Tra emancipazione digitale e difesa dei diritti
di Paolo Benanti
7' di lettura
7' di lettura
Avere un conto in banca, amministrare consapevolmente il proprio denaro e prendere decisioni informate a riguardo: l’indipendenza economica è una condizione fondamentale per la libertà e l’emancipazione delle donne. Ma, come registra l’Edufin Index 2025, le donne riportano in media 5 punti in meno degli uomini nelle competenze finanziarie - 54 contro 59 – mentre il gender gap più ampio si registra in Sardegna. A pesare, nel gap, gli stereotipi di genere per cui le donne sarebbero meno capaci di possedere e gestire le risorse finanziarie: false credenze che ostacolano bambine e ragazze già nei primi anni di scuola, durante cui cominciano ad avere minore fiducia nelle proprie capacità matematiche e finanziarie.
Secondo l’indagine “Alfabetizzazione finanziaria e competenze di finanza digitale dei giovani” della Banca d’Italia (2023), condotta su circa 5.400 italiani tra 18 e 34 anni, circa il 40% dei giovani non parla mai di denaro in famiglia e una quota analoga si sente a disagio a discutere di finanza. L’assenza di dialogo su denaro e gestione delle risorse limita le occasioni di apprendimento informale e contribuisce a spiegare perché le fragilità emergano già tra gli studenti. I dati Ocse-Pisa confermano competenze economiche fragili tra gli adolescenti italiani, che totalizzano 484 punti in alfabetizzazione finanziaria contro i 498 della media Ocse. La discrepanza non nasce all’università. Né nei primi anni di carriera. Parte molto prima: nelle percezioni di sé, nei modelli disponibili, nella distribuzione dei ruoli nelle attività educative e familiari.
Il peso degli stereotipi culturali non si riflette solo nelle competenze, ma anche nell’accesso concreto agli strumenti finanziari. In Italia solo nel 1975, con la riforma del diritto di famiglia, le donne hanno ottenuto piena autonomia giuridica nella gestione del patrimonio e dei rapporti economici. In Francia le donne sposate hanno potuto aprire un conto senza l’autorizzazione del marito dal 1965, mentre negli Stati Uniti alle banche è stato vietato di discriminare le donne nell’accesso al credito e alle carte di credito con l’Equal Credit Opportunity Act del 1974.
Il percorso verso l’autonomia economica femminile è relativamente recente e resta fragile sul piano dei rapporti bancari. Secondo i dati del World Bank Gender Data Portal (2024), il 79,8% delle donne in Italia possiede un conto presso un’istituzione finanziaria, contro il 92,6% degli uomini, con un divario di oltre 12 punti percentuali nell’accesso ai servizi bancari. Si tratta di una distanza molto più ampia rispetto alla media dell’Europa e dell’Asia centrale, dove il gap è di circa 4,6 punti.
Questo dato, tuttavia, include sia conti personali sia conti condivisi con partner o familiari e quindi non restituisce pienamente il grado di autonomia nella gestione del denaro. Un quadro più dettagliato emerge dalle ricerche sull’inclusione finanziaria femminile in Italia. Secondo una survey della Global Thinking Foundation, in Italia solo il 58% delle donne possiede un conto corrente intestato personalmente, mentre il 12,9% dispone esclusivamente di un conto cointestato con il partner o con altri familiari e il 4,8% non ha alcun conto corrente.