Giornata internazionale della donna

Educazione finanziaria, rafforza l’autonomia economica delle donne e riduce il gender gap

Competenze finanziarie più basse e minore accesso a strumenti bancari: in Italia solo il 58% delle donne ha un conto corrente intestato personalmente

di Nicoletta Labarile

(Adobe Stock)

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Avere un conto in banca, amministrare consapevolmente il proprio denaro e prendere decisioni informate a riguardo: l’indipendenza economica è una condizione fondamentale per la libertà e l’emancipazione delle donne. Ma, come registra l’Edufin Index 2025, le donne riportano in media 5 punti in meno degli uomini nelle competenze finanziarie - 54 contro 59 – mentre il gender gap più ampio si registra in Sardegna. A pesare, nel gap, gli stereotipi di genere per cui le donne sarebbero meno capaci di possedere e gestire le risorse finanziarie: false credenze che ostacolano bambine e ragazze già nei primi anni di scuola, durante cui cominciano ad avere minore fiducia nelle proprie capacità matematiche e finanziarie.

Secondo l’indagine “Alfabetizzazione finanziaria e competenze di finanza digitale dei giovani” della Banca d’Italia (2023), condotta su circa 5.400 italiani tra 18 e 34 anni, circa il 40% dei giovani non parla mai di denaro in famiglia e una quota analoga si sente a disagio a discutere di finanza. L’assenza di dialogo su denaro e gestione delle risorse limita le occasioni di apprendimento informale e contribuisce a spiegare perché le fragilità emergano già tra gli studenti. I dati Ocse-Pisa confermano competenze economiche fragili tra gli adolescenti italiani, che totalizzano 484 punti in alfabetizzazione finanziaria contro i 498 della media Ocse. La discrepanza non nasce all’università. Né nei primi anni di carriera. Parte molto prima: nelle percezioni di sé, nei modelli disponibili, nella distribuzione dei ruoli nelle attività educative e familiari.

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Solo sei su dieci hanno un conto corrente

Il peso degli stereotipi culturali non si riflette solo nelle competenze, ma anche nell’accesso concreto agli strumenti finanziari. In Italia solo nel 1975, con la riforma del diritto di famiglia, le donne hanno ottenuto piena autonomia giuridica nella gestione del patrimonio e dei rapporti economici. In Francia le donne sposate hanno potuto aprire un conto senza l’autorizzazione del marito dal 1965, mentre negli Stati Uniti alle banche è stato vietato di discriminare le donne nell’accesso al credito e alle carte di credito con l’Equal Credit Opportunity Act del 1974.

Il percorso verso l’autonomia economica femminile è relativamente recente e resta fragile sul piano dei rapporti bancari. Secondo i dati del World Bank Gender Data Portal (2024), il 79,8% delle donne in Italia possiede un conto presso un’istituzione finanziaria, contro il 92,6% degli uomini, con un divario di oltre 12 punti percentuali nell’accesso ai servizi bancari. Si tratta di una distanza molto più ampia rispetto alla media dell’Europa e dell’Asia centrale, dove il gap è di circa 4,6 punti.

Questo dato, tuttavia, include sia conti personali sia conti condivisi con partner o familiari e quindi non restituisce pienamente il grado di autonomia nella gestione del denaro. Un quadro più dettagliato emerge dalle ricerche sull’inclusione finanziaria femminile in Italia. Secondo una survey della Global Thinking Foundation, in Italia solo il 58% delle donne possiede un conto corrente intestato personalmente, mentre il 12,9% dispone esclusivamente di un conto cointestato con il partner o con altri familiari e il 4,8% non ha alcun conto corrente.

Questo significa che una quota rilevante di donne continua a rapportarsi al sistema finanziario attraverso strumenti condivisi o mediati da altri membri della famiglia: la stessa indagine evidenzia che circa il 31% delle donne italiane dichiara di dipendere economicamente dal partner o da un altro familiare, segno di un’autonomia economica ancora parziale.

La conseguenza è che l’accesso ai servizi finanziari - dal risparmio agli investimenti fino al credito - può risultare più limitato o meno diretto. In questo modo stereotipi culturali e disuguaglianze economiche finiscono per rafforzarsi reciprocamente: quando il rapporto con il denaro passa più spesso attraverso conti condivisi o decisioni familiari, l’indipendenza finanziaria delle donne rimane più fragile.

