Il caso

Nave Garibaldi all’Indonesia a titolo gratuito, stallo in Parlamento: voto slittato, ecco perché

Frenano le opposizioni. L’incrociatore portaeromobili è stato varato il 4 giugno 1983 ed è entrato in servizio nel 1985. Ha svolto negli anni un ruolo di primo piano in tutte le principali missioni internazionali che hanno visto impegnata la Marina Militare

di Andrea Carli

L’incrociatore portaeromobili Giuseppe Garibaldi (Marina Militare - Ministero della Difesa)

8' di lettura

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Il parere delle commissioni competenti Esteri e Difesa, sostanzialmente un via libera all’operazione sarebbe dovuto arrivare entro lunedì 16 marzo, ma le opposizioni, con in prima fila Pd e Cinque Stelle, hanno ottenuto il rinvio del voto. Sul tavolo c’è un tema delicato: il passaggio a titolo gratuito della Nave Garibaldi all’Indonesia. La cessione di materiali d’armamento dichiarati obsoleti per cause tecniche è infatti consentita esclusivamente per materiali difensivi, previo parere vincolante delle competenti Commissioni parlamentari.

Con una nota diramata nei giorni scorsi i senatori Dem Alessandro Alfieri e Graziano Delrio hanno messo in evidenza che la decisione di rinviare il voto è stata condivisa «anche da una parte delle forze politiche di maggioranza. Rimangono infatti alcuni punti poco chiari: in particolare il ruolo della società italiana Drass, che sarebbe stata indicata dalla controparte indonesiana come intermediaria dell’operazione.

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Ma Drass stessa sarebbe già beneficiaria indiretta dell’operazione complessiva, che secondo i dati forniti dagli uffici parlamentari avrebbe in via di definizione un contratto per la costruzione di sei sommergibili del valore di 480 milioni di euro.

A questo punto - hanno aggiunto i due senatori -, vista la delicata situazione politica, è fondamentale che il ministro Crosetto venga direttamente a chiarire i contorni dell’operazione al fine di allontanare qualsiasi ombra».

In pressing anche i Cinque Stelle. «In Commissione Esteri e Difesa del Senato abbiamo chiesto e ottenuto, insieme alle altre opposizioni, il rinvio del voto sul decreto di cessione di Nave Garibaldi all’Indonesia richiedendo al governo un supplemento di informazioni su tutti gli aspetti oscuri di questa vicenda - si legge in una nota dei i componenti M5S della Commissione Esteri e Difesa di Palazzo Madama -.

Pretendiamo che prima sia fatta piena luce sul ruolo di intermediazione della società Drass suggerito dal Ministero della Difesa di Giacarta e sul rapporto tra questa cessione e il ricco appalto che la stessa piccola azienda ha vinto per la fornitura di sottomarini sempre all’Indonesia; vogliamo sapere perché la Difesa ha scelto di regalare un patrimonio storico della Marina Militare che vale ancora oltre 50 milioni di euro e poteva quindi essere venduto invece che ceduto in dono, chiediamo trasparenza assoluta sui rapporti tra Crosetto e il presidente della Drass Sergio Cappelletti, sul loro presunto incontro a Dubai nei giorni scorsi e sul rapporto tra l’azienda e il partito di Crosetto che la stessa azienda ha finanziato negli anni scorsi. Ci aspettiamo risposte chiare».

La nota del ministero della Difesa: «non esiste alcun affare Indonesia»

Il 7 marzo, dopo la pubblicazione da parte del Fatto Quotidiano di un articolo dal titolo “Crosetto, l’uomo di Dubai e il ricco affare indonesiano”, una nota del ministero della Difesa ha chiarito che «non esiste alcun “affare Indonesia” riconducibile al Ministro della Difesa né al Ministero. Non esistono atti o decisioni assunte dal Ministro che possano essere interpretati in tal senso. Le procedure di procurement della Difesa non coinvolgono il Ministro nelle decisioni tecniche e amministrative, che sono invece di competenza delle strutture amministrative competenti».

Il presidente della società Drass, Sergio Cappelletti, ha parlato «di insinuazioni gravi e prive di qualsiasi fondamento». Nave Garibaldi, ha poi aggiunto, «rappresenta oggi per l’Amministrazione della Difesa principalmente un costo in termini economici e di personale impegnato. La sua eventuale cessione consentirebbe invece di attivare un importante programma di ammodernamento che coinvolgerebbe grandi aziende italiane del settore difesa, per l’aggiornamento del sistema di combattimento e delle componenti aeronautiche.

Nel contesto delle valutazioni tecniche relative alla Nave Garibaldi, Drass opera esclusivamente su incarico delle autorità indonesiane. Le attività svolte riguardano esclusivamente ispezioni tecniche, consulenza ingegneristica, supporto logistico, analisi della documentazione tecnica. Queste attività sono svolte da specialisti con esperienza diretta sulla Nave Garibaldi e sono commissionate unicamente dal governo di Giacarta».

