iias e Astraricerche ancora più marcato: «tenuto conto del costo degli ingredienti e dell’impegno e del tempo richiesto per la preparazione, il fresco costa il 246% in più del surgelato (se non considerassimo il valore dello spreco, sarebbe comunque +229%)».

Ma qual è la considerazione e la reputazione dei surgelati tra gli italiani? «Oggi, la maggioranza degli italiani (68,4%) ha imparato che ‘congelato’ e ‘surgelato’ indicano due prodotti differenti - racconta la ricerca Iias - ma circa 2 italiani su 10 li considerano ancora la stessa cosa, in particolare i più giovani (26% GenZ e 28% Millennials). Circa 1 italiano su 2 non sa che non è possibile acquistare prodotti surgelati sfusi, perché devono sempre essere pre-confezionati e il 35,5% non sa che è a casa è possibile solo congelare, non surgelare».

Quanto ai metodi migliori di scongelamento, «circa 1 italiano su 3, a torto, considera corretto lasciare scongelare il prodotto a temperatura ambiente e solo il 15% degli italiani sa che un prodotto scongelato può essere ricongelato solo a patto che prima venga cotto».

«Per legge in nessun prodotto surgelato - precisa Donegani - è possibile aggiungere conservanti allo scopo di prolungarne la vita. È proprio il freddo a garantire la lunga conservazione di questi prodotti. Parlando di additivi aggiunti, altra fake news da sfatare riguarda la credenza per la quale le verdure surgelate avrebbero un colore brillante grazie all’uso di coloranti. Questo avviene solo perché, prima della surgelazione, gli ortaggi vengono sottoposti ad un adeguato trattamento termico (blanching) necessario per disattivare gli enzimi che ne potrebbero causare il deterioramento ed è così che si fissa il colore naturale, che risulta ancora più brillante. Su questo tema, registriamo un dato davvero positivo: finalmente, oggi circa la metà del campione che abbiamo intervistato dimostra di esserne a conoscenza».

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