Misuriamo la leadership se sa cambiare la società
È il momento di ripensare l’approccio alle tematiche di parità di genere, costruendo una narrativa nuova che renda merito a quanto conquistato e allo stesso tempo ponga le basi per un cambiamento culturale
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Dell’ondata di percentuali di questa settimana, fra un paio di giorni avremo solo scarsa memoria. Resterà il brusio di fondo di una serie di disparità non colmate, che appesantiranno le gambe su cui le donne cammineranno e spesso dovranno correre. Sono almeno un paio di decenni che il tema della disparità di genere viene affrontato partendo dai dati di realtà e dalle proiezioni che dimostrano come una maggiore equità possa portare beneficio alla società tutta.
Grandi passi avanti sono stati fatti e si sono contate molte donne che per la prima volta hanno occupato posizioni che da secoli erano prerogativa degli uomini. In una sorta di rincorsa infinita per il divario da recuperare, ogni traguardo non è sembrato mai abbastanza e troppo spesso ci si è concentrati su quello che mancava piuttosto che su quello che si era conquistato. E non sono mancati gli eccessi di rivendicazione da parte delle donne e di pink washing da parte delle organizzazioni, in una sorta di gioco a scacchi che ha portato la partita a uno stallo. È il World Economic Forum che ogni anno come un metronomo segna il passo di quanti decenni ancora mancano alla parità. Ed è sempre più di un secolo e mezzo. Troppo per qualunque generazione.
È arrivato il momento quindi di ripensare profondamente l’approccio alle tematiche di parità di genere, costruendo una narrativa nuova che renda merito a quanto conquistato e allo stesso tempo ponga le basi per un cambiamento culturale per il quale ora esistono possibilità concrete. È il momento della responsabilità sociale e dell’agire di ogni donna nel proprio ruolo con onestà intellettuale, passione e generosità. In questo sono di continuo insegnamento donne che hanno fatto la loro parte nella storia di questo Paese e che superati gli 80 anni ancora oggi si adoperano per lasciare un mondo migliore alle giovani: da Liliana Segre a Annamaria Tarantola, da Amalia Ercoli Finzi a Rosanna Oliva non perdono occasione per piantare nuovi semi di equità. Perché la conquista di una sia il bene di tutte infatti è necessario essere consapevoli del potere che si può esercitare ed essere pronte ad agire di conseguenza. D’altra parte abbiamo imparato dagli ultimi avvenimenti politici internazionali che i diritti non si possono dare per scontati. E se non si vuole fare passi indietro, non si può più far finta che non riguardi ognuna di noi.
Rita Levi Montalcini diceva: «La differenza tra uomo e donna è epigenetica, ambientale. Il capitale cerebrale è lo stesso: in un caso è stato storicamente represso, nell’altro incoraggiato. Così pure tra popoli. È sempre un dato culturale». E proprio perché culturale non è ineluttabile e può essere cambiato. Sta ad ognuna cambiare la repressione con l’incoraggiamento. Anche su questo si misurerà l’efficacia della leadership femminile, in ogni campo.



