Meno burocrazia per attrarre i nomadi digitali in Italia
Non basta fornire connessione veloce e spazi di co-working. Servono incentivi, iter snelli per i visti e un’offerta abitativa adeguata
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Con il computer sottobraccio e un bagaglio di competenze da condividere, i nomadi digitali continuano a spostarsi per il mondo per sfuggire a una routine logorante e sperimentare forme di lavoro in cui l’equilibrio tra vita privata e professionale non resti solo una promessa. Un modello che, soprattutto dopo il Covid, ha trasformato in mainstream una tendenza che riguardava perlopiù nicchie ristrette di lavoratori. Coinvolgendo non solo grandi città ma anche piccoli centri dove vivere costa meno.
L’evoluzione post-pandemia
«Dopo la pandemia, il nomadismo digitale ha vissuto un vero e proprio exploit», spiega Alberto Mattei, presidente dell’Associazione italiana nomadi digitali, che poco tempo fa ha pubblicato il Quarto rapporto sul nomadismo digitale in Italia, in collaborazione con la Venice school of management dell’Università Ca’ Foscari. «Se prima l’identikit del nomade digitale corrispondeva a quello di giovani professionisti freelance con lavori quasi esclusivamente connessi al mondo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, quindi più avvezzi a operare da remoto, col lockdown ci siamo trovati tutti a lavorare da casa. Molti lo hanno fatto ritornando nei luoghi d’origine. Tante persone hanno capito di non voler più fare la vita d’ufficio e le aziende hanno sperimentato su larga scala il lavoro a distanza. Iniziando a riconoscere i vantaggi di un modello, che garantisce ai dipendenti flessibilità nella gestione del tempo e libertà nella scelta dei luoghi di lavoro, migliorando la produttività e riducendo i costi aziendali».
Ed è in questo perimetro che i contorni della mobilità professionale sono cambiati: «Il fenomeno è diventato globale e inclusivo», nota Mattei. «Trasformandosi in una leva strategica che i datori possono sfruttare per attrarre e trattenere i talenti: più che benefit come telefono e auto, i dipendenti cercano realtà e contratti che consentano di lavorare ovunque e organizzare in autonomia il tempo, concentrandosi sugli obiettivi senza l’obbligo della presenza fisica e senza sacrificare il benessere personale».
Numeri e destinazioni più attrattive
Anche i numeri lo confermano, seppure sia ancora complicato fare una mappatura precisa: secondo Nomads.com, una delle piattaforme di riferimento, i nomadi digitali nel mondo si stimerebbero in circa 80 milioni, includendo anche chi adotta questo stile di vita in maniera parziale o intermittente. Le stime più conservative, invece, virano su cifre più contenute, tra 35 e 40 milioni. Quanto agli italiani, sarebbero circa 800mila (circa l’1% del totale).
Guardando ai luoghi più attrattivi, le rilevazioni di Nomads.com e Statista premiano Spagna e Portogallo, mentre l’Italia sta pian piano guadagnando punti: la domanda c’è ma restano diverse criticità.








