Meloni: «Molto colpita dal caso di Beniamino Zuncheddu. Siamo intervenuti sulla carcerazione preventiva»
Il pastore sardo è stato in carcere da 32 anni da innocente, accusato ingiustamente della strage di Sinnai. Attesa a fine mese la sentenza del processo di revisione
di Nicoletta Cottone
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La premier Giorgia Meloni ha parlato del caso di Beniamino Zuncheddu, scarcerato dopo 32 anni di ingiusta detenzione e in attesa della sentenza della Corte d’appello penale di Roma sul giudizio di revisione. La premier ne ha parlato rispondendo a una domanda di Radio Radicale, nel corso della conferenza stampa di inizio anno, organizzata alla Camera dei deputati con la stampa parlamentare. Zuncheddu è il pastore sardo accusato della strage di Sinnai - tre morti e un ferito, che è diventato il principale accusatore di Beniamino - al centro del processo di revisione della Corte penale d’appello di Roma iniziato tre anni fa, dove sono state prodotte prove che lo scagionano completamente segnalando la sua estraneità ai fatti. Processo nel quale le intercettazione disposte dall’allora procuratore della Corte d’appello di Cagliari, Francesca Nanni, hanno svelato l’innocenza del pastore sardo che è stato in carcere per 32 anni da innocente. In attesa della sentenza prevista per la fine del mese di gennaio, la Corte d’appello di Roma lo ha scarcerato il 25 novembre 2023.
Molto colpita dal caso Zuncheddu
«Sul caso Zuncheddu - ha sottolineato la premier Meloni - chiaramente sono rimasta molto colpita anche io, così come rimango molto colpita dal numero di questi casi che purtroppo in Italia ancora ci sono. Stimati negli ultimi trenta anni in media mille casi di cittadini che ogni anno sono vittime di ingiusta detenzione o di errore giudiziario. Nel 2022 sono diminuiti a circa la metà, ma sono comunque numeri molto alti, in particolare per i casi di ingiusta detenzione, che sono probabilmente frutto di un uso eccessivo della carcerazione preventiva».
Zuncheddu a Meloni: grazie, non sentirsi soli mi dà coraggio
«Ringrazio la presidente Meloni per aver parlato della mia vicenda. Non sentirsi soli in questa battaglia contro le ingiuste detenzioni è per me una grande cosa che mi dà coraggio e conforto. Alla presidente Meloni dico di occuparsi di carcere, perché in carcere stanno tutti male, colpevoli e innocenti». Lo ha detto Beniamino Zuncheddu ai microfoni di Radio Radicale, nella rubrica “Lo stato del Diritto” condotta da Irene Testa, la garante dei detenuti in Sardegna che ha portato alla ribalta nazionale il caso Zuncheddu.
Il ddl Nordio affronta il tema della carcerazione preventiva
«Siamo intervenuti con il ddl Nordio - ha sottolineato poi la premier - che è attualmente all’esame del Senato e affronta con due precisi interventi normativi il tema dell’applicazione delle misure di carcerazione preventiva, senza depotenziare il lavoro della magistratura. Dice che prima di mettere qualcuno in carcere deve essere sentito non solo dal pubblico ministero, ma anche dal giudice. Si decide in forma collegiale. Abbiamo cercato di rendere la normativa più capace di circoscriversi alle reali necessità».
Il sovraffollamento si risolve aumentando la capienza
«Sul piano della politica carceraria in generale - ha sottolineato Giorgia Meloni - ereditiamo una situazione molto complessa, con sovraffollamento cronico di circa il 120%, 60mila detenuti circa a fronte della capienza delle nostre carceri di 50mila. Io che non credo che questo problema si possa risolvere con amnistie, indulti o svuotacarceri, devo cercare un’altra soluzione. Quello che abbiamo fatto, finora, da una parte è stato rafforzare il personale di polizia penitenziaria come mai era stato fatto in passato e dall’altro ampliare la capienza delle carceri». Il problema delle carceri, ha detto la premier, «non si risolve diminuendo i reati, ma aumentando la capienza delle carceri».








