Ieri e oggi

Nave Cristoforo Colombo, il triste destino del veliero gemello dell’Amerigo Vespucci

Fu ceduta come bottino di guerra all’Urss: la costruzione, le tempeste, l’incendio, la demolizione

di Nicoletta Cottone

Amerigo Vespucci, saliamo a bordo della nave più bella del mondo

5' di lettura

5' di lettura

L’Amerigo Vespucci, la nave scuola della Marina militare italiana che ha portato l’eccellenza dell’Italia nel mondo, nel corso del tour internazionale durato due anni, aveva una nave gemella, la Cristoforo Colombo. Un veliero bellissimo come il Vespucci, che non ha avuto il vento in poppa dell’altra nave scuola della Marina.

Fu la centesima costruzione del Regio cantiere navale di Castellammare di Stabia

Anche la nave Cristoforo Colombo nasce, come la Vespucci, da un progetto visionario del tenente colonnello del Genio navale Francesco Rotundi, centesima costruzione del Regio Cantiere navale di Castellammare di Stabia. Due navi gemelle la cui costruzione fu fortemente voluta dall’allora ministro della Marina Paolo Thaon di Revel, ma attuata dal successivo ministro, l’ammiraglio Giuseppe Siriani. Il nome Cristoforo Colombo era stato portato già da quattro navi: un brigantino della Marina sarda (1843-1867), due incrociatori (uno 1843-1867, l’altro 1892-1907) e una corazzata, impostata nel 1915, ma demolita nel 1921 senza essere terminata.

Loading...

Vele di tela olona di oltre 2.800 mq

La Colombo e la Vespucci erano due navi scuola per gli allievi dell’Accademia navale di Livorno, con alberi e vele imponenti, come i vascelli dell’Ottocento. Dal 1931 all’armistizio, nel 1943, i due velieri effettuarono 12 campagne addestrative per gli allievi della Regia Accademia navale di Livorno. Rotundi, progettista dei due velieri e direttore del cantiere navale di Castellammare di Stabia, si rifece nella fase di progettazione ai vascelli con le fasce colorate bianche e nere della murata. La Cristoforo Colombo era una nave lunga cento metri, di 4.146 tonnellate, scafo in acciaio, con 26 vele di tela olona per un totale 2.824 metri quadrati. Le vele erano manovrate da circa 20 metri di cavi di canapa e manilla costruiti nella Corderia di Castellammare di Stabia. La propulsione secondaria della nave era composta da due motori diesel elettrici accoppiati più due dinamo e due eliche coassiali. La velocità di crociera a vela era di 10 nodi, mentre quella a motore di 7. L’albero di maestra era di 50 metri, il trinchetto di 54, la mezzana di 43. Gli alberi, compreso il bompresso, erano costruiti in tre pezzi: i primi due in acciaio, gli ultimi in legno douglas. I tre pennoni inferiori erano in acciaio, i due superiori in legno. In teak il ponte di coperta, la battagliola e la timoneria, allestimenti in mogano, legno santo, frassino, noce.

Le differenze fra i velieri

Il Colombo e il Vespucci, pur essendo due velieri gemelli, presentavano alcune differenze. Dalla diversa inclinazione del bompresso al differente attacco delle sartie (nella Vespucci a filo di murata, sulla Colombo cadenti all’esterno). Altra differenza nelle imbarcazioni maggiori che sulla Colombo erano sistemate al centro della nave. La Colombo, inoltre, aveva due eliche coassiali, il Vespucci solo una. Sul veliero Colombo non c’era la plancia a poppa, dove è situato il timone a quattro ruote della Vespucci e gli alberi erano leggermente più bassi.

Il passaggio sotto l’istmo di Corinto

Fra le curiosità che accomunano le due navi si racconta che, durante la navigazione nell’istmo di Corinto, il veliero Colombo riuscì a passare sotto il ponte che congiunge le due sponde, mentre il Vespucci lo toccò con l’albero maestro che si danneggiò.

