Mance nel turismo, la detassazione parte da 943 euro a lavoratore
L’analisi del Caf Acli sui modelli 730 fotografa i primi mesi di utilizzo dell’imposta sostitutiva al 5 per cento. La maggior parte dei lavoratori dichiara meno di 30mila euro
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Valgono in media 943 euro le mance “detassate” ricevute tramite i propri datori di lavoro dagli addetti impiegati nel turismo, compresi alberghi, bar e ristoranti. Lo rivela l’elaborazione del Caf Acli per Il Sole 24 Ore del Lunedì su 720mila modelli 730 di lavoratori dipendenti presentati quest’anno. È la prima istantanea dell’utilizzo della tassazione agevolata del 5% introdotta dalla legge di Bilancio 2023 (legge 197/2022, articolo 1, commi 58-62) sulle somme versate dai clienti.
Il prelievo del 5% riguarda le mance raccolte dal datore di lavoro – in contanti o con strumenti di pagamento elettronici – e poi riversate al lavoratore in busta paga. Il reddito da lavoro dipendente del beneficiario non deve aver superato 50mila euro nell’anno precedente e gli importi agevolati non devono superare il 25% del reddito percepito per le prestazioni di lavoro rese nel settore turistico-alberghiero e della ristorazione.
Il percorso dell’agevolazione
L’agevolazione è in vigore da gennaio 2023, mentre il codice tributo per la sostitutiva è stato istituito a marzo e le istruzioni delle Entrate sono state pubblicate a fine agosto (circolare 26/E/2023). Di fatto, dunque, la nuova norma ha meno di un anno di applicazione effettiva.
Le regioni che fanno registrare l’importo medio più alto delle mance detassate sono la Lombardia (1.569 euro annui) e la Liguria (1.082 euro). La stragrande maggioranza dei lavoratori che hanno fruito del bonus (88,2%) ha un reddito sotto 30mila euro annui.
Quanto alla platea dei beneficiari, fra le dichiarazioni analizzate dal Caf Acli, il rigo dedicato alle mance è compilato nello 0,33% dei modelli. L’incidenza aumenta in alcune aree: è del 2,14% a Bolzano, dello 0,55% in Liguria e dello 0,53% in Toscana. Va detto, però, che questa incidenza è calcolata sui lavoratori di tutti i settori. Rapportando la percentuale al totale dei dipendenti si arriva a circa 60mila beneficiari, che corrispondono al 3,3% degli 1,8 milioni di addetti censiti dall’Inps nei servizi di alloggio e di ristorazione. Tanti o pochi? Il tasso di utilizzo non sembra elevato. D’altra parte, per l’anno di debutto non è una cifra così bassa: dopotutto, la sostitutiva sui premi di produttività – rodata da molti anni – prima dell’abbassamento dell’aliquota dal 10 al 5% aveva un tasso di utilizzo di circa l’11 % dei lavoratori dipendenti.








