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Premi di produttività: beneficiari al 9,4% dei contribuenti, con un aumento medio di 194 euro

L'abbassamento dell'imposta sostitutiva al 5% ha portato a un aumento dei premi di produttività e dei beneficiari

di Cristiano Dell'Oste e Valentina Melis

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3' di lettura

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L’imposta sostitutiva ridotta al 5% spinge i premi di produttività, e l’effetto adesso si vede anche nelle dichiarazioni dei redditi. I dipendenti che hanno ricevuto un bonus dal proprio datore di lavoro sono passati in un anno dal 7,2% al 9,4% del totale dei contribuenti. Mentre l’importo medio del premio è cresciuto di circa 194 euro (da 1.167 a 1.362 euro). I dati emergono da un’analisi del Caf Acli su una platea di circa 1,1 milioni di modelli 730/2024 presentati fino al 12 luglio.

Si tratta della prima conferma – a livello di statistiche fiscali – di un trend anticipato dall’aumento degli accordi siglati a livello aziendale e territoriale per disciplinare gli incentivi. Al 15 luglio, infatti, i contratti aziendali e territoriali che prevedono obiettivi di produttività, redditività e qualità depositati al ministero del Lavoro e tuttora attivi erano 15.186, il 23,9% in più rispetto alla stessa data del 2023.

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La spinta ai premi di produttività deriva dall’abbassamento dal 10 al 5% dell’aliquota dell’imposta sostitutiva con cui sono tassate le somme versate ai lavoratori. La riduzione è scattata il 1° gennaio 2023 ed è stata confermata anche per quest’anno. Non è un caso che, secondo i dati delle Finanze, nei cinque anni precedenti il taglio dell’imposta il numero dei beneficiari sia sempre rimasto tutto sommato stabile tra 1,8 e 2,1 milioni di persone, così come l’ammontare dei premi.

I NUMERI

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La proiezione sul totale dei contribuenti

L’aumento registrato dal Caf Acli, proiettato sul totale dei contribuenti italiani, si tradurrebbe in circa 900mila beneficiari in più. Ma il dato a consuntivo sarà ragionevolmente più basso, perché la platea analizzata non è un campione statistico e anzi sovrarappresenta alcune delle regioni in cui i premi di produttività sono più usati, come la Lombardia e il Veneto. Basti pensare che nel 2022 – ultimo anno per cui sono disponibili i dati delle Finanze – il 56% dei beneficiari risulta concentrato in quattro regioni: Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte e Veneto. Peraltro, queste sono anche le regioni in testa per numero di contratti di produttività depositati al ministero del Lavoro.

Probabilmente anche le dichiarazioni dei redditi relative al 2024 – che saranno presentate tra un anno – confermeranno il trend in crescita dei contribuenti coinvolti dai premi di produttività: i contratti depositati al ministero sono aumentati costantemente da quando è stata dimezzata l’imposta sostitutiva, nel 2023. E anche nei primi mesi di quest’anno la crescita delle intese è sostenuta: tra gennaio e la prima metà di luglio sono stati depositati 7.703 contratti, 2.162 nel solo periodo 15 giugno-15 luglio.

Il futuro dell’imposta al 5%

L’incentivo fiscale ai contratti di produttività è stato potenziato dal Governo nel 2023 e nel 2024 per aumentare il potere d’acquisto dei lavoratori fiaccato dall’inflazione, oltre che per sostenere gli incrementi di produttività, la cui anemia è lo storico tallone d’Achille del sistema Italia. L’unico neo di questo intervento è che riguarda una platea ancora molto ristretta: i dipendenti sono 18,9 milioni.

La conferma della tassazione light al 5% per il 2025 è subordinata alla disponibilità delle risorse necessarie nella prossima legge di Bilancio. La ministra del Lavoro, Marina Elvira Calderone , è favorevole alla conferma dell’aliquota attuale, ma il nodo sarà sciolto con ogni probabilità in autunno.

Per avere un’idea dei costi, nel 2022 sono stati versati ai lavoratori dalle aziende premi di produttività per 2,7 miliardi di euro. Con l’imposta sostitutiva – all’epoca ancora al 10% – lo Stato ha incassato circa 270 milioni e ha rinunciato a 676 milioni di Irpef e addizionali, che sarebbero arrivati con la tassazione ordinaria. Quando si è trattato di ipotizzare l’ulteriore costo dell’abbassamento dell’imposta sostitutiva a carico del lavoratore dal 10 al 5%, la stima ufficiale è stata di 222 milioni di euro.

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