Dalle istituzioni alla finanza, la mappa delle donne al vertice: mai così tante
Al record europeo (Commissione, Parlamento, Bce e Bei) si affianca quello italiano: leadership femminile per Governo, i due principali partiti, Ragioneria dello Stato e Borsa. Nei board delle quotate le consigliere sono il 43%. Faranno la differenza?
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Mai c’erano state tante donne al potere. Disegnarne la mappa è semplice, per la quantità di “prime volte” raggiunte e celebrate negli ultimi anni. Non soltanto in Europa, dove si registra il record di presidenze al femminile: alla Commissione Ursula von der Leyen (che ha appena chiamato al suo fianco come consigliera diplomatica la prima donna che era stata a capo dei servizi segreti italiani, Elisabetta Belloni) e all’Europarlamento, Roberta Metsola, entrambe riconfermate; alla Bce Christine Lagarde; alla Bei Nadia Calviño. L’Italia non è da meno. Ai vertici delle istituzioni abbiamo la prima premier, Giorgia Meloni, e la prima Ragioniera generale dello Stato, Daria Perrotta. Traguardi storici, anche se al Governo le donne sono sei su 24 ministri (è lontano il record di sette su 20 del Governo Renzi) e 12 su 37 sottosegretari.
Nei partiti spiccano la leader del primo partito del Paese (Fratelli d’Italia), Arianna Meloni, e quella della principale forza di opposizione (Pd), Elly Schlein: sulla base dei voti raccolti alle ultime europee, decidono la linea di due partiti scelti nell’insieme dal 53% degli elettori. In magistratura c’è la prima presidente della Corte di Cassazione, Margherita Cassano. Tra gli organismi indipendenti c’è Lilia Cavallari, presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio. Tetto di cristallo appena sfondato anche per il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, guidato da Lina Di Domenico.
In Parlamento le urne del 2022 (6.345 candidati, di cui circa il 47% donne) hanno portato 199 elette, il 33%: il rapporto “Parità vo’ cercando 1948-2022” dell’Ufficio valutazione impatto del Senato ricorda come nella I legislatura fossero appena 50, il 5 per cento. Ci sono voluti trent’anni perché si superasse, nel 1976, quella soglia di presenze, e altri trenta per arrivare a quota 150. I soffitti di cristallo appaiono più resistenti negli enti territoriali. Al momento sono soltanto due le donne presidenti di Regione: Alessandra Todde in Sardegna e Stefania Proietti in Umbria. Ma il “cuore verde d’Italia” rappresenta un caso di scuola: è dal 2000, con Maria Rita Lorenzetti, che il timone resta saldo in mani femminili. Quasi un passaggio di testimone: dal 2010 è subentrata Catiuscia Marini, in carica per due mandati, poi è arrivata Donatella Tesei e infine Proietti. Negli ultimi trent’anni sei regioni su 21 hanno avuto almeno una presidente donna e oltre 2.700 Comuni su circa 7.800 sono stati amministrati almeno una volta da una sindaca.
Si può fare. Anche nelle principali istituzioni finanziarie del Paese: Claudia Parzani è la prima a guidare Borsa italiana. La Banca d’Italia ha due vicedirettrici generali su tre: Chiara Scotti e Alessandra Perrazzelli. La Consob annovera due commissarie – Gabriella Alemanno e Chiara Mosca – e una segretaria generale, Nadia Linciano, ex responsabile della divisione Studi. Persino in Vaticano è in corso una rivoluzione. C’è la prima donna prefetto: suor Simona Brambilla, voluta da Papa Francesco per guidare - insieme al cardinale Angel Fernandez Artime, nominato Pro-prefetto - il Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società. E c’è suor Raffaella Petrini, che dal 1° marzo presiede la Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano e del Governatorato.
Si può fare anche in un settore considerato tradizionalmente maschile, come quello finanziario, dove il cambiamento è visibile non solo nelle poltrone dei consigli di amministrazione delle società quotate ma anche nelle prime linee del management e nell’aumento del numero delle dirigenti.