Il decreto trasmesso dal ministro Crosetto alle Camere

Fin qui il confronto politico in atto. Sullo sfondo, l’iter parlamentare che, spiega un dossier elaborato dagli uffici di Senato e Camera, è partito il 19 febbraio, quando il ministro della Difesa ha trasmesso alle Camere lo schema di decreto interministeriale concernente la cessione, a titolo gratuito, di “Nave Garibaldi” a favore della Marina Militare della Repubblica d’Indonesia.

Il provvedimento è stato assegnato, alla Camera, alle Commissioni riunite Affari esteri e Difesa e, al Senato, alla Commissione Affari esteri e Difesa. Le Commissioni avrebbero dovuto esprimere il relativo parere entro il 16 marzo, ma così non sarà. Al decreto è allegata una relazione redatta dal IV Reparto - Logistica e Infrastrutture dello Stato maggiore della Difesa (datata febbraio 2026), con informazioni di dettaglio sia in relazione al contenuto della cessione sia, più in generale, alla situazione interna dell’Indonesia.

Sotto il primo aspetto, nel documento il Governo spiega che la cessione «ha lo scopo di rafforzare la collaborazione e la cooperazione tra le Forze Armate italiane e le Forze Armate indonesiane, si inquadra nell’ambito del sostegno alle istituzioni del citato Paese.

Lo scambio di materiali nell’ambito della Difesa contribuisce ad accrescere l’interoperabilità tra i rispettivi dispositivi e, peraltro, rappresenta una premessa indispensabile nell’ottica di un desiderio condiviso di operare congiuntamente e sinergicamente nelle varie situazioni di crisi (in via sia bilaterale sia multilaterale)».

La prua del Garibaldi

L’incrociatore portaeromobili Giuseppe Garibaldi (Marina Militare - Ministero della Difesa)

Gli elementi che secondo il Governo giustificano la cessione

Nel documento il Governo spiega che in questo caso sussistono i requisiti giuridici necessari per la formalizzazione della cessione. Ne indica alcuni. Il primo: la Repubblica d’Indonesia rientra tra i Paesi in via di sviluppo come stabilito dal Development Assistance Committee of the Organisation for Economic Co-operation and Development (OECD). Il secondo: l’Unione Europea e la Repubblica d’Indonesia hanno firmato un “Accordo quadro di partenariato globale e cooperazione”, sottoscritto a Giacarta il 9 novembre 2009 e ratificato dall’Italia nel 2011.

L’Accordo prevede il rafforzamento del dialogo politico e della cooperazione bilaterale e multilaterale in un’ampia gamma di settori di reciproco interesse, tra i quali la sicurezza. La relazione dell’esecutivo ricorda ancora che che le parti, a partire dal 2021, hanno avviato interlocuzioni di carattere generale, nell’ambito delle quali la Repubblica d’Indonesia ha rappresentato la volontà di ricevere unità navali dismesse, allo scopo di promuovere la valorizzazione di assetti navali non più in servizio, successivamente individuati nella Nave Garibaldi.

Viene anche messo in evidenza che“Nave Garibaldi” è stata posta nella posizione amministrativa di Riserva dal 31 dicembre 2024, in ragione del raggiungimento del termine del ciclo di vita operativo e della sopravvenuta obsolescenza tecnico-operativa.

Infine, la relazione riporta che Nave Garibaldi è stata progettata e realizzata quale unità portaeromobili a spiccata connotazione difensiva, destinata a funzioni di comando e controllo, sicurezza aeronavale e supporto a operazioni multinazionali di gestione delle crisi.

Il valore dell’operazione e le previsioni di risparmio

Nel documento viene chiarito che la cessione a titolo gratuito dell’unità navale, per un valore complessivo stimato in oltre 54 milioni di euro (54.022.426,67), non comporta oneri aggiuntivi a carico del bilancio dello Stato, in quanto non determina nuovi impegni di spesa per la Difesa. Viene inoltre ricordato che la cessione consente di evitare i costi di mantenimento attualmente sostenuti dalla Marina Militare, che per il 2025 sono stati quantificati in circa 5 milioni di euro (principalmente riconducibili a consumi di energia elettrica, servizi di vigilanza, sicurezza e attività minime necessarie a garantire la vivibilità e l’integrità della piattaforma).

La relazione prende anche in esame ipotesi alternative: se l’unità non fosse ceduta, la Marina Militare dovrebbe avviare la procedura di alienazione finalizzata alla successiva demolizione. Questo iter avrebbe una durata stimata non inferiore a 24 mesi e comporterebbe costi complessivi quantificabili in circa 18,7 milioni di euro.

