Attacco Usa

Attacco Usa all’Iran: bombe e aerei per colpire siti nucleari

Bombe Gbu-57 Mop e aerei stealth B-2 utilizzati per attaccare siti nucleari iraniani, implicazioni e rischi di un conflitto su vasta scala.

di Silvia Martelli

Un B-2 Stealth Bomber. (Photo by Jose Luis Magana / AFP)

3' di lettura

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Secondo quanto riporta Fox News, per colpire il sito sotterraneo di Fordow, i bombardieri stealth americani B-2 avrebbero utilizzato 6 bombe Gbu-57 Mop (Massive ordnance penetrator) un particolare tipo di ordigno da oltre 13 tonnellate che è l’arma convenzionale più potente dell’arsenale statunitense, progettata specificamente per distruggere bunker sotterranei fortificati. A causa delle sue dimensioni imponenti, è lunga 6,25 metri, il bombardiere B-2 può trasportare solo una o due Mop per missione. Secondo le Forze Armate statunitensi la bomba può penetrare oltre 60 metri di cemento armato, rendendola efficace contro le strutture sotterranee più protette al mondo. Vediamo di che ordigni e di che velivoli si tratta.

Negli ultimi giorni è infatti tornata sotto i riflettori una delle armi più potenti e controverse dell’arsenale americano: la cosiddetta “bunker buster”, la bomba anti-bunker pensata per penetrare strutture fortificate nel sottosuolo. L’attenzione internazionale è cresciuta in parallelo alle crescenti tensioni tra Stati Uniti, Israele e Iran, con lo spettro sempre più concreto di un conflitto diretto sulle ambizioni nucleari di Teheran.

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Che cos’è una “bunker buster”

Con il termine “bunker buster” si indica una categoria di bombe progettate per perforare strati di cemento armato, acciaio e roccia prima di esplodere. Lo scopo: distruggere installazioni militari sotterranee o protette da pesanti rinforzi. Queste armi nascono per rispondere a una specifica esigenza strategica: colpire centri di comando, depositi missilistici e, in particolare, impianti nucleari nascosti o protetti da strutture profonde e corazzate.

La più potente di queste bombe attualmente a disposizione degli Stati Uniti è la GBU-57A/B MOP (Massive Ordnance Penetrator). Si tratta di un ordigno da circa 14 tonnellate, capace di penetrare anche 60 metri di cemento armato o oltre 100 metri di terreno roccioso prima di esplodere.

Perché si parla di “bunker buster” in relazione all’Iran

Il collegamento tra la “bunker buster” e l’Iran non è nuovo, ma è tornato attuale in questi giorni. Il programma nucleare iraniano, più volte denunciato da Stati Uniti e Israele come potenzialmente finalizzato alla costruzione di armi atomiche, ha alcuni siti chiave protetti nel sottosuolo. Tra questi spicca l’impianto di Fordow, scavato in profondità dentro una montagna vicino a Qom, e ritenuto uno dei più difficili da colpire con armamenti convenzionali.

La GBU-57 è una delle poche armi esistenti che potrebbe, teoricamente, danneggiare seriamente installazioni di questo tipo. Secondo diverse analisi, però, anche il MOP potrebbe non essere sufficiente a distruggere completamente le infrastrutture più profonde e protette.

Negli ultimi mesi, inoltre, il Congresso americano ha discusso l’opportunità di fornire a Israele versioni più avanzate di queste armi o di collaborare a un eventuale attacco preventivo, nell’eventualità che il programma iraniano superi una “soglia di tolleranza” per Washington e Tel Aviv.

Fordow, il cuore sotterraneo del programma nucleare iraniano

L’impianto di Fordow (o Fordo) è uno dei siti più sensibili e discussi del programma nucleare iraniano. Si trova a circa 30 chilometri a sud di Qom, ed è stato scavato in profondità all’interno di una montagna, proprio per resistere ad attacchi aerei. La sua esistenza fu rivelata nel 2009 da servizi di intelligence occidentali, scatenando un’ondata di preoccupazione internazionale.

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Secondo le stime dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), Fordow ospita oltre un migliaio di centrifughe avanzate IR-6 per l’arricchimento dell’uranio, con la capacità di produrre uranio arricchito fino al 60%, una soglia considerata molto vicina al livello necessario per un uso militare (che è intorno al 90%).

Proprio la posizione protetta e sotterranea rende Fordow uno dei principali ostacoli per qualsiasi opzione militare. La sua struttura è stata progettata non solo per rendere difficile un attacco convenzionale, ma anche per garantire la continuità del programma in caso di bombardamenti: anche in caso di danni parziali, alcune centrifughe potrebbero continuare a operare.

Per questa ragione, Fordow è il simbolo stesso della sfida tecnica e strategica rappresentata dal programma nucleare iraniano. Ed è il motivo per cui armi come la GBU-57 vengono considerate, dagli esperti, una delle poche soluzioni per compromettere seriamente il sito.

Come funziona tecnicamente la bomba

La GBU-57 viene sganciata da bombardieri pesanti come il B-2 Spirit, l’aereo stealth capace di eludere i radar nemici. La bomba utilizza l’energia cinetica del proprio peso e una carica esplosiva ritardata, che si attiva solo dopo aver perforato i vari strati protettivi. L’esplosione avviene dunque all’interno della struttura da distruggere, massimizzando i danni.

Esistono anche modelli più piccoli e meno potenti, come la GBU-28, utilizzata in passato in conflitti come la Guerra del Golfo e in Afghanistan.

I rischi di un’escalation

L’eventuale utilizzo di bunker buster contro siti nucleari iraniani avrebbe implicazioni enormi. Da un lato, colpire installazioni sotterranee ridurrebbe drasticamente le capacità di arricchimento dell’uranio di Teheran. Dall’altro, un attacco del genere rischierebbe di innescare un conflitto su vasta scala in Medio Oriente, con ritorsioni non solo contro Israele, ma anche contro basi statunitensi nella regione.

Teheran minaccia inoltre ritorsioni globali in caso di attacco diretto, e l’uso di un’arma come la GBU-57 rappresenterebbe un’escalation mai vista prima in un conflitto convenzionale.

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