Germania

Musk ai tedeschi: «Dovete votare Afd»

A poco più di un mese dalle elezioni, l’alter ego di Donald Trump ribadisce il sostegno all’ultradestra tedesca con una diretta sulla propria piattaforma X insieme alla candidata di punta Alice Weidel, che spiega: «Hitler era un comunista, noi siamo liberali». Ma Afd ha sempre combattuto contro lo stabilimento Tesla in Brandeburgo e contro l’auto elettrica

di Gianluca Di Donfrancesco

Elon Musk e Alice Weidel

5' di lettura

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«I tedeschi devono votare per il cambiamento, come hanno fatto gli americani, e per questo raccomando con forza di votare la Afd, è puro buon senso. Solo Afd può salvare la Germania, fine della storia». Elon Musk mette tutto il suo peso sulla campagna elettorale di Alternative für Deutschland. In una conversazione di 75 minuti con la candidata alla Cancelleria, Alice Weidel, trasmessa sulla propria piattaforma X, il tecnomiliardario si è speso per la terza volta in poche settimane per il movimento di ultradestra. Affinità elettive, come quelle che portano l’alter ego di Donald Trump a sostenere l’estrema destra britannica. In Italia, i rapporti sono ottimi con la premier Giorgia Meloni.

Tutta colpa della Merkel e delle rinnovabili

La chiacchierata sui destini della Germania e del mondo inizia con Musk che invita Weidel a spiegare cos’è Afd e finisce con interrogativi sul senso dell’universo, con una deriva a metà strada tra il reality show e “Guida galattica per autostoppisti” di Douglas Adams. Weidel si lancia in un pezzo forte del suo repertorio, la tirata contro Angela Merkel, responsabile di tutti i mali, dall’apertura all’immigrazione, all’impulso alle fonti rinnovabili. Il tono è subito informale, rilassato. E lo diventerà sempre di più: una chiacchierata tra due che la pensano alla stessa maniera, punteggiata da risatine di derisione e insulti all’indirizzo dei partiti della dissolta coalizione Semaforo, accusati di essere «molto stupidi o di odiare il proprio Paese» (Weidel).

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Stesso trattamento per i media mainstream, che mettono in cattiva luce Afd con le loro menzogne. Di solito, il partito usa l’espressione Lügenpresse, stampa bugiarda (tradotta in «fake news» nel vocabolario trumpiano). La sintonia con Musk qui è totale, come pure sull’avversione allergica al pensiero woke e al politicamente corretto: nelle scuole tedesche descritte da Weidel, si insegna solo «nonsenso socialista e gender». Sintonia completa ovviamente sull’immigrazione, che porta negli Stati Uniti e in Germania masse di «criminali», per colpa della sinistra. «Pazzesco! Incredibile!», concordano Musk e Weidel. E giù risatine.

«Hitler era comunista»

Non poteva mancare la difesa della «libertà di parola», minacciata dalle regole dell’Unione Europea. E qui il surreale comincia a far capolino, con Weidel che non solo paragona la Ue a Hitler e alla censura nazista, ma sottolinea che il Partito nazionalsocialista tedesco aveva appunto «socialista» nel nome (coincidenze?). Di più: «Hitler non era un conservatore, ma un comunista, un socialista. Punto!», svela Weidel, mandando all’aria decenni di storiografia bugiarda. Al contrario, «la Afd è un partito conservatore e liberale».

E se la guerra in Ucraina si può liquidare asserendo che «tantissimi stanno morendo per niente» (Musk), sul Medio Oriente Musk ci tiene a far dire a Weidel che lo Stato di Israele ha diritto a esistere. Non solo: «Afd è l’unico vero difensore degli ebrei in Germania», assicura lei.

Berlino nel mirino

Prima di Natale, Musk aveva scritto che solo l’ultradestra etno-identitaria «può salvare la Germania» dal tracollo economico e culturale. Poi, in un intervento ospitato dal quotidiano Welt, ha spiegato ai tedeschi i motivi della sua preferenza, invitandoli a votare per il partito che vuole portare il Paese fuori dall’euro e dall’Unione Europea.

In Germania si vota il 23 febbraio. Nei sondaggi la Afd si è ormai affacciata sopra la soglia del 20% ed è la seconda forza, dopo la Cdu (30%) e davanti a Spd (16%) e Verdi (14%). Tra i candidati di punta dei partiti, tuttavia, Weidel ha un indice di gradimento del 21%, dietro a Friedrich Merz della Cdu (30%), Robert Habeck dei Verdi (29%) e Olaf Scholz della Spd (23%, secondo un sondaggio Infratest dimap).

