Carriera, crescita lenta ma costante per le manager italiane
Con la legge Golfo Mosca Italia fra le eccellenze europee con il 43% di donne nei cda, ma a Piazza Affari le ceo sono solo 20 e le presidenti 31. In aumento la percentuale femminile fra gli executive
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Dalla finanza alle tlc, dall’editoria al food all’energia e alla farmaceutica, la schiera di amministratrici delegate nelle società italiane cresce. Il trend è lento ma progressivo, con differenze tra settori e tipologie di realtà. Più presenti in quelle di piccole dimensioni e nelle società non quotate. Nelle pmi, secondo i dati di Unioncamere, il numero delle donne nelle figure apicali supera il 20 per cento. A livello manageriale, dai dati elaborati da Manageritalia, le donne manager risultano in aumento del 5,1% nel 2023, del 101,5% dal 2008 al 2023.
Cresce l’occupazione femminile, ma siamo in ritardo
A confermare il trend positivo del mercato del lavoro femminile sono gli ultimi dati Istat sul tasso occupazionale, aumentato su anno a gennaio scorso di 0,5 punti percentuali, che tocca il 53,5 per cento. Tuttavia, è una fotografia in chiaro-scuro: la quota rosa è lontana dal pareggio con gli uomini, il cui tasso di occupazione è al 72 % e nel confronto europeo l’Italia è perdente. Nel terzo trimestre del 2024, nota il rapporto dell’Istat e del Cnel sul lavoro femminile, il tasso di occupazione risulta inferiore di 12,6 punti alla media Ue e alla Francia, e 20 alla Germania , rimanendo il valore più basso tra i 27 Paesi. «Non basta la politica dei piccoli passi, ci vuole una vera e propria terapia d’urto, una nuova strategia che metta le donne al centro per lo sviluppo di una occupazione femminile di qualità», commenta la statistica Linda Laura Sabbadini.
L’eccellenza italiana nei board delle quotate
Un campo dove l’Italia registra risultati superiori al confronto globale è quello della presenza femminile nei board. Guardando nel dettaglio delle società quotate, per effetto delle norme sull’ equilibrio di genere a partire dalla legge Golfo-Mosca del 2011, la presenza femminile, secondo dati Consob, ha toccato nel 2023 i valori record del 43,1% degli incarichi di amministratore e del 41,3% di quelli di componente dell’organo di controllo. In 32 cda (il 15%) e 51 organi di controllo (il 24%) le donne sono ugualmente o più rappresentate rispetto agli uomini. I valori più elevati si riscontrano tra le società a medio-alta capitalizzazione e nel settore finanziario.
Ritardi nelle posizioni apicali
Se si guarda però alle posizioni apicali, la presenza delle donne nelle quotate si affievolisce: nel 2023 le donne ricoprono il ruolo di amministratrice delegata in 20 società in prevalenza di piccole dimensioni che rappresentano il 4,6% della capitalizzazione. Si registra comunque di un aumento rispetto alle 17 ceo tracciate nel 2022, rappresentative del 2,1% della capitalizzazione. A presiedere un board è una donna in 31 società (rappresentative del 12,8% della capitalizzazione).
Le donne al comando
Giuseppina Di Foggia, prima donna a capo di una grande partecipata statale, Terna; Elcin Barker Ergun, ad di Menarini; Alessandra Carra a capo del gruppo editoriale Feltrinelli; Monica Mondardini, ceo di Cir; Laura Cioli, ad di Sirti; Alessandra Ricci, ad di Sace; Cristina Scocchia, numero uno di Illycaffè; Valeria Sandei a capo di Almawave; Sabrina De Filippis, ad di Mercilogistics (gruppo Fs) . Anche il Gruppo 24 Ore, che edita questo giornale, è guidato da una donna, Mirja Cartia d’Asero. Sono solo alcune delle donne che in Italia guidano le aziende; tuttavia, spiega Alessandro Minichilli, professore di economia aziendale alla Sda Bocconi, «laddove non intervenga la normativa, come ad esempio è accaduto in Francia con la Loi Rixain che ha imposto quote di genere ad aziende di maggiori dimensioni anche a livello executive, continua a persistere un soffitto di cristallo che si accentua con la rilevanza dell’azienda. Occorre dunque lavorare anche sul ‘serbatoio’ di donne manager».


