Audizioni

Impatto della manovra 2026 sulle famiglie: analisi dettagliata dall’Isee all’Irpef

Il punto sulle indicazioni fornite da Istat, Bankitalia e Upb nelle audizioni sul disegno di legge di Bilancio

di Andrea Carli

Bonus casa, cosa resta e cosa salta con la legge di Bilancio

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La manovra 2026, che ha in pancia misure pari a 18,7 miliardi, prevede soluzioni a sostegno delle famiglie. In occasione dell’ultima tornata di audizioni presso le Commissioni bilancio riunite di Senato e Camera sono emersi alcuni spunti utili per farsi un’idea del potenziale impatto di queste soluzioni sulle casse delle famiglie.

TAGLIO IRPEF

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Istat: l’85% delle risorse che scaturiscono dal taglio Irpef vanno a fasce alte

Partiamo dalle indicazioni fornite dall’Istat sulla revisione della disciplina dell’imposta sul reddito delle persone fisiche. La manovra riduce di due punti percentuali l’aliquota prevista per lo scaglione di reddito tra 28mila e 50mila euro (portandola dal 35% al 33%), e introduce per i redditi sopra i 200mila euro una riduzione di 440 euro nella detrazione per le spese per oneri ad aliquota al 19% (escluse le spese sanitarie), le erogazioni liberali a favore di partiti politici e i premi di assicurazione per rischio eventi calamitosi.

Nel complesso, l’ente statistico stima che l’intervento coinvolgerebbe poco più di 14 milioni di contribuenti, con un beneficio annuo pari in media a circa 230 euro. Le famiglie beneficiarie sarebbero circa 11 milioni (44% delle famiglie residenti) e il beneficio medio di circa 276 euro (in ogni famiglia ci può essere più di un contribuente). Ordinando le famiglie in base al reddito disponibile equivalente e dividendole in cinque gruppi di uguale numerosità, viene fuori che oltre l’85% delle risorse sono destinate alle famiglie dei quinti più ricchi della distribuzione del reddito: sono infatti interessate dalla misura oltre il 90% delle famiglie del quinto più ricco e oltre due terzi di quelle del penultimo quinto. Il guadagno medio va dai 102 euro per le famiglie del primo quinto ai 411 delle famiglie dell’ultimo. Per tutte le classi di reddito il beneficio comporta una variazione inferiore all’1% sul reddito familiare.

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Bankitalia: manovra fa poco su disuguaglianza redditi famiglie

Secondo Bankitalia, la riduzione della seconda aliquota dell’Irpef dal 35 al 33 per cento comporta un minore gettito di 3 miliardi all’anno. Ne beneficerebbero i contribuenti con reddito complessivo superiore a 28mila euro, in misura crescente fino a un massimo di 440 euro annui per redditi pari o superiori a 50mila euro. Per i redditi superiori a 200mila euro il vantaggio si potrebbe ridurre, fino ad annullarsi: è previsto il taglio di una serie di detrazioni per oneri, fino a concorrenza della riduzione di imposta dovuta alla minore aliquota.

L’istituto di via Nazionale stima che complessivamente le misure a sostegno del reddito incluse in manovra «non comportino variazioni significative della disuguaglianza nella distribuzione del reddito disponibile equivalente tra le famiglie», ha sottolineato la Banca d’Italia in audizione in Parlamento sul Ddl bilancio. «La riduzione dell’aliquota Irpef - è stato chiarito - favorisce i nuclei dei due quinti più alti della distribuzione, con una variazione percentualmente modesta del reddito disponibile».

L’Upb: da taglio Irpef fino a 408 euro per dirigenti, 23 per operai

Il taglio dell’Irpef contenuto in manovra genererà benefici per i redditi medi e alti. Secondo le stime effettuate dall’Upb, e illustrate in audizione, la riduzione di due punti di aliquota riguarderà poco più del 30% dei contribuenti (circa 13 milioni, quanti sono oltre la soglia dei 28mila euro di reddito), determinando a regime una riduzione di gettito Irpef di circa 2,7 miliardi, cifra leggermente inferiore a quanto riportato nella relazione tecnica della manovra. Circa il 50% del risparmio di imposta va ai contribuenti con reddito superiore ai 48mila euro, che rappresentano l’8 per cento del totale. Gli effetti della riforma variano considerevolmente fra contribuenti a seconda del loro reddito prevalente. Nell’ambito dei lavoratori dipendenti, il beneficio medio è pari a 408 euro per i dirigenti, 123 per gli impiegati e 23 euro per gli operai; per i lavoratori autonomi è di 124 euro e per i pensionati di 55 euro. In termini di aliquota media la riduzione risulta compresa fra 0,1 punti percentuali degli operai e 0,4 di impiegati e lavoratori autonomi in tassazione ordinaria.

