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Mance nel turismo, la detassazione parte da 943 euro a lavoratore

L’analisi del Caf Acli sui modelli 730 fotografa i primi mesi di utilizzo dell’imposta sostitutiva al 5 per cento. La maggior parte dei lavoratori dichiara meno di 30mila euro

di Cristiano Dell'Oste e Valentina Melis

Turismo, ad agosto flussi in aumento ma pesa l'inflazione

3' di lettura

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Valgono in media 943 euro le mance “detassate” ricevute tramite i propri datori di lavoro dagli addetti impiegati nel turismo, compresi alberghi, bar e ristoranti. Lo rivela l’elaborazione del Caf Acli per Il Sole 24 Ore del Lunedì su 720mila modelli 730 di lavoratori dipendenti presentati quest’anno. È la prima istantanea dell’utilizzo della tassazione agevolata del 5% introdotta dalla legge di Bilancio 2023 (legge 197/2022, articolo 1, commi 58-62) sulle somme versate dai clienti.

Il prelievo del 5% riguarda le mance raccolte dal datore di lavoro – in contanti o con strumenti di pagamento elettronici – e poi riversate al lavoratore in busta paga. Il reddito da lavoro dipendente del beneficiario non deve aver superato 50mila euro nell’anno precedente e gli importi agevolati non devono superare il 25% del reddito percepito per le prestazioni di lavoro rese nel settore turistico-alberghiero e della ristorazione.

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L’USO DELL’AGEVOLAZIONE

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Il percorso dell’agevolazione

L’agevolazione è in vigore da gennaio 2023, mentre il codice tributo per la sostitutiva è stato istituito a marzo e le istruzioni delle Entrate sono state pubblicate a fine agosto (circolare 26/E/2023). Di fatto, dunque, la nuova norma ha meno di un anno di applicazione effettiva.

Le regioni che fanno registrare l’importo medio più alto delle mance detassate sono la Lombardia (1.569 euro annui) e la Liguria (1.082 euro). La stragrande maggioranza dei lavoratori che hanno fruito del bonus (88,2%) ha un reddito sotto 30mila euro annui.

Quanto alla platea dei beneficiari, fra le dichiarazioni analizzate dal Caf Acli, il rigo dedicato alle mance è compilato nello 0,33% dei modelli. L’incidenza aumenta in alcune aree: è del 2,14% a Bolzano, dello 0,55% in Liguria e dello 0,53% in Toscana. Va detto, però, che questa incidenza è calcolata sui lavoratori di tutti i settori. Rapportando la percentuale al totale dei dipendenti si arriva a circa 60mila beneficiari, che corrispondono al 3,3% degli 1,8 milioni di addetti censiti dall’Inps nei servizi di alloggio e di ristorazione. Tanti o pochi? Il tasso di utilizzo non sembra elevato. D’altra parte, per l’anno di debutto non è una cifra così bassa: dopotutto, la sostitutiva sui premi di produttività – rodata da molti anni – prima dell’abbassamento dell’aliquota dal 10 al 5% aveva un tasso di utilizzo di circa l’11 % dei lavoratori dipendenti.

Il punto di vista delle categorie

«La detassazione delle mance è una novità che ha bisogno di tempo per essere conosciuta dalle imprese e implementata», spiega Luciano Sbraga, direttore del centro studi e vicedirettore generale della Fipe, la federazione italiana pubblici esercizi. «Non tutti i Pos – aggiunge – sono stati adeguati per distinguere fra il pagamento del servizio e la mancia lasciata dal cliente. Questo è molto importante, per evitare che ci sia un disallineamento fra la ricevuta rilasciata al cliente e l’importo della transazione».

Secondo Alessandro Massimo Nucara, direttore generale di Federalberghi, «è ancora presto per giudicare la diffusione della detassazione delle mance: i primi otto mesi del 2023 – spiega – sono trascorsi nell’attesa della circolare delle Entrate. Poi c’è voluto del tempo per adeguare i software, formare le persone, informare i lavoratori. Auspichiamo che, con il passare del tempo, aumenti la diffusione di questa misura».

Per Maria Carmela Colaiacovo, presidente dell’Associazione italiana Confindustria alberghi (Aica), «la soluzione individuata dalla legge di Bilancio 2023 è interessante per imprese e lavoratori. Dopo una prima fase di rodaggio e dopo la circolare dell’agenzia delle Entrate, la misura sta prendendo piede, consentendo una gestione organica delle mance, come avviene già da tempo all’estero».

Un altro elemento da considerare è la necessità di una gestione concordata con i lavoratori. Se il datore deve fare da sostituto d’imposta e prelevare il 5%, occorre un accordo per la ripartizione delle somme fra gli addetti. Di sicuro la sostitutiva conviene: a fronte della media di 943 euro, i lavoratori hanno ricevuto un importo netto di 896 euro; con l’Irpef, chi ha un reddito tra 15mila e 30mila euro, avrebbe ricevuto 200-300 euro in meno (a seconda dello scaglione e delle aliquote delle addizionali).

C’è poi un apparente paradosso: una disposizione del Ccnl per i dipendenti dei pubblici esercizi, della ristorazione e del turismo, appena rinnovato, vieta la percezione delle mance (articolo 146), per evitare sollecitazioni ai clienti da parte del personale. Una norma che non è stata modificata con il rinnovo del contratto.

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