Microcredito, nel 2025 nuove opportunità con quasi 3.200 progetti
Il 33% dei soggetti che vi ha fatto ricorso è under 35. L’88% delle imprese finanziate è ancora operativo a due anni dal credito
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I punti chiave
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Piccoli prestiti, al massimo 40mila euro per un’impresa e 15mila per una famiglia, a tassi bassissimi o addirittura a tasso zero, senza particolari garanzie se non in alcuni casi quelle di soggetti istituzionali come la Caritas e, infine, erogati a persone escluse dai canali tradizionali del credito. È l’identikit del microcredito sociale, uno strumento che insieme al microcredito imprenditoriale, punta ad aumentare l’inclusione finanziaria di quella fascia della popolazione più vulnerabile e fragile per quanto riguarda la capacità di avere e produrre reddito.
Nato nei Paesi più poveri del mondo, nel tempo, il microcredito si è diffuso anche in Europa. Ora una recente analisi fa luce sulla situazione italiana. A realizzarla è stato Triade, uno spin off nato dalla collaborazione del Politecnico di Milano con PerMicro, una società operativa dal 2007 fondata da Oltre Venture e Fondazione Paideia che attualmente ha tra i suoi soci soggetti provenienti dal credito come Banca Etica ed enti come la Fondazione Compagnia di San Paolo.
I risultati
È così emerso che nel 2025 la domanda di inclusione finanziaria ha continuato a crescere, con 38 milioni di euro concessi a 3.167 progetti (+7,8% rispetto al 2024). I progetti possono essere sia finalizzati allo sviluppo di piccole imprese, sia per far fronte a bisogni primari come l’emergenza abitativa, il welfare, la formazione. Non a caso il 33% delle imprese finanziate risulta guidato da giovani sotto i 35 anni (+2 punti percentuali rispetto al 2024), uno dei segmenti più fragili del mercato insieme a donne e stranieri. E in questo senso lo studio conferma il ruolo del microcredito quale strumento efficace per contrastare la precarietà: circa 1.900 imprenditori hanno migliorato la propria condizione lavorativa e oltre 3.100 hanno registrato un aumento del reddito mensile.
I vantaggi si estendono anche al sistema pubblico: la crescita del reddito e dei consumi generata da queste attività ha comportato un incremento delle entrate fiscali per lo Stato, stimato in 130 milioni di euro tra imposte sul reddito e gettito derivante dai consumi. Inoltre, la riduzione della dipendenza da sussidi ha generato un risparmio per le casse pubbliche pari a 18,3 milioni di euro.
Allargando l’analisi agli anni precedenti, l’impatto sociale misurato dalla Ricerca per il periodo 2009-2023 (per il 2024 sarà valutato a distanza di 24/36 mesi dall’erogazione) mostra che sono 33.808 i beneficiari del credito, tra persone e microimprese, inizialmente escluse dai canali bancari tradizionali. Ammontano a 4.435 i posti di lavoro creati grazie alle attività imprenditoriali, che hanno visto il coinvolgimento di donne, giovani sotto i 35 anni e cittadini stranieri. Complessivamente circa 260 milioni di euro di credito erogato.







