Medio Oriente

Gli Usa hanno attaccato l’Iran: «Completamente distrutti» tre siti nucleari. Missili su Tel Aviv e Haifa

Gli Stati Uniti e Israele hanno attaccato e distrutto tre siti nucleari in Iran. L’operazione ha coinvolto bombe e missili di precisione, suscitando reazioni contrastanti a livello internazionale. Colpiti Fordow, Natanz e Isfahan. Trump: «Operazione militare di spettacolare successo». I media iraniani: siti danneggiati, ma nessun rilascio radioattivo. Il New York Times titola: “Gli Usa entrano in guerra”

di Marco Masciaga

Questa immagine satellitare fornita da Maxar Technologies e scattata il 22 giugno 2025 mostra i danni causati dagli attacchi statunitensi all’impianto di arricchimento nucleare di Isfahan, nell’Iran centrale.  (Foto di Immagine satellitare ©2025 Maxar Technologies / AFP)

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Dal nostro corrispondente

NEW DELHI - Con una mossa mirata a decapitare il programma atomico iraniano, anche a rischio di innescare un conflitto regionale dalle conseguenze potenzialmente catastrofiche, nella notte gli Stati Uniti sono intervenuti al fianco di Israele, «distruggendo completamente» tre siti nucleari iraniani. Lo ha annunciato il presidente Donald Trump, che ha parlato di «operazione militare di spettacolare successo».

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Per il momento non è chiaro se gli Stati Uniti continueranno ad attaccare l’Iran o se si sia trattato di un’operazione isolata. Secondo Cbs News, Washington avrebbe attivato i suoi canali diplomatici con Teheran per spiegare che la caduta del regime non è tra i suoi obiettivi. Ma Trump in persona ha avvertito l’Iran che qualsiasi rappresaglia contro gli Usa sarà accolta con ulteriori attacchi. «Ci sarà pace o per l’Iran sarà una tragedia. Una tragedia ben più grave di quella a cui abbiamo assistito negli ultimi otto giorni», ha detto Trump nel corso di un discorso di tre minuti dalla Casa Bianca. «Se la pace non arriverà presto, colpiremo altri obiettivi con precisione, rapidità e competenza».

Un canale affiliato alle Guardie Rivoluzionarie iraniane ha annunciato che «gli Stati Uniti dovranno sopportare le conseguenze dell’attacco all’Iran. Le loro basi in Medio Oriente saranno ridotte in cenere».

A Tel Aviv e Gerusalemme in mattinata sono risuonate le sirene che avvertono di un imminente attacco aereo. Un missile ha colpito un’area residenziale nel cuore di Tel Aviv, provocando gravi danni a più edifici e il crollo di alcune palazzine. Haifa è stata colpita prima che una parte della popolazione civile potesse nascondersi nei rifugi. Segnalati danni anche in altre città nel centro e nel nord di Israele. Per il momento si contano una trentina di missili lanciati e 86 feriti, 77 dei quali «in buone condizioni».

Immediata la risposta israeliana. Un portavoce delle Forze armate ha reso che i caccia dell’Aeronautica militare (Iaf) stanno effettuando una nuova serie di bombardamenti nelle regioni occidentali dell’Iran.

L’impatto degli attacchi sui siti nucleari

L’Organizzazione per l’Energia Atomica dell’Iran ha confermato che ci sono stati attacchi contro i siti di Fordow, Isfahan e Natanz, ma ha insistito che il proprio lavoro non si fermerà. I media statali iraniani citano il National Nuclear Safety System Center, secondo cui i suoi rilevatori non avrebbero registrato alcun rilascio radioattivo. Precedenti attacchi israeliani al sito di Natanz avevano causato delle contaminazioni solo all’interno della struttura.

L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea) ha dichiarato domenica che non si è registrato «alcun aumento dei livelli di radiazione al di fuori dei siti» dopo i bombardamenti statunitensi sui siti nucleari iraniani. L’agenzia dell’Onu per il nucleare ha diffuso il messaggio tramite la piattaforma X nella giornata di domenica. «L’Aiea può confermare che, al momento, non è stato segnalato alcun aumento dei livelli di radiazione al di fuori dei siti», si legge nella nota.

