Finanziamenti

Le imprese femminili crescono in dimensioni e struttura

LA capitalizzazione delle aziende resta uno dei tasti dolenti del comparto.

di Greta Ubbiali

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In Italia si contano poco più di 1,3 milioni di imprese femminili. Si tratta di un numero rimasto sostanzialmente stabile negli ultimi anni (anzi, in flessione dello 0,3% rispetto al 2024) ma dalla natura in trasformazione con le piccole attività che cedono il passo ad aziende più forti, strutturate e con un maggior numero di addetti. Per gli esperti di Unioncamere questi dati indicano un nuovo trend: l’impresa piccola e diffusa, prossima in alcune sue forme all’autoimpiego, sta lasciando il posto a realtà produttive più articolate e capaci di competere sul mercato.

L’imprenditoria femminile in numeri

A fine 2025, le capitane d’azienda rappresentavano il 22,3% del sistema produttivo nazionale, poco più di 1 su 4. Il confronto col 2024 vede una sensibile diminuzione delle imprese più piccole, con 0-9 addetti (quasi 4.500 in meno), e, in parallelo, un aumento (numericamente modesto ma percentualmente significativo) di quelle di “taglia” superiore: +0,5% per le imprese femminili con 10-49 addetti (+246), +1,3% per quelle tra 50-249 addetti (+44), +3,8% per quelle oltre 250 addetti (+13).

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A mostrarlo è l’Osservatorio per l’imprenditorialità femminile di Unioncamere, realizzato con il supporto di SiCamera e Centro studi Tagliacarne, in occasione della prima tappa, in partenza da Lucca, dell’edizione 2026 del Giro d’Italia delle donne che fanno impresa. Il roadshow, promosso da Unioncamere con il coinvolgimento dei Comitati per l’Imprenditoria Femminile, è inserito nel Piano Nazionale dell’Imprenditoria Femminile, gestito da Invitalia in collaborazione con Unioncamere, per conto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy e finanziato dai fondi europei del Next Generation EU.

Il rafforzamento strutturale delle imprese guidate da donne si traduce anche in un incremento delle società di capitali (+2,6% rispetto al 2024) a discapito delle altre forme giuridiche. In valori assoluti, ciò significa oltre 9mila società di capitali in più guidate da donne e oltre 7mila ditte individuali in meno.

L’importanza dell’imprenditoria femminile va oltre l’impatto economico. In queste aziende le donne rappresentano il 54% dei dipendenti, contro il 39% delle altre imprese, favorendo l’occupazione femminile. Spesso, inoltre, sono imprese che danno importanza al welfare: il 28% delle imprese femminili adotta misure di conciliazione dei tempi di vita lavorativa e privata (contro il 22% delle non femminili).

La mappa italiana

Dallo spaccato geografico emerge che la regione a più forte penetrazione femminile nel mondo dell’impresa è il Molise, dove le donne guidano il 27,1% delle aziende (8.877 unità). Seguono Basilicata e Abruzzo (con un’incidenza rispettivamente del 26,6 e 25,2%). Lombardia e Lazio si aggiudicano invece la maglia rosa per quota più alta di imprese con 181.469 e 137.52 società. Per entrambe le regioni si registra però una contrazione, rispettivamente dello 0,09% e dello 0,23%. Il calo della base produttiva al femminile, non si distribuisce in maniera uniforme nel Paese. Le maggiori diminuzioni si concentrano infatti in alcune regioni (Valle d’Aosta, Abruzzo, Calabria). Di segno opposto le dinamiche soprattutto in Trentino Alto Adige, dove l’impresa al femminile cresce dell’1,1%, seguita da Sicilia e Sardegna.

La dinamica si fa anche più variegata se si scende al dettaglio provinciale. Sette le province che vedono crescere le imprese femminili tra il 2025 e il 2024, a partire da Sondrio (+2,5%), seguita da Gorizia, Palermo, Bolzano, Caltanissetta, Sassari e Trapani, tutte con valori superiori al +1%. Sul fronte opposto soprattutto Crotone, Aosta, Rovigo e Isernia, che registrano riduzioni superiori al 3%.

Le attività legate alla cura della persona, all’assistenza sociale e all’istruzione e formazione si confermano i comparti dove il presidio femminile è più solido. In questi ambiti, le aziende guidate da donne rappresentano il 30-40% del totale. Ma il perimetro del “fare impresa” al femminile si sta allargando e settori come alloggio e ristorazione, agricoltura e commercio oggi contano un quarto di imprenditrici sul totale.

Il nodo del finanziamento

Nel 2015 le donne d’impresa erano 1,29 milioni (sempre secondo i dati di Unioncamere). In 10 anni il loro numero è cresciuto pochissimo. Il finanziamento resta uno dei tasti dolenti del comparto. Per questa ragione sono nati programmi di supporto come quelli che fanno capo a Invitalia. In un triennio l’agenzia ha finanziato attraverso incentivi (Smart&Start Italia, ON – Oltre Nuove Imprese a tasso Zero, Fondo Impresa Femminile e Resto al Sud, solo per citarne alcuni) oltre 5.500 imprese. Offerti inoltre servizi specifici come sessioni di incontri one-to-one per aiutare le imprenditrici a trasformare le loro idee in progetti concreti. L’iniziativa, avviata a novembre 2025, in occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, ha coinvolto 48 aspiranti imprenditrici ed è stata replicata in occasione di questo 8 marzo per altre 36 donne. Il servizio continuerà anche in futuro, con ulteriori sessioni dedicate.

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