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Tre articoli in anteprima dalla domenica del Sole24ore presentati da Stefano Salis
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L’ok definitivo arrivato ieri al Senato (112 sì, 67 no e un astenuto) chiude il percorso parlamentare della legge di bilancio 2025, una manovra che vale 30 miliardi. Si apre ora la partita dell’attuazione, che coinvolgerà soprattutto ministeri e apparati delle amministrazioni statali.
Ci sono infatti norme che entreranno subito in vigore dal 1° gennaio 2025, come per esempio il taglio del cuneo fiscale (confermato e reso strutturale per i redditi medio-bassi ed esteso anche ai redditi fino a 40mila euro), la possibilità di anticipare la pensione a 64 anni attraverso il cumulo della previdenza obbligatoria con quella complementare, o la proroga, per i prossimi tre anni, della maggiorazione del 20% della deduzione relativa al costo del lavoro per nuove assunzioni a tempo indeterminato effettuate da imprese e professionisti.
Altre misure, tuttavia, avranno bisogno di un ulteriore passaggio per non restare solo sulla carta. Quando infatti una legge viene approvata - e questo vale soprattutto per provvedimenti complessi come le leggi di bilancio - non tutte le misure entrano subito in vigore. Ci sono alcune norme che necessitano di un ulteriore passaggio attuativo, come può essere un decreto ministeriale o un provvedimento di qualche agenzia governativa.
Nel dettaglio, per la Manovra 2025 dovranno essere approvati 103 provvedimenti attuativi, alcuni dei quali saranno necessari per sbloccare 1,8 miliardi nel 2025 (che salgono a 8 miliardi se si considera il triennio 2025-2027). Provvedimenti attuativi che sono lievitati rispetto ai 48 che la Manovra aveva nel testo varato dal governo, e entrato alla Camera lo scorso 23 ottobre.
A pesare è stata soprattutto l’introduzione di tutta una serie di micromisure con microstanziamenti, che si sono portate dietro in molti casi il loro provvedimento attuativo: dei 103 atti, 53 sono legati allo stanziamento di risorse nel 2025, di cui 29 per somme sotto i 10 milioni.