Il gender gap resta aperto in Europa

«L’educazione finanziaria orienta le scelte lungo tutto l’arco della vita. E, al momento, troppe donne compiono queste scelte senza le conoscenze e le competenze necessarie - ha sottolineato la presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde - Colmare questo divario è importante perché permette alle donne di avere il pieno controllo sulla propria vita finanziaria». Il fenomeno non riguarda solo l’Italia. In Europa, solo una minoranza della popolazione possiede un alto livello di alfabetizzazione finanziaria e il divario di genere resta significativo: un europeo su cinque ha un elevato livello di alfabetizzazione finanziaria. Ma solo il 15% delle donne rientra in questa categoria, contro il 27% degli uomini. Una distanza che si riflette anche nelle condizioni economiche nel corso della vita, tra salari medi più bassi e un rischio di povertà nella vecchiaia più elevato.

Le iniziative della Bce

Per affrontare questa disuguaglianza, la Banca centrale europea e le banche centrali nazionali dell’Eurosistema hanno avviato una serie di iniziative coordinate: l’obiettivo è rafforzare l’educazione finanziaria e ridurre il divario di genere. Tra gli impegni condivisi - presentati durante l’evento a Francoforte dello scorso 2 marzo, in occasione della Giornata internazionale della donna - figurano la creazione di una rete europea di istituzioni impegnate nella promozione della cultura finanziaria, lo sviluppo di dati comparabili tra i diversi Paesi e programmi educativi mirati in momenti chiave della vita, dall’istruzione scolastica alla pianificazione della pensione. Accanto a queste iniziative, l’Eurosistema ha lanciato anche un nuovo progetto congiunto, la EuroSteps Walking Challenge, pensato per integrare l’apprendimento finanziario nella quotidianità. La sfida combina l’attività fisica - misurata attraverso il numero di passi compiuti ogni giorno - con brevi contenuti educativi sull’uso consapevole del denaro, accessibili direttamente dallo smartphone durante gli spostamenti a piedi.

Le iscrizioni sono state aperte il 2 marzo. La sfida contapassi inizierà il 1° aprile e durerà quattro settimane. I partecipanti riceveranno due o tre notifiche settimanali nella propria lingua con pillole di educazione finanziaria e link a programmi nazionali e risorse affidabili. Un’iniziativa pensata per rendere l’apprendimento delle competenze finanziarie più accessibile e integrato nella vita quotidiana in tutti i Paesi dell’area dell’euro.

La formazione chiude il divario di genere

I percorsi formativi mirati possono ridurre concretamente il divario nelle competenze finanziarie. Secondo un’analisi della Banca d’Italia sul programma “Le donne contano”, le partecipanti hanno migliorato le proprie conoscenze finanziarie di circa il 30% rispetto a un gruppo di controllo che non aveva seguito il percorso formativo. Anche le evidenze internazionali confermano l’efficacia di questi interventi: l’Ocse sottolinea che programmi strutturati di educazione finanziaria, soprattutto se introdotti in età scolastica, rafforzano la capacità di pianificazione economica e la fiducia nelle proprie decisioni finanziarie nel lungo periodo. Non è quindi il talento a mancare, ma gli strumenti: investire nella formazione finanziaria significa offrire alle donne maggiori opportunità di autonomia e partecipazione economica.

Il ruolo dell'Abi e delle banche

In questo contesto anche il settore bancario svolge un ruolo centrale nella diffusione della cultura finanziaria e nella promozione dell’indipendenza economica. Con l’iniziativa “Il talento non ha genere. Abbasso gli stereotipi”, Abi punta a sensibilizzare sui temi della parità di genere e del contrasto agli stereotipi attraverso l’accrescimento delle competenze finanziarie come strumento a supporto di inclusione sociale e pari opportunità. «Investire nella formazione e crescita delle competenze e abilità è leva di resilienza ai cambiamenti, inclusione, pari opportunità» afferma Marco Elio Rottigni, direttore generale di Abi, che sottolinea: «Se, come afferma l'Istat, nel 2024 il divario di genere nel tasso di occupazione in Italia rimane stabile a 19 punti percentuali, per ridursi significativamente al crescere del titolo di studio, scendendo a 7,2 punti percentuali per i laureati, allora formazione e accrescimento delle competenze possono migliorare il benessere finanziario e mitigare il divario tra donne e uomini».