L’Ubp ha anche ricordato che i diversi interventi sull’Irpef degli ultimi sei anni (su struttura delle aliquote, articolazione degli scaglioni di reddito, detrazioni per redditi da lavoro e quelle per oneri dei contribuenti con redditi più elevati), compresa la traslazione nell’Irpef delle misure di sostegno al reddito dei lavoratori dipendenti introdotte per far fronte alla crisi inflazionistica del biennio 2022-23, hanno accresciuto la progressività del prelievo e le differenze di trattamento tra categorie di contribuenti, oltre a rendere il sistema particolarmente complesso per i lavoratori dipendenti. La misura prevista nella manovra all’esame del Senato avvantaggia principalmente le fasce medio-alte ed elevate. Pertanto per i lavoratori dipendenti, la riforma opera in modo complementare riducendo il divario nelle fasce dove gli interventi precedenti avevano prodotto effetti più contenuti. Per i pensionati e i lavoratori autonomi, invece, il disegno di legge di Bilancio si sovrappone alle precedenti determinando un ulteriore incremento dei benefici nelle stesse fasce.

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ISEE

Istat: da modifiche Isee 145 euro medi per 2,3 milioni di famiglie

La manovra introduce alcune modifiche ai parametri di calcolo dell’Indicatore sulla situazione economica equivalente (Isee). In particolare viene portata a 91.500 euro la soglia di esclusione del valore della casa di abitazione dal calcolo del patrimonio immobiliare. Questa soglia viene ulteriormente aumentata di 2.500 euro per ogni figlio successivo al primo (a legislatura vigente la soglia è fissata a 52.500 euro aumentata di 2.500 euro per ogni figlio successivo al secondo). Inoltre, viene modificato il sistema di calcolo della scala di equivalenza attraverso l’aumento delle maggiorazioni previste per i nuclei con almeno tre figli e l’introduzione di una nuova maggiorazione anche per i nuclei con due figli. il valore dell’Isee così ottenuto va considerato solo nella determinazione dell’eleggibilità a cinque trasferimenti sociali: l’assegno di inclusione e il supporto formazione lavoro, l’assegno unico universale, il bonus per l’asilo nido e quello nuovi nati. Le modifiche al calcolo comportano una riduzione del valore dell’indicatore per i nuclei residenti in una casa di proprietà e/o con più di un figlio a carico. Questa riduzione, osserva ancora l’Istat, può determinare un importo maggiore nei trasferimenti sociali o l’accesso ai trasferimenti stessi a seconda di come l’Isee entra nella definizione dei parametri della misura. Nel complesso, le modifiche al calcolo dell’Isee comportano un beneficio medio annuo di 145 euro per circa 2,3 milioni di famiglie (8,6% delle famiglie residenti). Dal punto di vista distributivo, il beneficio medio è più elevato per le famiglie più povere (263 euro, determinando una variazione media sul reddito familiare del 2,2%). L’ente statistico mette in evidenza che queste famiglie rappresentano una quota molto esigua delle famiglie avvantaggiate dalla norma poiché generalmente già rientravano nei requisiti di accesso e ricevevano importi dei trasferimenti relativamente più elevati per le cinque misure considerate. Quasi il 70% delle famiglie avvantaggiate dalle modifiche si collocano nei quinti centrali (terzo e quarto) della distribuzione del reddito familiare equivalente.

Bankitalia: modifica Isee penalizza giovani e stranieri

Ai fini dell’accesso ad alcuni importanti trasferimenti (assegno unico universale, assegno di inclusione, supporto per la formazione e il lavoro, bonus asilo nido e bonus nuovi nati), ha ricordato Bankitalia nell’audizione, viene modificato il calcolo dell’Indicatore della situazione economica equivalente elevando la soglia di esclusione della prima casa di proprietà (da 52.500 a 91.500 euro) e rivedendo alcuni parametri della scala di equivalenza con l’obiettivo di ridurre l’indice per le famiglie con almeno due figli. Secondo le valutazioni ufficiali, la maggiore spesa sarebbe pari a poco meno di 0,5 miliardi all’anno nel triennio 2026-28. Secondo il modello di micro-simulazione dell’istituto di via Nazionale, per le famiglie che in seguito alla modifica avrebbero un ISEE più basso e avrebbero diritto ai suddetti trasferimenti, l’indicatore si ridurrebbe in media di 2.350 euro. Si può valutare che per questa stessa platea di famiglie la quota delle prime case completamente escluse dal calcolo dell’Isee più che raddoppierebbe, salendo quasi al quaranta per cento.

In generale Bankitalia ha osservato che «gli effetti dei principali interventi in materia di assistenza sociale si concentrano sui primi due quinti delle famiglie e sono anch’essi modesti. Le modifiche al calcolo Isee, se applicate anche nel caso di prestazioni soggette a razionamento, come ad esempio la frequenza di asili nido e mense scolastiche, modificherebbero l’ordinamento delle famiglie potenzialmente interessate a fruire di tali servizi, favorendo quelle più numerose e quelle proprietarie dell’abitazione. Secondo le nostre stime - conclude l’istituto di via Nazionale - tra le famiglie potenzialmente sfavorite rientrerebbero quelle più giovani e quelle di cittadinanza straniera».

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