Secondo la Tv di Stato iraniana i tre siti erano stati evacuati e messi in sicurezza da tempo. Le riserve di uranio arricchito sarebbero state trasferite dai centri nucleari e non sarebbe rimasto alcun materiale che, se colpito, avrebbe potuto causare radiazioni. Natanz e Fordow sono siti per l’arricchimento dell’uranio, mentre Isfahan è specializzato nella conversione del minerale, un processo che precede l’arricchimento.

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Impiegati i bombardieri stealth B-2

L’ingresso nel conflitto degli Stati Uniti giunge dopo più di una settimana di attacchi israeliani volti a smantellare le difese aeree iraniane, le capacità missilistiche offensive e a danneggiare le strutture per l’arricchimento dell’uranio.

Secondo quanto riporta Fox News, per colpire il sito sotterraneo di Fordow, i bombardieri stealth americani B-2 avrebbero utilizzato 6 bombe Gbu-57 Mop (Massive ordnance penetrator) un particolare tipo di ordigno da oltre 13 tonnellate che è l’arma convenzionale più potente dell’arsenale statunitense, progettata specificamente per distruggere bunker sotterranei fortificati. A causa delle sue dimensioni imponenti, è lunga 6,25 metri, il bombardiere B-2 può trasportare solo una o due Mop per missione. Secondo le Forze Armate statunitensi la bomba può penetrare oltre 60 metri di cemento armato, rendendola efficace contro le strutture sotterranee più protette al mondo.

Contro i siti di Natanz e Isfahan invece sarebbero stati utilizzati 30 missili Tomahawk lanciati da sottomarini statunitensi a circa 400 miglia di distanza dai due bersagli.

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Le reazioni

Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha condannato i bombardamenti americani sui siti nucleari definendoli «oltraggiosi, illegali e criminali» e ha affermato che il suo Paese ha il diritto di difendere la sua sovranità. «Quanto accaduto questa mattina avrà conseguenze eterne», ha scritto su X. «In conformità con la Carta delle Nazioni Unite e le sue disposizioni che consentono una legittima risposta di autodifesa, l’Iran si riserva tutte le opzioni per difendere la propria sovranità, i propri interessi e il proprio popolo», ha aggiunto il ministro.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha elogiato la decisione di Trump in un videomessaggio. «La tua coraggiosa decisione di colpire le strutture nucleari iraniane cambierà la storia» ha dichiarato Netanyahu, aggiungendo che gli Stati Uniti «hanno fatto ciò che nessun altro Paese al mondo avrebbe potuto fare».

Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, si è detto «profondamente allarmato» dalla «pericolosa escalation» degli attacchi americani. «C’è un crescente rischio che questo conflitto possa rapidamente sfuggire al controllo, con conseguenze catastrofiche per i civili, la regione e il mondo intero», ha dichiarato.

La Guida suprema iraniana ayatollah Ali Khamenei aveva avvertito mercoledì che attacchi diretti alla Repubblica Islamica provocheranno «danni irreparabili» per gli Stati Uniti. E il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghaei ha dichiarato che «qualsiasi intervento americano sarà una ricetta per una guerra totale nella regione».

Le possibili conseguenze sul mercato del petrolio

Secondo quanto riporta l’agenzia di stampa russa Tass, il Consiglio politico supremo degli Houthi, i ribelli yemeniti, ha annunciato attacchi contro le forze statunitensi nel Mar Rosso in risposta ai raid americani. Gli Houti hanno anche promesso che «amplieranno la portata del conflitto».

Nei giorni scorsi i vertici della milizia filo-iraninana, avevano annunciato che se l’amministrazione Trump avesse continuato a sostenere militarmente Israele, gli attacchi contro le navi americane in transito nel Mar Rosso sarebbero ripresi. Gli Houthi avevano sospeso questo tipo di attacchi a maggio, in base a un accordo con Washington.

Un blocco navale dello Stretto di Hormuz avrebbe l’effetto di far schizzare verso l’alto i prezzi del petrolio che già la scorsa settimana si sono impennati dell’11 per cento per via delle tensioni nella regione.

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