Nell’ambito della campagna globale di Un Women “Rights. Justice. Action. For ALL women and girls”, Abi riunisce attività di sensibilizzazione, testimonianze e progetti educativi rivolti soprattutto ai giovani: «Comprendere le nuove esigenze, accompagnando i cambiamenti e offrendo soluzioni concrete e sostenibili, è per il settore bancario una responsabilità e un impegno quotidiano, anche attraverso programmi di educazione finanziaria e di inclusione - sottolinea Gianni Franco Papa, presidente del comitato tecnico-strategico Abi “Evoluzione demografica e servizi bancari” e amministratore delegato di Bper Banca, aggiungendo: «Valorizzare rispetto e pari opportunità, a partire dalle generazioni più giovani, significa contribuire a formare una cittadinanza sempre più consapevole, attiva e capace di guardare al futuro».

Le nuove generazioni sono al centro di una delle iniziative principali della campagna: l’evento formativo “Abbasso gli Stereotipi”, realizzato insieme alla Fondazione per l’educazione finanziaria e al risparmio (FEduF), si rivolge proprio agli studenti delle scuole primarie e medie proponendosi come un format partecipativo in cui bambine e bambini dialogano direttamente con protagoniste del mondo bancario, economico ed educativo. L’obiettivo è mostrare, attraverso testimonianze ed esempi concreti, come la conoscenza del denaro, del risparmio e della pianificazione finanziaria possa diventare fin dall’infanzia uno strumento di autonomia, consapevolezza e pari opportunità: «L’educazione finanziaria è lo strumento decisivo per abbattere gli stereotipi e fornire alle donne la libertà di scegliere il proprio futuro – spiega Giovanna Boggio Robutti, direttrice generale di FEduF - Colmare il divario di competenze non è solo una sfida formativa, ma un atto di prevenzione contro la violenza economica e un passo necessario verso una società più equa».

La violenza economica

Intervenire sulla formazione finanziaria per le donne significa anche lavorare sulla prevenzione della violenza economica, una forma di abuso spesso invisibile ma diffusa: «Promuovere pari opportunità in ogni ambito - educativo, sociale, economico - significa costruire percorsi affinché nessuna bambina sia limitata da stereotipi, discriminazioni, mancanza di risorse, e contribuire a prevenire fenomeni di violenza di genere anche di natura economica, tanto drammatici quanto troppo spesso non riconosciuti» sottolinea Ilaria Dalla Riva, presidente del Casl (Comitato affari sindacali e del lavoro) di Abi. Secondo l’ultima indagine Istat sulla violenza contro le donne (2025), il 6,6% delle donne in Italia ha subito nel corso della vita forme di violenza economica da parte di un partner attuale o passato. Si tratta di comportamenti che limitano o controllano l’autonomia finanziaria della partner — come impedire di lavorare, negare l’accesso al denaro o escludere dalle decisioni economiche familiari — e che trovano terreno fertile proprio nelle situazioni di dipendenza economica.

Quanto più una donna dipende economicamente dal partner, tanto più diventa difficile sottrarsi a situazioni di controllo o abuso. Tra le donne che non si considerano economicamente indipendenti, il 24,3% non partecipa alle decisioni economiche familiari e il 42,4% riferisce di subire forme di violenza economica, a conferma del legame stretto tra autonomia finanziaria e possibilità di sottrarsi a dinamiche di controllo. Tra le vittime di violenza economica, oltre la metà (53,6%) non dispone di un reddito personale e vive grazie al sostegno dei familiari conviventi: una condizione che accentua la dipendenza e rende più difficile uscire da situazioni di abuso. Per questo, rafforzare l’educazione finanziaria, non significa solo migliorare la gestione del denaro. Ma offrire alle donne strumenti concreti di autonomia, consapevolezza e libertà.

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