Le tempeste che affrontò il veliero

Dopo la guerra, la Cristoforo Colombo nel novembre 1946, al comando del capitano di fregata Giovanni Adalberto, affrontò un pericoloso fortunale al largo di Cagliari, che mise a dura prova la nave, il comandante e l’equipaggio. Tanto che per la brillante condotta ottenne un “elogio” da parte del ministero della Marina. Nel gennaio del 1947 un’altra tempesta lacerò le vele e fece rischiare il naufragio al Colombo, nel corso della crociera Napoli-Genova. Il veliero si salvò riparando nel golfo di Juan, per poi ancorarsi vicino al faro di La Garoupe, in Costa Azzurra.

La cessione all’Unione Sovietica, come bottino di guerra

La nave Colombo fu bottino di guerra. In base al trattato di pace di Parigi, alla fine della seconda guerra mondiale, nel 1949, il Colombo fu ceduto all’Unione Sovietica come risarcimento dei danni di guerra. Ad Augusta, il 12 febbraio 1949, venne ammainata la bandiera della Marina militare e issata quella della Marina mercantile. Il 19 febbraio lasciò gli ormeggi nel porto italiano alla volta di Odessa, luogo di consegna alla Marina sovietica con la sigla Z 18. Il 2 marzo sulla banchin di Odessa venne ammainato il Tricolore. La nave cambiò nome e divenne la Dunay (Danubio in russo). Lo scafo fu dipinto di grigio per eliminare i tratti dell’italianità del veliero. Il veliero gemello del Vespucci fu ceduto insieme alla nave da battaglia Giulio Cesare, all’incrociatore Duca d’Aosta, ai cacciatorpedinere Artigliere, Fuciliere e Riboty. Alle torpediniere Ardimentoso, Animoso, Fortunale, ai sommergibili Nichelio e Marea. Insieme a motovedette, rimorchiatori e motozattere. Nella fase di cessione della nave ci furono incidenti. A Taranto, dove erano ormeggiate le navi da consegnare all’Urss, si verificarono numerose manifestazioni di dissenso e tentativi di sabotaggio: molti non volevano consegnare agli stranieri navi orgoglio della Marina italiana. Furono scoperti e arrestati numerosi marinai che si stavano organizzando per mettere dell’esplosivo sotto la carena e far saltare in aria la nave.

La demolizione nel 1971

L’Urss utilizzò saltuariamente il veliero come Nave Scuola militare a Odessa, nel Mar Nero, fino al 1959. Poi passò alle dipendenze della Scuola superiore del ministro della Marina di Leningrado che nel 1960 la cedette all’Istituto Nautico di Odessa, dove fu adibita a nave scuola. L’anno successivo, per non eseguire i lavori di manutenzione, il veliero fu disalberato e adibito a nave trasporto di legname, ma un incendio distrusse il carico e la nave. Era il 1963 quando il Dunay fu radiato dall’albo delle navi sovietiche, restando però per otto anni in stato di abbandono. Nel 1971 il veliero fu demolito nel cantiere di Glavvtorcement delle isole Turukhannye, a Leningrado.

Tre cambi di nome, da Patria a Colombo, a Dunay

Tre i cambi di nome del veliero. Impostato col nome di Patria nel cantiere navale di Castellammare il 15 aprile 1926, fu varato il 4 aprile 1928 con un nuovo nome, Cristoforo Colombo. Entrò in servizio il 1° luglio del 1928. Il Vespucci venne invece varato il 22 febbraio 1931 ed entrò in servizio nel luglio 1931. E poi, nel 1949, per la nave Colombo, il nuovo nome, Dunay.

Cosa resta della Colombo

Ma cosa resta oggi del veliero gemello? Prima di cedere il Colombo alla Marina russa, furono trattenuti due quadri a olio dedicati allo sbarco di Colombo a San Salvador e al suo rientro in Spagna. Quadri che oggi si trovano nella Sala Consiglio della Vespucci. Come la baleniera oggi ammainata nella zona posteriore della nave Vespucci, dove si trova la timoneria storica, utilizzata per la navigazione a vela. La polena con l’effige di Cristoforo Colombo si trova invece nel Museo Navale di La Spezia. Il cofano con la bandiera di combattimento della nave Cristoforo Colombo è conservato presso il Sacrario delle Bandiere all’Altare della Patria a Roma. Il fregio di poppa e la ruota del timone sono all’arsenale di Taranto.

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti