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Euro digitale, a che punto stiamo?
Dopo il via libera della commissione per gli affari economici e monetari ecco la tabella di marcia per una prima sperimentazione nel 2027
Ascoltalo oradi Andrea Carli
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La manovra 2026, che ha in pancia misure pari a 18,7 miliardi, prevede soluzioni a sostegno delle famiglie. In occasione dell’ultima tornata di audizioni presso le Commissioni bilancio riunite di Senato e Camera sono emersi alcuni spunti utili per farsi un’idea del potenziale impatto di queste soluzioni sulle casse delle famiglie.
TAGLIO IRPEF
Partiamo dalle indicazioni fornite dall’Istat sulla revisione della disciplina dell’imposta sul reddito delle persone fisiche. La manovra riduce di due punti percentuali l’aliquota prevista per lo scaglione di reddito tra 28mila e 50mila euro (portandola dal 35% al 33%), e introduce per i redditi sopra i 200mila euro una riduzione di 440 euro nella detrazione per le spese per oneri ad aliquota al 19% (escluse le spese sanitarie), le erogazioni liberali a favore di partiti politici e i premi di assicurazione per rischio eventi calamitosi.
Nel complesso, l’ente statistico stima che l’intervento coinvolgerebbe poco più di 14 milioni di contribuenti, con un beneficio annuo pari in media a circa 230 euro. Le famiglie beneficiarie sarebbero circa 11 milioni (44% delle famiglie residenti) e il beneficio medio di circa 276 euro (in ogni famiglia ci può essere più di un contribuente). Ordinando le famiglie in base al reddito disponibile equivalente e dividendole in cinque gruppi di uguale numerosità, viene fuori che oltre l’85% delle risorse sono destinate alle famiglie dei quinti più ricchi della distribuzione del reddito: sono infatti interessate dalla misura oltre il 90% delle famiglie del quinto più ricco e oltre due terzi di quelle del penultimo quinto. Il guadagno medio va dai 102 euro per le famiglie del primo quinto ai 411 delle famiglie dell’ultimo. Per tutte le classi di reddito il beneficio comporta una variazione inferiore all’1% sul reddito familiare.
Secondo Bankitalia, la riduzione della seconda aliquota dell’Irpef dal 35 al 33 per cento comporta un minore gettito di 3 miliardi all’anno. Ne beneficerebbero i contribuenti con reddito complessivo superiore a 28mila euro, in misura crescente fino a un massimo di 440 euro annui per redditi pari o superiori a 50mila euro. Per i redditi superiori a 200mila euro il vantaggio si potrebbe ridurre, fino ad annullarsi: è previsto il taglio di una serie di detrazioni per oneri, fino a concorrenza della riduzione di imposta dovuta alla minore aliquota.