Dopo l’ok definitivo in Parlamento

Manovra, subito il taglio del cuneo e la pensione a 64 anni. Ma per attuare tutte le misure servono 103 decreti

Ok al taglio del cuneo strutturale e alla possibilità di anticipare la pensione a 64 anni. Sono 1,8 i miliardi che avranno bisogno di ulteriori provvedimenti per essere sbloccati

Ok definitivo. Il via libera dell’Aula del Senato alla fiducia sulla manovra ha avuto 112 voti favorevoli, 67 contrari e 1 astenuto. Il voto finale sulla legge di bilancio ha invece registrato 108 sì, 63 no e 1 astenuto

3' di lettura

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L’ok definitivo arrivato ieri al Senato (112 sì, 67 no e un astenuto) chiude il percorso parlamentare della legge di bilancio 2025, una manovra che vale 30 miliardi. Si apre ora la partita dell’attuazione, che coinvolgerà soprattutto ministeri e apparati delle amministrazioni statali.

Ci sono infatti norme che entreranno subito in vigore dal 1° gennaio 2025, come per esempio il taglio del cuneo fiscale (confermato e reso strutturale per i redditi medio-bassi ed esteso anche ai redditi fino a 40mila euro), la possibilità di anticipare la pensione a 64 anni attraverso il cumulo della previdenza obbligatoria con quella complementare, o la proroga, per i prossimi tre anni, della maggiorazione del 20% della deduzione relativa al costo del lavoro per nuove assunzioni a tempo indeterminato effettuate da imprese e professionisti.

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Altre misure, tuttavia, avranno bisogno di un ulteriore passaggio per non restare solo sulla carta. Quando infatti una legge viene approvata - e questo vale soprattutto per provvedimenti complessi come le leggi di bilancio - non tutte le misure entrano subito in vigore. Ci sono alcune norme che necessitano di un ulteriore passaggio attuativo, come può essere un decreto ministeriale o un provvedimento di qualche agenzia governativa.

Nel dettaglio, per la Manovra 2025 dovranno essere approvati 103 provvedimenti attuativi, alcuni dei quali saranno necessari per sbloccare 1,8 miliardi nel 2025 (che salgono a 8 miliardi se si considera il triennio 2025-2027). Provvedimenti attuativi che sono lievitati rispetto ai 48 che la Manovra aveva nel testo varato dal governo, e entrato alla Camera lo scorso 23 ottobre.

A pesare è stata soprattutto l’introduzione di tutta una serie di micromisure con microstanziamenti, che si sono portate dietro in molti casi il loro provvedimento attuativo: dei 103 atti, 53 sono legati allo stanziamento di risorse nel 2025, di cui 29 per somme sotto i 10 milioni.

Governo e maggioranza, tuttavia, sono riusciti ad evitare che questa proliferazione di provvedimenti attuativi portasse con sé un aumento anche delle somme che richiedono questi atti di secondo livello per essere sbloccate. Anzi, la somma totale degli 1,8 miliardi di risorse che necessitano di un provvedimento attuativo nel 2025 per essere attivate, alla fine, è risultata anche inferiore rispetto a quanto prevedeva il testo entrato alla Camera (3,9 miliardi). Il motivo principale sta in una modifica apportata a Montecitorio: il comma che prevedeva il Dpcm per individuare le iniziative da finanziare nel 2025 con 2,45 miliardi, volti a mitigare il divario economico nelle aree svantaggiate del Paese, è stato sostituito con l’esonero contributivo per assunzioni nel Mezzogiorno, che però non prevede misure attuative.

Resta un fatto che i 103 provvedimenti attuativi sono una inversione di tendenza rispetto a come uscì l’anno scorso la Manovra 2024 dal Parlamento. In quella occasione gli atti furono 54 dopo il passaggio alle Camere (rispetto ai 37 di partenza): un sensibile dimagrimento rispetto alla Manovra 2023 varata alla fine del 2022 (119 atti nel testo uscito dalle Camere, rispetto ai 67 iniziali). Tanto che nel focus sulla legge di bilancio 2024 pubblicato dal Dipartimento per il programma di governo, si evidenziava come la Manovra 2024 avesse il minor numero (54, come detto) di provvedimenti previsti rispetto alle singole leggi di bilancio dei governi degli ultimi 11 anni.

Tra le misure attuative più attese di questa Manovra 2025, c’è il decreto del ministero dell’Economia che dovrà attuare la norma che introduce l’aliquota ridotta Ires (20% invece dell’ordinaria del 24) per le imprese che investono in beni strumentali materiali tecnologicamente avanzati. Poi, un decreto del ministro dell’Agricoltura, di concerto con quelli delle Imprese, del Lavoro e dell’Economia, dovrà ripartire l’incremento di 500 milioni della dotazione del Fondo per l’acquisto dei beni di prima necessità.

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