L’ex Twitter è poco diffuso in Germania, solo il 5% dei tedeschi lo utilizza (almeno una volta alla settimana). La piattaforma è però molto frequentata dalla politica e quello che vi accade riceve grande eco nel sistema dei media. La stessa Afd ha come principali canali social YouTube e Facebook, dove è di gran lunga più attiva degli altri partiti.

Qualche ora prima della diretta con Weidel, il Bundestag ha fatto sapere che sta esaminando se il sostegno offerto da Musk possa costituire un finanziamento illegale. Secondo la legge, che vieta le donazioni provenienti da Paesi extra-Ue, la pubblicità elettorale di terzi è considerata una donazione al partito.

Quando Afd non voleva Tesla in Germania

Weidel è nata nel 1979 a Gütersloh, nel Nord-Reno Westphalia. Ha studiato all’università di Bayeruth e ha scritto una tesi di dottorato sul sistema pensionistico cinese (ha studiato il mandarino). Ha lavorato per alcuni anni come analista per Goldman Sachs e poi in Allianz. Infine ha avviato una propria attività imprenditoriale. Nella Afd è entrata da subito, nel 2013.

Ha una unione civile con Sarah Bossard, una produttrice cinematografica svizzera nata in Sri Lanka, con la quale ha due figli. Nel 2018, ha chiesto con il suo partito l’abolizione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso.

Nessuno ha combattuto i piani di Musk in Germania come Afd, che vede nell’auto elettrica un attacco allo stile di vita tedesco (in qualche modo associato ai motori diesel e benzina). Fosse dipeso dal partito di Weidel, mai Tesla avrebbe potuto costruire la sua fabbrica a Grünheide, in Brandeburgo, a 30 chilometri da Berlino. Come ricorda Handelsblatt, non a caso il giornale dell’economia, nel novembre del 2019, poco dopo che Musk aveva annunciato il progetto, proprio Weidel ha duramente attaccato Tesla: commentando la notizia dell’incendio di una Model 3, scrisse che «una #Tesla bruciata diventa un rifiuto pericoloso, la batteria non può essere smaltita».

Arrivando a tempi più recenti, il 16 ottobre 2024, su Twitter, Weidel è tornata a scagliarsi contro le auto elettriche: «L’economia pianificata delle e-car costringe a investimenti sbagliati e distrugge l’industria automobilistica. I produttori dovrebbero costruire ciò che vogliono i clienti, non ciò che vogliono i politici». Nel suo programma elettorale, il partito propone lo stop al finanziamento delle infrastrutture di ricarica con fondi pubblici e la revoca del divieto Ue sui nuovi veicoli a combustione dal 2035.

La battaglia contro l’impianto di Grünheide è proseguita anche dopo l’inizio dei lavori (febbraio 2020), con slogan in puro stile Afd: «Tesla a Grünheide - un incubo per le persone e la natura». Gli attacchi alla multinazionale vanno di pari passo con le accuse agli altri partiti, colpevoli di essersi sottomessi: «Una vergogna per lo Stato tedesco».

Nel marzo del 2022, le prime Tesla escono dalle linee di assemblaggio di Grünheide. L’azienda chiede di ampliare lo stabilimento, realizzato con un investimento di circa 2 miliardi di euro. Ancora una volta, Afd si oppone e perde. Il gruppo ha ricevuto le prime autorizzazioni a fine 2024. L’obiettivo è raddoppiare la capacità produttiva a un milione di vetture l’anno. Lo stabilimento diventerebbe il più grande del Paese, superando la fabbrica Volkswagen di Wolfsburg. L’impianto dà lavoro a 12.500 persone, provenienti da 150 nazioni, molte delle quali da Turchia, Polonia, Siria e India.

Per Afd, invece, «contribuisce a distruggere l’industria automobilistica nazionale tedesca», grazie «al tappeto rosso di sovvenzioni per un’azienda americana».

Prima delle elezioni in Brandeburgo, dove a settembre Afd ha raccolto il 29,2% dei voti (seconda solo alla Spd), il direttore dello stabilimento, André Thierig, ha lanciato un appello ai dipendenti a «votare bene», vale a dire a tenere presente l’ostilità dell’ultradestra per la fabbrica nella quale lavorano.

Colonizzare Marte

Di tutto questo, Musk e Weidel non hanno parlato. Hanno invece conversato, per diversi minuti e senza ridere, dei piani di Musk per colonizzare Marte e salvare l’umanità da un «possibile rischio estinzione». Chiusura intimistica sull’esistenza di Dio e (appunto), sul senso della vita, l’universo e tutto quanto.


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