L’incrociatore portaeromobili Giuseppe Garibaldi (Marina Militare - Ministero della Difesa)

Un curriculum con oltre 40 anni di servizio

L’incrociatore portaeromobili Giuseppe Garibaldi, prima unità di questo genere della Marina Militare italiana, è stata costruita nei Cantieri Navali di Monfalcone, dove è stata varata il 4 giugno 1983 ed è entrata in servizio nel 1985. A partire dal 2014, è stata posta alle dipendenze del Comando del Terzo Gruppo Navale, di stanza nella base di Brindisi. Ha svolto negli anni un ruolo di primo piano in tutte le principali missioni internazionali che hanno visto impegnata la Marina Militare. La prima a cui ha preso parte è stata l’operazione “Restore Hope” in Somalia, dal 18 febbraio al 5 aprile del 1994, in supporto alle operazioni anfibie per il rientro del contingente italiano. Sempre in Somalia, dal gennaio al marzo del 1995, l’unità ha fatto parte dalla Task Force Unosom in supporto al contingente Onu. Nell’ambito dell’operazione Dinak, quando l’Italia ha fornito un supporto operativo e logistico alle operazioni alleate per la risoluzione della crisi jugoslava, Nave Garibaldi è stata impiegata nell’Adriatico dal 26 aprile al 17 giugno 1999. Dal novembre 2001 al marzo 2002 ha partecipato come portaerei e sede di Comando all’operazione Enduring Freedom, restando continuativamente in mare per 87 giorni senza scali tecnici e percorrendo circa 20000 miglia. Per tutto il periodo, è stata impiegata come mezzo navale per le attività di controllo, intercettazione e interdizione in mare, e come piattaforma di lancio per i velivoli AV8B+ che, insieme ad altri assetti aerei della coalizione, hanno effettuato missioni di supporto e interdizione aerea sul territorio afghano.

Nell’estate del 2006 la Marina Militare è intervenuta nella crisi in Libano, in un primo momento con l’operazione Mimosa e successivamente con l’operazione Leonte di cui, dal 29 agosto al 19 ottobre, Nave Garibaldi è stata sede di Comando. In questo periodo l’attività del gruppo aereo imbarcato ha contribuito al controllo del traffico mercantile in transito verso le coste libanesi, mentre l’attività della forza navale è stata incentrata sullo sbarco anfibio nel Libano meridionale per l’introduzione di un contingente interforze di circa 1000 militari dell’allora Reggimento San Marco, dei Lagunari e delle Forze Speciali. Nel marzo 2011, nell’ambito della crisi libica, Nave Garibaldi ha fornito supporto alle attività internazionali nell’operazione Odissey Dawn. Successivamente, dal 26 marzo al 26 luglio, ha preso parte all’operazione Unified Protector, di cui per circa due mesi è stata anche la sede di Comando. L’attività condotta dagli assetti navali e aerei della coalizione, in ottemperanza alle risoluzioni 1970 e 1973 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, è stata finalizzata a garantire il rispetto dell’embargo del traffico di armi via mare e l’implementazione della No-Fly Zone nei confronti della Libia. Nel biennio che ha preceduto la sosta lavori presso l’arsenale militare marittimo di Taranto, iniziata nell’ottobre 2013 e terminata nell’ottobre 2014, ha partecipato a tutte le attività addestrative avanzate Mare Aperto - Amp

hex in qualità di Flagship del Comando delle Forze d’Altura.

Da giugno 2016 fino ad aprile 2017 è stata la nave ammiraglia dell’Operazione Sophia (missione EUNAVFOR Med), sostituendo la Cavour. Inoltre, il 22 agosto 2016, a largo dell’isola di Ventotene, ha ospitato il vertice fra i tre leader dell’Unione europea: Matteo Renzi per l’Italia, il francese François Hollande e la tedesca Angela Merkel. Nel 2018 prende parte all’esercitazione Mare Aperto 2018. Nel 2019, allo stesso modo, prende parte a Mare Aperto 2019. Nel marzo 2022 è la volta della esercitazione Nato “Cold Response 22”, organizzata in Norvegia: è stata quella la più importante esercitazione condotta nell’Artico dagli anni Ottanta. Nel marzo 2024 la portaerei Garibaldi e la nave d’assalto anfibia San Giorgio hanno navigato attraverso le acque ghiacciate del Circolo Polare Artico, per partecipare all’esercitazione “Nordic Response 24”.. L’esercitazione è stata pianificata dalla Norvegia e guidata dal personale del Comando congiunto della forza Nato a Norfolk (Usa) e dal Quartier generale congiunto norvegese. Poi il penultimo capitolo di una lunga storia, vissuta sempre in prima linea: dal 31 dicembre 2024 Nave Garibaldi viene collocata nella posizione amministrativa di Riserva. Ora si apre l’ultimo capitolo: la cessione all’Indonesia. Un’operazione, spiega la relazione del Governo, che sarà finalizzata presumibilmente entro dicembre 2026.

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