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Meno pirati, ma il conto resta salato: 2,3 miliardi bruciati dagli illeciti

Indagine di Fapav e Ipsos Doxa: nel 2025 il fenomeno ha coinvolto ancora 20 milioni di persone

di Andrea Biondi

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La pirateria audiovisiva arretra. Ma non abbastanza da far tirare un sospiro di sollievo a cinema, tv, piattaforme e sport. Il pezzotto perde quindi terreno, le campagne fanno breccia, la legge comincia a produrre paura e deterrenza. Il conto, però, resta pesante: 2,3 miliardi di euro di fatturato sottratto al sistema Paese, 902 milioni di Pil evaporati, 408 milioni di gettito fiscale mancato e circa 11.100 posti di lavoro persi o mai nati.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

L’indagine Fapav-Ipsos Doxa

È la fotografia che emerge dall’indagine di Fapav (Federazione per la Tutela delle Industrie dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali) e Ipsos Doxa sulla pirateria audiovisiva in Italia nel 2025. Sarà presentata oggi, nell’ambito dell’evento “Gli stati generali della lotta alla pirateria”, arrivando a due anni dall’entrata in vigore della nuova legge antipirateria e con l’estensione del Piracy Shield (piattaforma realizzata per favorire il blocco rapido, in massimo mezz’ora dalla segnalazione dell’illecito) a film, programmi e serie tv da settembre 2025.

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Interessati 4 italiani su 10

Il titolo potrebbe essere questo: va meglio, ma va ancora male. Nel 2025 ha compiuto almeno un atto di pirateria il 37% della popolazione dai 10 anni in su, pari a circa 20 milioni di italiani. La quota scende del 4% rispetto al 2024 e del 7% rispetto al 2023: in due anni oltre un milione di persone ha smesso di piratare.

Buoni segnali dai più giovani

Il segnale più incoraggiante arriva dai giovanissimi. Tra i ragazzi fra 10 e 14 anni l’incidenza si ferma al 37%, il dato più basso: era il 40% nel 2024 e il 45% nel 2023. Anche fra gli adulti la quota è al 37%, con una stima di 290,6 milioni di atti di pirateria, in calo del 9% rispetto al 2023. I contenuti più colpiti restano i film, piratati dal 28% degli adulti. Seguono serie e fiction al 23%, programmi tv al 19% e sport live al 14%.

Lo sport nel mirino

Dentro la frenata si nasconde però una geografia meno rassicurante. Per film e serie-fiction il danno economico diretto scende a 450 milioni, contro i 530 milioni del 2024 e i 550 del 2023. Le fruizioni perse sono 56,9 milioni, il 7% in meno sul 2024. Ma il danno potenziale, calcolato sulle offerte legali mantenute per l’intero anno, vale ancora 734 milioni. Sullo sport live la curva va in direzione opposta: 13 milioni di fruizioni perse, l’8% in più in un anno e il 14% in più sul 2023; il danno economico arriva a 419 milioni, +19% sul 2024 e +47% in due anni.

Certo, la nuova stagione repressiva qualche effetto lo produce. A due anni dall’entrata in vigore della legge antipirateria, il 71% degli italiani sa che esiste e il 62% la considera efficace. Il Piracy Shield è giudicato utile dal 70% degli adulti, percentuale che sale al 77% tra chi pirata sport live. I siti oscurati sono aumentati di oltre un terzo e hanno superato quota 100mila. Anche la paura informatica pesa: tra i pirati adulti il 71% avverte il rischio di virus e malware e il 36% lo ha sperimentato; il 34% teme le forze dell’ordine, il 33% il furto di dati personali, il 25% quello finanziario.

Il nodo culturale

Resta pure il nodo culturale. Il 60% degli adulti considera la pirateria un comportamento grave da perseguire legalmente. Ma tra i pirati la percentuale scende al 48% e il 42% la giudica addirittura per nulla grave. Più della metà degli italiani, il 56%, collega i proventi della pirateria ai circuiti criminali. Tra chi pirata, però, solo il 41% ha considerato questo legame. Lo stesso accade per il danno all’industria: il 37% minimizza l’impatto sui posti di lavoro.

«La pirateria audiovisiva continua a rappresentare una grave minaccia per l’economia italiana, ma i dati del 2025 evidenziano anche i risultati positivi delle politiche di contrasto e della nuova normativa antipirateria. Oltre un milione di persone, infatti, ha smesso di piratare negli ultimi due anni», spiega al Sole 24 Ore il presidente Fapav, Federico Bagnoli Rossi. «Resta, tuttavia, ancora molto da fare e per il futuro occorre spingere sull’acceleratore ispirandosi a tre parole chiave: cooperazione, tecnologia e sicurezza. Soltanto l’integrazione di una stretta collaborazione tra istituzioni, forze dell’ordine e operatori del settore con innovazione tecnologica, applicazione della nostra normativa e rafforzamento delle attività di contrasto e sensibilizzazione, può consentire di affrontare e vincere questa sfida».

Nando Pagnoncelli, presidente Ipsos Doxa Italia, parla dal canto suo di «un quadro a due velocità, con luci e ombre». Da un lato ci sono legge, campagne e sanzioni. Dall’altro rimane una zona grigia di autoindulgenza. «La sola deterrenza tecnologica non può bastare. La sfida è culturale».

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